Museo Italiano della Ghisa, Longiano rinnova la convenzione con la Fondazione Neri

Il Museo Italiano della Ghisa appartiene alla rete dei musei di Longiano e osserva lo stesso calendario di apertura (pomeriggio di sabato, domenica e giorni festivi)

Dal 1998 la chiesa di Santa Maria delle Lacrime nel centro di Longiano è concessa in comodato gratuito alla Fondazione Neri perché vi allestisca il Museo Italiano della Ghisa. In questi giorni la Convenzione tra il Comune di Longiano e la Fondazione Neri è stata rinnovata per altri dieci anni. Il Museo Italiano della Ghisa è unico in Italia, e anche in Europa, perché non esistono altre raccolte così consistenti dedicate all’arredo urbano.

Esistono sezioni di metallurgia all’interno di musei anche molto importanti (basti citare il Victoria and Albert Museum di Londra) ma nessuna espone pali tanto originali e ricchi di decori. E perché proprio la ghisa? Perché l’epoca in cui questo metallo è stato ampiamente utilizzato ha coinciso con la nascita della città moderna, effetto del trasferimento in massa dalle campagne alla città,  ha coinciso con la meccanizzazione e con la creazione di una rete di trasporti, insomma con la rivoluzione industriale.

Il Museo Italiano della Ghisa appartiene alla rete dei musei di Longiano e osserva lo stesso calendario di apertura (pomeriggio di sabato, domenica e giorni festivi). Nel 2014 i visitatori sono stati circa 5000, con punte decisamente più alte durante la Longiano dei Presepi, manifestazione organizzata dal Comune tra dicembre e gennaio (circa 1600-1700 passaggi al Museo della ghisa che ogni anno allestisce un presepe all’interno o all’esterno). Per la Fondazione è molto importante godere di un’esposizione in un centro molto apprezzato e frequentato dai turisti e usufruire delle iniziative messe a punto dall’Amministrazione. A sua volta il Comune può annoverare tra i suoi gioielli un museo che non manca di originalità e che si collega all’attività di un’azienda che opera sul territorio e contribuisce a portare il nome di Longiano nel mondo. Molti dei pezzi esposti richiamano la storia delle città in cui erano istallati, più che storia è cronaca, quei fatti quotidiani cui si legano le vite di tante persone.

"Rinnovare la Convenzione - esordisce  la direttrice del museo Raffaella Bassi - oltre a tenere saldo il circuito della “Longiano dei musei” percorso apprezzatissimo dai tanti turisti che vengono in visita nel nostro borgo  significa rinnovare l’impegno a realizzare sempre meglio la mission del museo: portare a tutti la cultura anche attraverso oggetti che sembrano essere poco importanti. Gli elementi di cui stiamo parlando sono nati con uno scopo pratico ben preciso: illuminare, fornire acqua, dare alle persone la possibilità di sedersi. iononostante sono portatori di valori che oggi possiamo riconoscere anche se quegli stessi oggetti non si trovano più nelle loro sedi originarie e non svolgono più la loro funzione ma sono visibili in un museo. Possiamo riconoscere le loro qualità estetiche, cercare di capire perché nella progettazione si andava oltre lo stretto necessario, definirne la datazione in base allo stile di cui sono espressione, interpretare i simboli contenuti di volta in volta nelle figure vegetali, animali o umane. Ma soprattutto dobbiamo vederli come espressione del lavoro, un lavoro spesso molto duro in assenza della tecnologia di cui l’uomo può godere oggi".

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