La scultura poliedrica e informale di Leoncillo Leonardi

E’ dedicata allo scultore Leoncillo Leonardi, e a “La via italiana all’informale” la conferenza che il professore Renzo Golinucci tiene mercoledì 6 marzo alle 17.00 nell’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana. L’appuntamento rientra nel ciclo di incontri dedicati all’arte dal dopoguerra agli anni ‘60, curato dall’Associazione Amici dell’Arte di Cesena.

Scultore e ceramista, Leoncillo Leonardi (Spoleto 1915- Roma 1968) viene ricordato come artista originale, poliedrico, avveniristico. Appassionato di scultura e disegno fin da giovanissimo, nel 1936 si trasferì nella Capitale, dove trasse profonda ispirazione dal contatto con quella che fu definita la scuola romana. Fu profondamente segnato dall’esperienza della guerra, che influenzò sia il suo impegno politico (da convinto antifascista combatte a fianco dei partigiani), sia la sua produzione artistica, riprendendo  i linguaggi europei del postcubismo e di Picasso. In questo periodo, da artista militante, le sue opere rispecchiano temi sociali, rappresentando la silenziosa dignità degli umili: è il caso di “Dattilografa” e di “I minatori”.

Nel 1956, una profonda crisi ideologica, si dimette dal Partito comunista e inizia  una revisione del suo lavoro dell’ultimo decennio. Abbandonerà il cubismo per inventare la “via italiana all’informale”, una corrente stilistica in cui le sculture sono caratterizzate da colate di ceramica nei colori primari del bianco, del rosso e del nero per creare tagli netti o solchi. Anche la natura è protagonista delle sue opere, tra alberi folgorati, sconvolgimenti tettonici, ma anche corpi martoriati, crocifissi e mutilati.

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