Tra i 15 ed i 24 anni il 20% è disoccupato. "Nel 2019 la crescità rallenterà"

Le elaborazioni di Unioncamere Emilia-Romagna, su dati Istat delle Forze di lavoro relative al secondo trimestre 2018, rilevano per la provincia di Forlì-Cesena un tasso di attività (71,5%) inferiore al dato regionale (73,8%) ma superiore alla media nazionale (65,7%)

Secondo i dati dell’Osservatorio economico camerale, elaborati dall’Ufficio Statistica e Studi, il sistema produttivo di riferimento della Camera della Romagna - Forlì-Cesena e Rimini, nonostante la complessità dello scenario e il moltiplicarsi delle aree di incertezza, nel 2018, pur con aree di criticità, ha confermato per alcuni dei principali settori risultati ancora positivi. Previsto però per il 2019 un rallentamento. Gli scenari di previsione predisposti da Prometeia e aggiornati ad ottobre stimano per la provincia di Forlì-Cesena un aumento del valore aggiunto dell’1,3% per il 2018 (Emilia-Romagna +1,5%; Italia +1,0%) e dell’1,2% per il 2019 (Emilia-Romagna +1,3%; Italia +1,0%).

“In uno scenario nel quale i principali centri di previsione rilevano un peggioramento del contesto economico - ha dichiarato il presidente della Camera di commercio, Fabrizio Moretti - il nostro tessuto produttivo è fortemente impegnato a lavorare per la crescita. Dalla sua costituzione, la Camera di commercio della Romagna ha supportato e affiancato questo sforzo svolgendo per il proprio territorio di riferimento un ruolo di vero e proprio driver per lo sviluppo mettendo in campo azioni mirate e risorse (nel triennio 2017-2019 sono finanziate iniziative per circa 9 milioni di euro). Le parole chiave di queste strategie finalizzate a promuovere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva sono ben individuate nel programma pluriennale che il Consiglio camerale ha adottato per il mandato 2016-2021 e vanno dalle infrastrutture all’innovazione e alla digitalizzazione; dall’attrattività territoriale allo sviluppo sostenibile. Comprendono i servizi per sostenere la nascita e la competitività delle imprese, anche attraverso la creazione di startup, e per favorire il percorso scuola-lavoro; servizi per favorire l’internazionalizzazione, la finanza d’impresa e l’accesso a fonti di finanziamento, nonché la trasparenza e la regolazione e tutela del mercato".

"Lo scenario generale di fine 2018 è contrassegnato da un’economia globale più debole rispetto alle aspettative espresse ad inizio anno dagli organismi di previsione internazionali - viene spiegato -. L’Unione monetaria europea (UEM) sta rallentando più delle attese e, per la prima volta dal 2015, nel terzo trimestre la Germania ha registrato una contrazione del PIL. In questo contesto l’Italia attraversa una fase di incertezza e le stime sul PIL italiano delineano un quadro nel quale la ripresa ha perso slancio. Premesso che la lunga e difficile crisi degli ultimi anni nel nostro Sistema Paese ha determinato una polarizzazione delle performance tra imprese e tra settori, fra gli elementi positivi rilevati vi sono l’aumento delle società di capitale, delle start up innovative e delle esportazioni oltre alla conferma di un buon posizionamento a livello nazionale in termini di valore aggiunto procapite. Tra gli aspetti maggiormente critici vanno evidenziate, invece, la dinamica del credito alle imprese e l’incidenza delle sofferenze bancarie. Anche il mercato del lavoro pur posizionandosi su livelli decisamente migliori della media nazionale, risente di alcuni gap rispetto alla media regionale sia in termini strutturali sia congiunturali".

I dati aggiornati sull’economia della provincia di Forlì-Cesena

"I dati di preconsuntivo 2018 confermano, nel complesso, un andamento in terreno positivo di settori produttivi importanti dell’economia provinciale - viene spiegato -. Nonostante infatti la lieve flessione nel numero di imprese attive, prosegue la crescita della produzione industriale - con valori positivi nei principali comparti del settore manifatturiero -, si registra una contenuta variazione positiva delle esportazioni nei primi nove mesi dell’anno, un’espansione tendenziale del volume d’affari delle costruzioni, una forte riduzione delle ore di cassa integrazione straordinaria e un incremento delle presenze turistiche. Tra le note negative vanno sottolineate le difficoltà del commercio al dettaglio (in particolare negli esercizi della piccola distribuzione), le problematiche strutturali del comparto agricolo, la contrazione dei prestiti alle imprese e l’alta incidenza delle sofferenze bancarie. Le prospettive per il 2018 e 2019, secondo gli scenari di previsione predisposti da Prometeia (aggiornati ad ottobre), stimano una crescita del valore aggiunto provinciale pari all’1,3% per il 2018 e all’1,2% per il 2019. Da rilevare inoltre diffusi problemi di redditività in tutti i comparti e polarizzazione delle performance tra le imprese e tra i settori".

