Economia

Zootecnia, Cia: "Da tempo si investe per la sostenibilità. Pronti alla transizione verde"

"La zootecnia è ancora sotto attacco. Nonostante sia un settore strategico per l’economia e sebbene abbia compiuto enormi passi avanti sulla strada della sostenibilità"

"La zootecnia è ancora sotto attacco. Nonostante sia un settore strategico per l’economia e sebbene abbia compiuto enormi passi avanti sulla strada della sostenibilità, arrivando a pesare il 5,2% sul totale delle emissioni di CO2 che si riversano sull’ambiente, deve ancora difendersi da visioni allarmistiche e messaggi fuorvianti non suffragati dai dati, che incidono negativamente sulla filiera e sui consumatori". E' quanto afferma Cia Romagna.

"Gli allevatori, invece, sono pronti a cogliere la sfida del Green Deal europeo: chiedono solo strumenti e risorse adeguate per affrontare la transizione verde puntando su innovazione, ricerca e nuove tecnologie, con l’obiettivo di impattare sempre meno sul clima, ma tutelando al contempo competitività, reddito e qualità. Questo il messaggio chiave lanciato da Cia-Agricoltori Italiani nel corso del seminario online “Allevamenti bovini e transizione ecologica”.

“L’obiettivo è quello di continuare a migliorare la qualità e la sostenibilità degli allevamenti grazie alle nuove tecnologie, ma con una visione dell’agricoltura che tutela l’ambiente senza penalizzare la produzione”, afferma Danilo Misirocchi, presidente di Cia - Agricoltori Italiani Romagna. Per Cia è necessario identificare gli strumenti finanziari adeguati per sostenere economicamente gli allevatori che avranno bisogno di nuovi investimenti, sia strutturali che tecnologici, ad esempio per una migliore gestione e valorizzazione dei reflui zootecnici, così come per la produzione di energie rinnovabili. Potrebbe risultare molto efficace, secondo Cia, l’adozione di incentivi e premialità agli allevatori per il sostegno agli investimenti nel settore, nell’ambito dei piani dello sviluppo rurale e della nuova Pac".

"Dall’Annata Agraria 2020 di Cia Romagna emerge che la Romagna concentra la maggior parte degli allevamenti avicoli dell'Emilia-Romagna, che è terza a livello nazionale, e si distingue in particolare per le galline ovaiole. L’avicoltura romagnola è tra le più avanzate a livello tecnologico con allevamenti sempre più all’avanguardia che utilizzano ad esempio centraline che governano temperatura, umidità e percentuale di ammoniaca all’interno delle strutture, per garantire che questi ed altri parametri siano sempre ottimali per l’animale, con un sempre minor utilizzo di risorse e una maggiore qualità del prodotto finale. Si ha una sostanziale stabilità del numero di allevamenti avicoli e bovini in Romagna. Nel corso degli anni nella nostra regione sono incrementate le imprese agricole biologiche dedite anche all’allevamento di almeno una specie animale con il metodo biologico (1 su 6). Attualmente l’allevamento biologico più importante è quello del bovino da carne, soprattutto nella provincia di Forlì-Cesena. I capi ovicaprini allevati sono molto diminuiti in tutte nelle tre province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini) rispetto al 2019 (-22,3%). Per quanto riguarda i suini si è registrato un aumento dei capi allevati nella provincia di Rimini".

I numeri del settore

Si tratta di un comparto fondamentale, che lavora da anni sulla riduzione del suo impatto ambientale. Dal 1970 a oggi la quantità di metano immessa nell’atmosfera e derivante dagli allevamenti è scesa del 40%. Tanti sono gli elementi che hanno concorso negli anni a rendere la zootecnia sempre più sostenibile: dalla gestione degli allevamenti basata sul benessere animale alla riduzione dell’uso di antibiotici; dai programmi di selezione genetica, con le nuove possibilità offerte dalla genomica, all’alimentazione su misura e “di precisione”. Sempre per limitare l’impatto ambientale, la zootecnia sta adottando il modello di economia circolare: dal campo al foraggio, dal foraggio all’alimentazione, dalle deiezioni animali ancora al campo, oppure alla produzione di energia tramite impianti di biogas.

Le produzioni animali, con un fatturato di 40 miliardi di euro e 270 mila imprese coinvolte a livello nazionale tra produzione e trasformazione, rappresentano quasi la metà del valore dell’agroalimentare italiano.  Il solo settore della carne (bovina, suina e avicola) genera un giro d’affari di circa 30 miliardi di euro (10 miliardi alla produzione e 20 nell’industria di trasformazione), che arriva a 40 miliardi includendo latte e uova. In particolare, la carne bovina costituisce in valore il 44% e in volume il 33% dell’intero comparto. Oggi ci sono circa 140 mila aziende italiane specializzate nell’allevamento bovino, che danno occupazione a più di 150 mila persone e presidiano il 40% del territorio rurale, contrastando lo spopolamento e il degrado delle aree interne e custodendo tradizioni culturali e gastronomiche conosciute in tutto il mondo.

Attualmente, secondo la FAO, il comparto zootecnico a livello mondiale pesa per circa il 14% sul totale delle emissioni di CO2 equivalenti. Dati che si abbassano ancora se si considera solo l’Europa, dove l’incidenza degli allevamenti sulle emissioni complessive si colloca tra il 7% e il 10%. Ancora meglio fa l’Italia, dove le emissioni di CO2 della zootecnia rappresentano il 5,2% del totale, di cui meno del 4% imputabile alle filiere delle carni.

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