Trenta aziende salvate dai lavoratori: quando i dipendenti diventano i proprietari

Al funzionamento e alle opportunità che offrono i workers buyout - strumenti per salvare imprese in difficoltà garantendo l'occupazione e buone basi di sviluppo - è stato dedicato il convengo "Da dipendenti a proprietari - Gli strumenti cooperativi per la risoluzione delle crisi aziendali" promosso giovedì pomeriggio nella sala convegni dell'Orogel da Confcooperative Forlì-Cesena

Una trentina i casi in provincia di Forlì-Cesena negli ultimi anni. Aziende dove i lavoratori, dopo una fase di difficoltà, hanno rilevato l'impresa costituendo una cooperativa. I cosiddetti workers buyout sono una realtà ormai consolidata anche nel nostro territorio: grazie agli strumenti offerti dal sistema cooperativo in questi anni molti dipendenti sono diventati imprenditori gettando il cuore oltre l'ostacolo e compiendo questo percorso.

Al funzionamento e alle opportunità che offrono i workers buyout - strumenti per salvare imprese in difficoltà garantendo l'occupazione e buone basi di sviluppo - è stato dedicato il convengo “Da dipendenti a proprietari – Gli strumenti cooperativi per la risoluzione delle crisi aziendali” promosso giovedì pomeriggio nella sala convegni dell'Orogel da Confcooperative Forlì-Cesena. Il convegno, moderato dal giornalista di ItaliaOggi Giovanni Bucchi, è stato seguito da un'attenta platea, formata da diversi interlocutori interessati ad approfondire l'applicazione di questo strumento. Erano presenti amministratori pubblici, tra gli altri gli assessori al lavoro dei Comuni di Cesena e Forlì Tommaso Dionigi e Lubiano Montaguti, che nel loro intervento hanno rilevato l'importanza di approcciare una crisi aziendale in questo modo costruttivo. In sala c'erano anche rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil - nel dare avvio a un buyout è fondamentale avere l'accordo con le parti sociali - e poi Francesco Maccione (direttore Emilia Romagna Cooperfidi Italia), Gianluca Mingozzi (funzionario credito Confcooperative Emilia Romagna) oltre a rappresentanti del mondo del credito (tra gli altri Banca di Cesena e Unicredit), delle imprese e cooperatori.

“Non possiamo continuare a parlare di crisi, ormai ci troviamo davanti a una nuova economia e con questa nuova situazione dobbiamo misurarci”, è stata la premessa di Mirco Coriaci, direttore di Confcooperative Forlì-Cesena. “Il vero grande patrimonio delle aziende è l'esperienza che maturano e le professionalità che sviluppano: noi mettiamo in campo tutte le nostre competenze e gli strumenti della cooperazione per chi vuole costruire un suo business anche partendo da situazioni difficili”. A tal proposito Bruno Piraccini, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena e amministratore delegato di Orogel, ha ricordato come la cooperazione sia “uno strumento interessante per le aziende in difficoltà: la forza lavoro attraverso i workers buyout può salvaguardare un'esperienza e creare ricchezza e sviluppo. La cooperazione - ha sottolineato Piraccini - non è solo uno strumento societario, ma è anche un modo di vedere le cose, indica una strada per affrontare il mercato. Chi, come me, ha operato in questo campo si porta dietro certi valori e trasmette la sua sensibilità all'esterno. E le cose positive contagiano l'economia: se in Romagna abbiamo una situazione meno pesante dal punto di vista occupazionale rispetto ad altri territori è dovuto anche alla presenza della cooperazione”.

Il presidente della Fondazione ha ricordato la nascita di Sir (Sviluppo imprese Romagna spa), una società pronta ad entrare nel capitale sociale di aziende giovani - o di piccole realtà che vogliono ampliarsi - come socio di minoranza rafforzando così il capitale di rischio. I workers buyout stanno prendendo sempre più piede, come ha confermato Alessandro Viola, responsabile Istruttoria e sviluppo di Cfi (società cooperativa partecipata dal Ministero dello Sviluppo economico). Viola ha spiegato quali sono le condizioni ottimali perché queste operazioni possano avere successo, le tempistiche per attivare i buyout, come si forma il capitale sociale delle nuove cooperative e come Cfi interviene con risorse proprie. Delle esperienze locali, invece, ha parlato Pierpaolo Baroni funzionario di Confcooperative Forlì-Cesena. “Abbiamo una trentina di casi sul territorio, tutti diversi, afferenti a vari settori”, ha spiegato il funzionario dell'associazione. “Queste realtà stanno incrementando la forza lavoro: in alcuni casi, nell'arco di poco tempo, l'occupazione è stata quintuplicata. Le prime esperienze di workers buyout nel nostro territorio erano una sorta di ultima spiaggia, con lavoratori alla fine dei percorsi di cassa integrazione. Abbiamo capito che è meglio arrivare prima e così il modus operandi è cambiato: da narratori della cooperazione siamo entrati nelle vere strategie per la ricostituzione del gruppo: leadership, business, governance, risorse necessarie per la ripresa, aspettative, piano industriale... Queste sono le basi per costruire un percorso di salvataggio che abbia successo. E i risultati ottenuti  - ha concluso Baroni - sono soddisfacenti”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Il tir va troppo piano e insospettisce la polizia stradale, multato "furbetto" del cronotachigrafo

  • E45, in 5 in auto multati dalla Polizia stradale. 26 sanzioni anche per gli amici che arrivano in caserma

  • Ondata di furti nella notte, l'intera frazione sotto choc: sottosopra una decina di case

  • Emilia Romagna a rischio zona rossa automatica, Bonaccini frena: "Quel limite non passerà"

  • Il Covid continua ad uccidere nel Cesenate: 5 morti e 132 nuovi contagi

  • Disobbedienza civile dei ristoranti, apertura nonostante il blocco: anche a Cesena la protesta

Torna su
CesenaToday è in caricamento