Scatta il "No-Tari Day": "Tassa iniqua e assurda: costa di più anche se diminuiscono i rifiuti"

Una tassa considerata iniqua dal mondo dell'artigianato, quella sui rifiuti: per questo Confartigianato si mobilita con il "No Tari day", una vera e proprio mobilitazione contro il "caro rifiuti". Martedì alle 20.30 Confartigianato promuove un convegno sul tema della tassazione dei rifiuti

Una tassa considerata iniqua dal mondo dell’artigianato, quella sui rifiuti: per questo Confartigianato si mobilita con il “No Tari day”, una vera e proprio mobilitazione contro il “caro rifiuti”. Martedalle 20.30 Confartigianato promuove un convegno sul tema della tassazione dei rifiuti, momento culminante di un impegno su uno dei temi più sentiti dalle piccole imprese dell'artigianato che, spiega una nota, “ scontano da troppo tempo una situazione penalizzante con tasse inique e non commisurate all'entità dei rifiuti”.

Sempre una nota della Confartigianato di Cesena: “Nonostante le continue pressioni di Confartigianato nei confronti di enti locali e Atersir per richiedere un tributo equo e puntuale, negli ultimi anni la Tares e la Tari hanno provocato un ulteriore bagno di sangue impositivo per le utenze e in particolare per le imprese. A nostra azione ha tuttavia limitato gli aumenti tariffari, in quanto i Comuni nei propri regolamenti hanno garantito l'assimilazione dei rifiuti produttivi agli urbani, il mantenimento delle scontistiche esistenti con la tariffa rifiuti e la tassazione delle aree scoperte tassate solo per la parte operativa. Tre traguardi certamente importanti”. Tuttavia, “nonostante questi risultati, il ritorno alla natura tributaria del prelievo per il servizio di smaltimento rifiuti, ha determinato un aumento di costi ingiustificabili, soprattutto per quelle imprese con superfici estese ma con limitata produzione di rifiuti urbani”.

L’assurdità sta nel fatto che pur diminuendo il rifiuto, aumenta la tassa: “Si tratta di una palese iniquità, in quanto lo scenario è quello di una significativa riduzione delle produzioni di rifiuti urbano nel nostro territorio. Dal 2010 si registra infatti una diminuzione del 10,56%, e solo nell’ultimo anno del 2,56%, mentre le nuove tasse sono aumentate di oltre il 20% negli ultimi due anni per le utenze extra-domestiche nella stragrande maggioranza dei Comuni, con punte in alcuni ancor più significative. Alla faccia della deflazione”. Inoltre, “all'Iva indetraibile (10%) si sono aggiunti infatti, gli aumenti del Piano economico finanziario approvati da Atersir (in media il 3,1% rispetto al 2012 e 1,2 % rispetto al 2013), e soprattutto i costi di gestione del tributo (gestione e invio bollette, riscossione tributi, che quasi tutti i Comuni hanno appaltato ad Hera), le maggiorazioni per la quota insoluti e per le scontistiche concesse dagli stessi Comuni, come imposto dalla Legge”.

Il tutto ha portato ad incrementi nei 15 Comuni del comprensorio cesenate, in media del 10,25% nel 2013 (con punte che hanno sfiorato quasi il 23% rispetto ai piani finanziari del 2012) e del 11,59% nel 2014 (con punte del 27%) rispetto al costo del servizio riconosciuto ad Hera. Da un Piano economico finanziario d'ambito comprensoriale approvato da Atersir di 28 milioni 333mila euro nel 2013, e di 28 milioni 930mila euro nel 2014 si arriva ad un totale in bolletta per gli utenti di 34 milioni 358mia euro nel 2013, e di 35 milioni 512mila euro nel 2014. In pratica gli utenti dei 15 Comuni hanno subito un maggior prelievo fiscale, nel 2013 di 3,2 milioni di euro e nel 2014 di 3,7 milioni di euro. Oltre ai costi amministrativi sostenuti dai Comuni in aggiunta rispetto al 2012 in bolletta sono finiti anche la quota insoluti (nel 2014 pari a 1,641 milioni di euro) e circa 450mila euro per le scontistiche concesse alle utenze.

Un altro elemento paradossale è che anche i Comuni “non stanno ricavando da questa gestione margini fiscali per i propri bilanci, in quanto ciò che incassano viene speso nel costo di gestione del servizio e di bollettazione-riscossione e per di più deve essere intensificato l’incasso degli insoluti, e le imprese pertanto subiscono costi crescenti, occorre trovare un terreno d’azione non conflittuale.  Trovare modelli di raccolta ambientalmente ed economicamente più sostenibili può costituire un obiettivo comune tra enti locali e rappresentanze del mondo economico e sociale. Secondo Confartiginato la tariffa corrispettiva, basata su sistemi di raccolta puntuale, può costituire un vantaggio per le imprese e per gli enti, dal momento che la normativa prevede venga incassata dall'ente gestore del servizio. Le imprese inoltre potrebbero infatti detrarre l'iva sul servizio ricevuto, mentre i Comuni eviterebbero di effettuare il servizio di bollettazione e riscossione”.

Confartigianato propone quindi di introdurre “la tariffa puntuale, che faccia pagare equamente il servizio di smaltimento rifiuti commisurato all'effettivo quantitativo di rifiuti assimilati smaltiti tramite il servizio pubblico”, anche sperimentando “sistemi di raccolta domiciliare con pesatura puntuale, in una zona artigianale tipo (contenitore con Tag, sacchetto con microchip, oppure contenitore di prossimità con chiavetta personalizzata per i conferimenti).

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