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Ivano Marescotti racconta Dante: "Affido agli spettatori il piacere di ascoltare una vera e propria musica"

Gli spettacoli di Marescotti dedicati al sommo poeta, che in questi mesi il pubblico potrà vedere, sono diversi: a Montalto sbarca “Dante, un pataca”.

E' il protagonista del primo appuntamento di due cartelloni che si intrecciano, 'Plautus Festival' e 'Dante Trail', che scelgono una location molto suggestiva, la Badia di Montalto a Sarsina, che il pubblico potrà raggiungere solo a piedi. Ivano Marescotti porterà una delle sue interpretazioni di Dante nell'alta Valle del Savio, il 9 luglio. Cesenatoday.it lo ha intervistato.

Gli spettacoli di Marescotti dedicati al sommo poeta, che in questi mesi il pubblico potrà vedere, sono diversi: a Montalto sbarca “Dante, un pataca”.

Come è nato questo spettacolo?

E' nato a teatro parecchi anni fa ormai, forse 20, ha girato molto, anche in vhs, da tempo non lo faccio più come spettacolo teatrale, ma ormai è diventato un classico ed oggi lo propongo in forma di reading, lettura interpretativa, in dialetto romagnolo. Non so se tutti gli spettatori capiscano bene il dialetto, ma non è necessario comprendere tutto, basta cogliere lo stato d'animo del personaggio, in questa lingua che è fascinosa. Parafrasando i primi 6 canti della Divina commedia, sono poi finito anche in Purgatorio e Paradiso, con questo Dante, pataca, personaggio di Villanova di Bagnacavallo, che racconta il suo viaggio. Ho voluto interpretare in maniera umoristica e comica, dove possibile, il testo originale di Dante, con il dialetto romagnolo. A volte, però, ai risvolti umoristici si accostano quelli drammatici, anche nel dialetto.

Un rapporto interessante tra il dialetto romagnolo e la lingua di Alighieri.

E' l'unione tra l'alta, che più alta non si può, poesia di Dante, e il basso, che più basso non si può, dialetto tradizionale romagnolo. Anche se non dobbiamo dimenticare che il nostro dialetto nell'ultimo secolo è stato la lingua di alcuni dei più grandi poeti, come Raffello Baldini, poeta e scrittore santarcangiolese.

Come è stato ritornare a calcare un palco dopo il lungo periodo di stop dovuto alla pandemia?

Anno scorso c'è stata una lieve apertura d'estate, durante la quale ho fatto 3 o 4 spettacoli serali, poi più nulla. Quest'anno tra giugno e settembre ho più di 40 appuntamenti. E' stato emozionante tornare, all'inizio la gente era poca, molto distante, ma pian piano è aumentata. Ho fatto il pieno in uno dei miei spettacoli anche in contemporanea con la partita dell'Italia.

In questo periodo estivo stiamo assistendo ad una vera e propria 'esplosione' di eventi e spettacoli, crede che il modo di vivere la cultura e lo spettacolo sia cambiato?

Per me di sicuro, per noi attori , dopo due anni totalmente bloccati, adesso è il momento di tenere duro cercando di affratellarci socialmente: il teatro aiuta in questo ed anche Dante.

E il pubblico come reagisce?

Anche negli spettacoli dove leggo un canto con un commentatore che lo spiega, una sorta di vera e propria lezione, alla quale temevo venissero in pochi, era strapieno. Le persone sono attirate da questa grande possibilità che Dante offre di fare spettacolo e cultura. Spiego nei miei spettacoli perchè è considerato il padre della nostra lingua: si capisce tutto quello che dice. La lingua Dante è quella noi usiamo oggi al 90%. Nelle mie serate non devo spiegare i canti della Divina Commedia, li interpreto, affido alla gente il piacere di ascoltare quella che è una vera e propria musica.

Sta girando un film, ce ne parla?

Si intitola “Criminali si diverta”, è stato girato nelle Marche, per la regia di Luca Trovellesi Cesana e Alessandro Tarabelli, scritto da Giorgio Vignali. Uscirà ad ottobre presumibilmente.

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