Martedì, 23 Luglio 2024
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La Romagna processa Artusi: assolto con formula piena. "La sua cucina è moderna"

Ancora una volta la Romagna ha risposto alla grande all’evento promosso da Sammauroindustria nella Torre Pascoliana (700 persone), e ancora una volta la Romagna non ha voltato le spalle a uno dei suoi simboli.

La cucina di Pellegrino Artusi è ancora moderna. Questo il verdetto a larghissima maggioranza (288 voti a favore, 76 contrari) letto dal presidente del tribunale, Gianfranco Miro Gori, al termine del Processo alla cucina artusiana. Ancora una volta la Romagna ha risposto alla grande all’evento promosso da Sammauroindustria nella Torre Pascoliana (700 persone), e ancora una volta la Romagna non ha voltato le spalle a uno dei suoi simboli.

Merito anche del difensore Piero Meldini che poco prima del voto ha fatto appello alle radici territoriali dell’Artusi: “Non posso credere che la Romagna condanni uno dei suoi personaggi più illustri. Condannarlo significa punire i cappelletti, i passatelli e le tagliatelle. Insomma, decenni di cucina”. La risposta del pubblico non ha lasciato dubbi di sorta.

Ma se il voto non ha ammesso discussioni, di tutt’altro avviso è stato il dibattito, aperto dall’arringa dello chef Silverio Cineri che ha puntato il dito contro il gastronomo reo di “avere adattato le ricette al suo gusto. Artusi era un gourmet non un cuoco: ha scritto il suo Manuale quando aveva 70 anni e non aveva più denti e quindi non aveva il gusto dei sapori. Era già sorpassato negli anni in cui uscì, figuriamoci oggi dove sta bene giusto nelle biblioteche”.

Ancora più pepata l’accusa del giornalista Alfredo Antonaros: “il Manuale dimentica la cultura popolare, Artusi non ama il mondo contadino. Così come Artusi non ama la modernità. Il suo libro esce nel 1891, anno di grandi eventi in Italia e nel mondo, vissuti da lui con distacco e con l’unica preoccupazione rappresentata dalla sorbettiera”, ha detto con ironia. Infine l’affondo: “Artusi dimentica il vino: com’è possibile che un volume con 790 ricette citi solo una decina di vini, in anni nei quali l’enologia era in pieno rigoglio nella sua Toscana e in Piemonte? Questo è il vero peccato capitale dell’Artusi”.

A ribattere prima lo chef Alberto Faccani. “Mettere in discussione l’attualità di Artusi significa mettere in discussione la radici culturali dell’intera cucina italiana. Il gastronomo di Forlimpopoli ha raccolto le ricette della nostra tradizione e le ha codificate in un volume ancora oggi attualissimo. Un volume, si badi bene, che non è una semplice elencazione di ricette, bensì qualcosa di più: anche un trattato letterario per il linguaggio che utilizza, finanche un percorso di vita”.

Infine Piero Meldini, secondo il quale “Artusi è attuale per la sua idea di cucina, che non è affatto, come molti credono, una cucina di campanile, esclusivamente legata alla tradizione romagnola, ma è invece una cucina eclettica, aperta all’Italia e al mondo. Il suo Manuale è come un moderno blog di oggi, si nutre di un costante dialogo con i suoi lettori. Non solo, almeno il 70 per cento delle sue ricette sono ancora attuali. Per queste ragioni Artusi non può che essere considerato moderno”.

Al termine la conta, con la vittoria schiacciante della “modernità” di Artusi.

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