I dati in dettaglio

Il tessuto imprenditoriale provinciale, al 31 ottobre, è costituito da 37.086 imprese attive (sedi), in flessione dello 0,5% rispetto al medesimo periodo del 2017; l’imprenditorialità è particolarmente diffusa: 94 imprese attive ogni mille abitanti (91 in Emilia-Romagna, 85 in Italia). I settori maggiormente significativi in diminuzione risultano commercio, agricoltura, costruzioni e manifatturiero; in aumento, invece, le attività professionali e tecniche e, soprattutto, i servizi alle imprese. Sostanzialmente stabili i Servizi di alloggio e ristorazione. Più della metà (il 57,9%) del totale delle imprese attive sono imprese individuali, mentre le società di capitali, pari al 17,7% del totale, rappresentano una quota progressivamente crescente. Riguardo alla dimensione d’impresa, il 93,4% del sistema imprenditoriale provinciale è costituito da imprese con meno di 10 addetti (micro-imprese). Le start up innovative al 3 dicembre sono 68, in crescita rispetto a dicembre 2017 (+23,6%). In lieve flessione il numero delle imprese artigiane (12.067 al 30 settembre; -0,4% rispetto allo stesso periodo del 2017), così come si riduce il numero delle imprese cooperative (526 al 31 ottobre; -0,4% annuo).

In merito all’andamento dei principali settori, risulta in flessione dell’1,6% la consistenza delle imprese agricole attive (6.592 unità al 31 ottobre), rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. In termini climatici, l’autunno (ottobre novembre) è risultato molto mite con precipitazioni scarse che hanno permesso di effettuare, in condizioni ideali, le operazione di raccolta dei cereali autunnali, la vendemmia e la preparazione dei letti di semina. Per i cereali, terminato il raccolto di mais, sorgo e girasole con produzioni superiori alla media. Per le colture frutticole vi sono stati ritardi nelle produzioni e flessione delle rese per ettaro. Forte contrazione della quantità raccolta di albicocche; le fragole hanno subito le avversità meteorologiche della tarda primavera, come in parte le ciliegie. Per pesche e nettarine gli operatori del settore riportano una scarsa produzione ma una pezzatura buona e quotazioni soddisfacenti. Kiwi in leggera flessione produttiva con domanda debole. Si conferma un’annata molto positiva per la Vite con un raccolto in deciso aumento (+25,0%) e grado alcolico di poco inferiore a quello dello scorso anno; è attesa, tuttavia, una importante contrazione del prezzo dell'uva che verrà liquidato ai produttori.

Per il comparto avicolo, il pollo da carne (franco allevamento) ha presentato un prezzo in ripresa (+3,9%, media gennaio-novembre 2018 sul medesimo periodo dell’anno precedente); così come le uova (+13,1%, media gennaio-novembre 2018 sul medesimo periodo dell’anno precedente). Note positive per le attività manifatturiere: su base annuale (3° trimestre 2018: media degli ultimi 12 mesi rispetto ai 12 mesi precedenti) gli indicatori, derivanti dall’indagine congiunturale della Camera della Romagna, segnalano valori in aumento: produzione +5,5%, fatturato +6,0%, ordini interni +7,0%, ordini esteri +4,8% e occupazione +2,4%. Per le imprese manifatturiere della provincia la favorevole fase congiunturale sembra quindi consolidarsi. La crescita della produzione segna valori superiori alla media nei comparti “alimentare”, “macchinari” e “prodotti in metallo”; positiva la performance produttiva per “confezioni”, “mobili”, “chimica e plastica” e “legno”; negativa per il comparto delle “calzature”. Le aspettative degli imprenditori per il quarto trimestre sono di ulteriore crescita della produzione, del fatturato e degli ordinativi; in lieve flessione, invece, l’occupazione. Dal punto di vista strutturale, si rileva però un calo dello 0,8% della consistenza delle imprese manifatturiere attive al 31/10/2018 (3.611 unità), rispetto al medesimo periodo del 2017.

Per il settore delle costruzioni, continua la flessione nel numero delle imprese attive: al 31 ottobre sono 5.588 (-0,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente). Positiva, invece, la dinamica del fatturato del comparto; secondo la rilevazione di Unioncamere Emilia-Romagna, infatti, nel 3° trimestre 2018 il volume d’affari risulta in aumento (+3,8% in termini tendenziali), con le previsioni degli imprenditori per il quarto trimestre orientate verso la stabilità. Riguardo al commercio al dettaglio, le vendite nel 3° trimestre 2018, rispetto allo stesso periodo del 2017, risultano in diminuzione (-2,8%); le performance sono differenti per i vari comparti (alimentare: +0,6%, non alimentare: -4,6%, supermercati/iper: +1,4%) e per dimensione (piccola distribuzione: -4,8%, media distribuzione: -0,4%, grande distribuzione: +0,1%). In termini di numerosità, poi, risultano in calo le imprese del commercio al dettaglio (4.138 aziende al 31/10/18, -1,3%). Diminuisce, inoltre, anche la consistenza delle imprese nel settore del commercio nel suo complesso (all’ingrosso, al dettaglio e riparazioni autoveicoli), con 8.213 imprese al 31 ottobre 2018 (-0,9% rispetto al 31/10/17).

