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Martedì, 16 Agosto 2022
Economia

Stipendi bassi, il 20% guadagna meno di 8mila euro: "Non c'è nuova ricchezza"

Sono circa 205.000 i residenti nei 15 Comuni del cesenate, di questi i contribuenti sono 153.290, in leggero calo rispetto agli anni precedenti

Il servizio politiche territoriali della Uil ha elaborato uno studio sulle dichiarazioni dei redditi anno 2016 (redditi 2015) del comprensorio di Cesena. "Questo è utile per alcune riflessioni di carattere economico e sociale - commenta Marcello Borghetti, segretario della Uil -. Sono circa 205.000 i residenti nei 15 Comuni del cesenate, di questi i contribuenti sono 153.290, in leggero calo rispetto agli anni precedenti. Circa il 20%, ovvero 30.426, sono incapienti, ossia hanno un reddito al di sotto della soglia di pagamento Irpef (8mila euro, ndr). In questo contenitore vi sono persone in condizione di fortissimo disagio economico e sociale, con una forte espansione dei cittadini in povertà. Il reddito medio dichiarato dai 153.290 contribuenti è di 19.332 euro medi all'anno pro capite, tale importo è inferiore sia alla media regionale (22.154 euro), sia alla media nazionale (20.660 euro)".

Nel Comune di Cesena il reddito medio più alto (20.618 euro); a Borghi quello più basso (15.766 euro). Il 91,1% dei contribuenti cesenati, ha un reddito da lavoro dipendente e pensione e garantiscono circa l’82% del gettito Irpef. Altro dato molto interessante è quello relativo ai contribuenti per fascia di reddito, sono 67.031 nella fascia fino a 15 mila euro, 52.860 nella fascia da 15 a 26 mila euro, 27.992 nella fascia da 26 a 55 mila euro, 2.673 nella fascia da 55 a 75.000 euro, 1.867 da 75 mila a 120 mila euro e infine 867 oltre i 120 mila euro. Il 43,7 % dei contribuenti si colloca nella fascia fino a 15.000 euro e il 34,5 nella fascia successiva. "Il 91,1% dei contribuenti cesenati, ha un reddito da lavoro dipendente e pensione e garantiscono circa l’82% del gettito Irpef; è quindi evidente che in questa platea si possono sviluppare ragionamenti tesi ad incrementare i redditi e di conseguenza la propensione al consumo e un forte stimolo all’economia", viene osservato.

"Sul minore reddito medio territoriale e sull’alta incidenza di incapienti, una motivazione può essere collegata ad una vocazione produttiva con una forte stagionalità, in particolare turistica e agricola - prosegue Borghetti -. Tuttavia, in questi dati vi è la possibilità di una forte incidenza di lavoro sommerso e di evasione fiscale. Il trend del reddito medio pro-capite rispetto agli anni precedenti è in leggera ripresa. Va precisato però che i redditi del 2015 comprendono le voci dei premi di produttività (non avendo trovato applicazione la tassazione agevolata del 10%). Questi modesti incrementi di reddito, possono indicare una piccola ripresa economica, certamente non omogenea e senza effetti significativi sull’incremento occupazionale, tanto più, tenuto conto del calo complessivo di contribuenti. In particolare per quanto riguarda il lavoro dipendente, risulta evidente che il jobs act e la decontribuzione non hanno prodotto effetti occupazionali significativi. Pur non disponendo di dati specifici, è noto un forte divario reddituale di genere e fra generazioni; quindi in un contesto di bassi redditi da lavoro dipendente, donne e giovani sono in una condizione di particolare disagio".

A giudizio della Uil Cesena, "con i dati fiscali dell’anno 2015, il quadro che ne scaturisce è di una sostanziale stagnazione specie nel territorio, che non è in grado di produrre nuova ricchezza e quindi di redistribuirla equamente tanto come redditi e welfare, quanto come occupazione di qualità. Questo quadro potrà rivalutarsi con i dati fiscali 2016 e 2017, anche se al momento la situazione non pare avere un cambio di passo deciso e si rimane in attesa di interventi strutturali incisivi. In particolare è del tutto evidente l’iniquità del sistema fiscale, che non è strutturalmente in grado di ripartire con criteri di equità trasparenza e certezza, il carico fiscale, con il risultato di insostenibili e gravi ripercussioni sociali ma anche economiche. Rispetto al tema del contrasto all'evasione attraverso l'utilizzo dell'Isee, si tratta di uno strumento utile a garantire in parte equità e controlli, ma certamente non è uno strumento di contrasto risolutivo, in quanto chi evade, molto probabilmente non necessita di fare l'Isee".

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