Teatro, musica e parole a 73 anni dalla liberazione di Savignano

Teatro, musica e parole come linguaggio espressivo per celebrare una data importante per la città: a 73 anni da quel 14 ottobre che vide Savignano liberata dalla truppe Alleate la città ricorda quei momenti con un reading in musica, sabato alle 21 in sala Allende (corso Vendemini 18)."Non ti scordar di me. Per parlar d'amore e di speranza con le parole di soldati romagnoli in guerra" è infatti il titolo della lettura in musica proposta sul palco da Liana Mussoni, ideatrice, regista e voce narrante con Tiziano Paganelli (fisarmonica), Fabrizio Flisi (pianoforte) e Gioele Sindona (violino). I brani scelti sono tratti da "Verificato per censura - lettere e cartoline di soldati romagnoli nella Prima guerra mondiale", l'opera di raccolta e testimonianza civica di Giuseppe Bellosi e Marcello Savini, che, seppure legata a un periodo storico, vuole raccontare l'orrore universale di ogni guerra. 

“Uno spettacolo - lo descrive l'autrice - che ci porta indietro nel tempo e ci avvicina con delicatezza e ironia alle emozioni e ai sentimenti di giovani uomini che, dalla loro terra, dal lavoro nei campi, dalle veglie in famiglia attorno al fuoco, si sono trovati improvvisamente catapultati a centinaia di km, nell'inferno delle trincee. Unico modo per comunicare diviene la scrittura: uno stumento estraneo per loro, spesso mai maneggiato prima. Dalle lettere di questi soldati, seppur sgrammaticate e censurate, traspare la tragica vicenda umana e storica legata al primo conflitto mondiale, con donne, anziani e bambini che videro partire per il fronte i loro mariti per poi spesso non vederli più tornare. Ad esorcizzare la paura e a sollevare gli animi, come sempre, la musica e le canzoni che hanno accompagnato i soldati in questo loro lungo e disperato viaggio".

“Paure e speranze di questi soldati al fronte - concludono il sindaco Filippo Giovannini e l'assessore alla Cultura Maura Pazzaglia - sono le stesse di tutti coloro che in ogni epoca si sono trovati a dover fronteggiare in prima persona l'orrore e lo straniamento della guerra. La loro autenticità ci ricorda quanto siamo tutti vulnerabili: un monito a perseguire sempre obiettivi di pace, senza mai dimenticare le ferite che, nella storia, assurde ostilità hanno inferto alle nostre terre e alle nostre popolazioni”.
 

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