Al Teatro Bonci "La Serra"

Dal 15 al 18 gennaio il teatro Bonci di Cesena ospiterà la prima nazionale de "La serra". Harold Pinter scrisse "La serra" nel 1958 e tenne il testo in un cassetto per oltre venti anni. Data infatti 1980 l’anno in cui, fatte le opportune revisioni, Pinter decise di metterlo in scena. Da questa lunga gestazione nasce un testo molto particolare del repertorio pinteriano, in cui Pinter pare quasi aver deciso di applicare alla lettera il dettame di Beckett: “Non c'è nulla di più divertente dell'infelicità", frase che Nell pronuncia in Finale di partita.

Così 'La serra', pur affrontando una vicenda profondamente drammatica, ha nella comicità del linguaggio uno degli elementi costitutivi. Lo spettacolo rivela l'altra faccia della medaglia del rapporto fra chi comanda e chi ubbidisce, presentando l'ambiente di chi ha l'autorità per decidere e il disordine e la casuale anarchia che vi impera. Stupidi burocrati, inetti e spaventati, si nascondono dietro il loro ruolo impegnati soltanto in una guerra di successione per il potere, terrorizzati appunto dall'idea di perdere la loro piccola o grande rendita di posizione. Il testo si sviluppa tra la commedia surreale e il giallo, e il linguaggio di Pinter viviseziona i personaggi fino a chiarire inesorabilmente che il re è nudo, che dietro le oscure e cervellotiche manovre per il potere si celano solo piccoli uomini spaventati.

Pinter applica una figura tradizionale del repertorio ebraico-yiddish, l'inetto di professione, lo Schlemiel, a una figura di potere all'interno di una strana struttura semi-ospedaliera, ma usa questa figura al contrario della tradizione, non è più il sopraffatto, l'oppresso, ma è un potente, un dominatore che viene schiacciato dal sistema che lui stesso ha creato e imposto. È come se nel testo ci fosse un messaggio politico teso a dimostrare che dietro alla bramosia di potere non c'è niente, nessuna idea, nessuna visione, solo la vanità del singolo. È già un Pinter politico ma ancora un Pinter in cerca di una sua opinione sull'uomo e sull'esistenza, così vicino a Beckett da sembrarne erede, ma a differenza di Beckett, che non nutre alcuna fiducia nell'esistenza stessa, Pinter sembra esprimere una profonda sfiducia negli uomini e nelle azioni di cui sono, o meglio non sono, capaci.

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