Moderata la dinamica dell’export provinciale nei primi nove mesi del 2018: +2,6% rispetto ad analogo periodo 2017 (+5,2% per l’Emilia-Romagna e +3,1% per l’Italia). Risultato positivo per le esportazioni di macchinari (+3,8%, pari al 16,0% dell’export provinciale), degli articoli sportivi (+8,7%), dei prodotti in metallo (+15,4%), dei prodotti alimentari (+3,5%) e degli apparecchi elettrici (+4,7%); negativo per l’export delle calzature (-5,6%) e per i prodotti dell’agricoltura (-1,4%). Le esportazioni verso i Paesi della UE (che incidono per il 62,5% del totale dell’export provinciale) crescono del 6,5%, grazie soprattutto al contributo di Francia (+15,3%, principale Paese di destinazione), Germania (+4,4%) e Regno Unito (+15,6%). Le altre macro aree di destinazione maggiormente significative per peso dell’export sono, invece, tutte in flessione: Asia Orientale (-8,2%), Paesi Europei non UE (-0,9%), America Settentrionale (-3,8%) e Medio Oriente (-17,2%). Le importazioni provinciali, nel complesso, risultano sostanzialmente stabili (+0,2%).

Le imprese attive che erogano servizi di alloggio e ristorazione (2.771 unità al 31 ottobre), rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, risultano sostanzialmente stabili (+0,2%). Nel periodo gennaio-ottobre 2018, il movimento turistico presenta dati positivi, in particolare riguardo alle presenze (+2,0%), a fronte di una sostanziale stabilità degli arrivi totali (+0,2%). Il movimento turistico italiano è migliore in termini di arrivi (+0,4%, rispetto al -0,6% degli stranieri), quello straniero riguardo alle presenze (+2,5%, rispetto al +1,9% degli italiani). Nel dettaglio, crescono le presenze nelle strutture complementari (+9,2%) mentre calano quelle nelle strutture alberghiere (-0,9%). In diminuzione, invece, il volume d’affari registrato nel 3° trimestre dell’anno (-0,6% rispetto al medesimo periodo del 2017), in base alle rilevazioni congiunturali di Unioncamere Emilia-Romagna.

Le imprese attive nel settore “trasporti di merci su strada” sono in calo annuo dell’1,2% (1.062 unità al 31/10/18), analogamente alla dinamica del settore principale, trasporti e magazzinaggio (1.346 unità, -1,1%).

Occupazione

Le elaborazioni di Unioncamere Emilia-Romagna, su dati Istat delle Forze di lavoro relative al secodno trimestre 2018, rilevano per la provincia di Forlì-Cesena un tasso di attività (71,5%) inferiore al dato regionale (73,8%) ma superiore alla media nazionale (65,7%); un tasso di occupazione 15-64 anni (66,9%) inferiore al dato regionale (69,0%) e migliore di quello nazionale (58,3%); un tasso di disoccupazione 15 anni e più (6,4%) uguale al dato regionale (6,4%) e migliore del livello nazionale (11,0%); un tasso di disoccupazione giovanile 15-24 anni (20,2%) sostanzialmente in linea col dato regionale (20,6%) e più basso di quello nazionale (33,2%). I dati “destagionalizzati” Siler, elaborati dall’Agenzia Regionale per il lavoro dell’Emilia-Romagna, riportano, per il terzo trimestre 2018, un incremento delle attivazioni di lavoro dipendente rispetto al trimestre precedente (+0,9%), accompagnato da una diminuzione delle cessazioni (-3,2%); il saldo occupazionale (differenza tra numero dei rapporti attivati e cessati), per il trimestre in esame, è però lievemente negativo (-54 posizioni lavorative).

Relativamente al ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni, nel periodo gennaio-ottobre 2018, risultano autorizzate n. 1.153.924 ore totali, in decisa flessione (-55,1% rispetto ad analogo periodo 2017); in forte calo la cassa integrazione Straordinaria (-67,5%) e quella dei principali settori (manifatturiero: -45,3%, costruzioni: -73,2%, commercio: -44,1%). Riguardo all’andamento del credito, a settembre 2018 i prestiti bancari alle imprese risultano in diminuzione (-1,3% rispetto al medesimo periodo del 2017): la flessione è uguale sia per i prestiti verso le piccole imprese (-1,3%) sia per quelli verso le imprese medio-grandi (-1,3%). Tra i macrosettori di attività economica, la contrazione dei prestiti si riscontra soprattutto per le costruzioni (-7,5%). I prestiti alle famiglie della provincia risultano invece in aumento (+2,7%). Le sofferenze sui prestiti totali, al secondo trimestre 2018, sono state pari al 9,50% (Emilia-Romagna: 8,38%, Italia: 6,48%). Il ritmo di crescita delle nuove sofferenze rilevato in provincia nel terzo trimestre 2018 (+2,4%) risulta superiore a quello regionale (+1,7%) (fonte: Banca d’Italia – Ufficio Ricerca Economica di Bologna).

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