Appuntamento con “I suoni dello Spirito” dedicato a “Teofilo Folengo e l’Antirinascimento”

Venerdì, alle ore 21, nella cornice del Chiostro di San Francesco, il secondo appuntamento della rassegna “I suoni dello Spirito” sarà dedicato a “Teofilo Folengo e l’Antirinascimento”. 

Monaco benedettino, Folengo nel 1517 visse al Monastero del Monte di Cesena: in quello stesso anno stava scrivendo il suo primo capolavoro, le Maccheronee, opera originalissima in cui la lingua latina viene mescolata con l'italiano e i dialetti.  “Testimone acuto del suo tempo, visse drammaticamente la crisi spirituale del XVI secolo, fra cattolicesimo e luteranesimo – spiega il direttore artistico Paolo Turroni - L'esperienza biografica e artistica del monaco, che scelse numerosi pseudonimi durante la sua carriera, il più famoso dei quali è Merlin Cocai, racconta con chiarezza un mondo sospeso fra Medioevo e Rinascimento. Nato nel 1491 a Mantova, morto a Campese nel 1544, scelse una via poetica molto particolare, quella del latino maccheronico, una lingua ibrida, in cui alla grammatica latina si mischiava il lessico mantovano (e non solo), un caos primordiale che contrasta con tutte le regole di “bello scrivere” del tempo. Uno scrittore anarchico, che dà forma al Baldus, ampio poema (poco più breve della Commedia dantesca) in cui vengono narrate le avventure e le burle di Baldo, fra la campagna mantovana e il mondo della fantasia. Leggere Folengo permette di ragionare anche sulla nostra lingua, l'italiano, su come si è formato, su come si è trasformato nel corso dei secoli, e quali strade abbia preso durante questo lungo periodo. Oltre al tema del cibo che si ricollega al tema portante dell'Expo milanese, è infatti il tema del linguaggio a fare da filo rosso fra Teofilo Folengo e gli altri autori che saranno letti durante la serata. Il titolo di “Antirinascimento” è infatti una definizione moderna, che accomuna vari scrittori che scelsero strade diverse da quelle della classicità. Fra i tanti, ne ricorderemo due: Angelo Beolco detto Ruzante (1496 – 1542), che si servì del pavano per i suoi testi teatrali, e Pier Francesco da Faenza, sconosciuto autore della Commedia nuova, in cui un contadino, che si esprime nel dialetto romagnolo, mette in riga persino gli dèi dell'Olimpo per punire Amore di tutte le sofferenze umane da lui causate”. 

Accanto a Paolo Turroni, in scena ci saranno anche  Loris Canducci e Sabrina Guidi. Ad accompagnare la serata ci sarà il Duo Auzir, formato da Fabio Briganti e Marie Rascoussier, esperti di musica antica, con una selezione di musiche medievali perfettamente intonate ai testi recitati. Nata nel 2004 per volontà della Società “Amici del Monte”, la rassegna è giunta al dodicesimo anno di vita, grazie alla fattiva collaborazione dell'Amministrazione comunale di Cesena. 

Ingresso libero.  In caso di maltempo lo spettacolo si svolgerà presso la sala conferenze del Palazzo del Ridotto. 
 

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