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"Fa niente è una cosa che mi ripeto quando divento ossessivo con le cose": intervista a Giorgio Poi

L'artista di Bomba Dischi si esibirà sabato 25 febbraio al Sidro Club di Savignano

Chiunque non abbia vissuto lontano dall'Italia nell'ultimo anno avrà sentito parlare almeno una volta di Calcutta, l'artista di Latina che ha fatto impazzire l'intera penisola con i suoi tormentoni un po' pop, un po' hipster, primo su tutti il brano "Che cosa mi manchi a fare" (quasi 5 milioni di visualizzazioni su Youtube). Calcutta è stato portato alla luce da Bomba Dischi, etichetta romana che ha da pochissimo prodotto l'album di un altro artista, ancora non molto conosciuto: Giorgio Poi.

Al Sidro Club di Savignano un concerto di Giorgio Poi Eventi a Cesena
Nato a Novara ma romano di adozione, Giorgio si trasferisce a Londra a 20 anni, dove si diploma in chitarra jazz alla Guildhall school of Music and Drama. Nel frattempo dà vita al gruppo "Vadoinmessico", con cui pubblica l'album "Archaeology Of The Future" che li lancia in un tour che tocca tutta l’Europa e anche gli Stati Uniti. Dal 2013 Giorgio vive tra Londra e Berlino, guardando all' Italia da lontano e subendo il fascino di cui la distanza la impreziosisce.

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A febbraio ha pubblicato "Fa Niente", il suo primo album in italiano che sabato 25 febbraio presenterà al pubblico del Sidro Club di Savignano. Lo abbiamo incontrato per fargli qualche domanda.

Iniziamo dal titolo: come mai il tuo nuovo album (il primo in italiano) si chiama "Fa niente"?
Fa niente è qualcosa che io dico a me stesso quando do troppa importanza a certe cose che mi capitano. È un modo per lasciarsi andare, ogni tanto bisogna che me lo ricordi.

Come sono nate le canzoni dell'album?
Le canzoni sono nate a Berlino, in quello che non definirei propriamente uno "studio", è più una stanzetta. Parto sempre dalla musica, faccio l'arrangiamento, do molto peso alla melodia della voce ma inizialmente inserisco parole a caso. Come ultima cosa concludo il testo, partendo spesso proprio da quelle parole a caso che a volte possono anche restare uguali, altre volte invece mi discosto molto dal testo iniziale.

Le tue canzoni parlano di un amore "semplice", di cose tipo spazzolini e dentifrici. Sono cose che vivi nella tua quotidianità?
Sì, convivo con una persona e inconsciamente prendo senza dubbio spunto dalla realtà, anche se inizialmente do la precedenza al suono rispetto alle parole.

Mi ha colpito molto una frase del brano "Paracadute": "I sogni degli altri, che noia mortale doverli ascoltare, i miei non li racconto mai, che il paracadute è un mezzo sicuro per sorvolare il futuro". Ci sveli quali sono i tuoi sogni per il futuro?
Eh, che domanda difficile... Non so se raccontarli! (ride) In realtà non lo so, non sono un frequentatore dei miei sogni. Mi piacerebbe tornare a vivere in Italia, ma non so se questo possa essere considerato un sogno.

Preferisci scrivere e cantare in italiano o in inglese?
Al momento mi viene più facile e mi diverte di più scrivere in italiano. Quando ho iniziato, dopo tanti anni passati a scrivere e cantare in inglese, non ero sicuro che ci sarei riuscito, che sarei stato in grado di farlo. In realtà è stato un processo molto naturale.

Un artista italiano con cui ti piacerebbe collaborare?
Forse Lucio Corsi, ho sentito il suo disco che è uscito da poco ed è molto bello.

E uno straniero?
Gli Unknown Mortal Orchestra, è un gruppo neozelandese fighissimo!
 

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