Paola Errani e Marco Palma presentano il loro studio sui “Graffiti Malatestiani”

Il primo è stato Francolino da Padova nel 1467, mentre uno degli ultimi ha lasciato solo un numero di cellulare. Sono tanti quelli che, in oltre cinque secoli e mezzo, hanno voluto lasciare traccia di sé nell’Aula del Nuti incidendo nomi, date, motti, disegni.  A segni hanno dedicato la loro attenzione Paola Errani, responsabile della Malatestiana antica e dei fondi storici, e Marco Palma, docente di paleografia dell’Università di Cassino. Dai loro studi è scaturito il saggio “ Graffiti Malatestiani. Storie di donne, uomini, muri e banchi (secoli XV – XXI)” (Viella editore, 2018), che presenteranno venerdì 20 aprile alle 17, nell’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana, nell’ambito della rassegna “Cantiere Malatestiano”, promosso dal Comitato scientifico della Biblioteca.

 “Siamo ben consci – spiegano i due autori nella premessa alla loro ricerca - che oggi scrivere sui muri è considerato una grave scorrettezza, un atto vandalico; ma in passato lo era meno e, soprattutto nel periodo iniziale della biblioteca, il contenitore non veniva considerato così ‘sacro’ come ai nostri giorni. Abbiamo trovato infatti testimonianze del primo secolo di vita della Malatestiana, anni nei quali essa venne considerata degna di visita e quindi di memoria, ma non era ancora ‘monumentalizzata’ come oggi”.

Insomma, non solo i manoscritti, ma anche pareti e plutei della libraria di Malatesta Novello possono essere letti, e offrire così una preziosa testimonianza sui visitatori e sugli studiosi che sono passati per la Biblioteca Malatestiana dal momento della sua apertura fino ai giorni nostri.

E’ stato compiuto un vero e proprio censimento dei graffiti presenti in Malatestiana, perlustrando  le parti accessibili di pareti e plutei, illuminandoli con luce radente, e utilizzando anche i calchi con le veline fatti all’inizio del Novecento dall’allora direttore Dazzi.

Molti gli elementi interessanti emersi dalla ricerca. Sulla parete di sinistra – come forse già molti sanno – compaiono i nomi di Malatesta Novello e Violante, anche se  è difficile pensare che si tratti delle loro firme: più probabile che sia l’omaggio di qualche visitatore. Meno noto, invece, il fatto che sul davanzale della sedicesima finestra di destra si trova incisa la firma "Lucretia b."

E di fronte ad essa, come osservano gli autori, è irresistibile la tentazione di collegare questo nome a alla figlia prediletta di Alessandro VI e sorella del Valentino. Anche perché sappiamo per certo che Lucrezia Borgia fece sosta a Cesena, provenendo da Rimini, il 24 gennaio 1502, vi trascorse la notte e ripartì il giorno dopo per Forlì.

L’ipotesi, già avanzata  negli anni Venti da Dazzi, sembra trovare una conferma paleografica attraverso il confronto con le lettere originali da lei scritte a Pietro Bembo nel 1502-1503.

E queste sono soltanto alcune delle storie nascoste dietro ai “Graffiti Malatestiani”.

L’iniziativa è stata inserita dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo nel calendario

degli eventi dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018.

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