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Valle del Savio, Confesercenti attacca il nuovo Dpcm: "E' ingiusto e inaccettabile"

"Ora - prosegue Ambrogetti - con il provvedimento del 24 ottobre, dobbiamo chiudere alle 18, e questo vuol dire per moltissime attività non aprire per niente e per molte altre, nella migliore delle ipotesi, ridurre almeno del 50% i ricavi"

"Il nuovo Dpcm ci è arrivato addosso come una doccia fredda". E' quanto afferma il presidente Confesercenti dell’Alta Valle del Savio, Pasquale Ambrogetti, evidenziando come "ancora una volta colpisce quasi esclusivamente le attività di ristorazione, i bar, i pub. Abbiamo accettato consapevolmente la chiusura nella scorsa primavera; abbiamo investito nelle nostre attività per adeguarci ai protocolli imposti; abbiamo accettato la riduzione dei posti disponibili nei nostri locali ; abbiamo  registrato i numeri telefonici per il tracciamento; abbiamo fatto le verifiche per i cosiddetti “congiunti “ ; abbiamo ulteriormente ridotto i posti per adeguarci al numero massimo di 6 persone a tavolo ma tutto ciò non è bastato".

"Ora - prosegue Ambrogetti - con il provvedimento del 24 ottobre, dobbiamo chiudere alle 18, e questo vuol dire per moltissime attività non aprire per niente e per molte altre, nella migliore delle ipotesi, ridurre almeno del 50% i ricavi. Siamo consapevoli della situazione epidemiologica ma come ristoratori siamo enormemente amareggiati. Infatti, con quest’ ultimo provvedimento ci sentiamo accusati di essere i maggiori responsabili della diffusione, assieme ai teatri, cinema e palestre, quando sappiamo benissimo che non è così".

"Il mese di ottobre – spiega il presidente Confesercenti Alto Savio - per il nostro appennino è un momento importantissimo per l’economia, un momento che consente ai nostri operatori del settore di recuperare risorse economiche fondamentali nel bilancio annuale. È anche un momento molto importante per l’occupazione e occasione di lavoro per tutti i nostri concittadini. Questa chiusura forzata stabilita con l’ultimo Dpcm va a colpire un’economia già sofferente dopo il lock-down della scorsa primavera e che a fatica stava provando a ripartire. I ristoratori sono esasperati da questa situazione sia per la loro attività che per i loro collaboratori e dipendenti; sono dispiaciuti perché non sono state ascoltate le proposte delle Associazioni, delle Amministrazioni Comunali e delle Regioni e perché non comprendono queste decisioni prive di coordinamento e programmazione. Le istituzioni hanno perso almeno tre mesi, nei quali potevano essere fatti investimenti ben più incisivi e risolutivi per contenere la pandemia".

"È molto probabile - conclude Ambrogetti - come sta già succedendo in diverse città, che tutto questo sfoci in proteste di piazza diffuse in tutto il Paese. Il ristoro promesso dal Presidente del Consiglio non sarà sufficiente a rimediare a questa situazione e i danni causati all’occupazione saranno molto più estesi e profondi di quello che viene ad oggi calcolato".
 

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