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Albicocche, pesche, mele e kiwi: in 15 anni dimezzati gli ettari coltivati a frutteto

Coldiretti è impegnata in una quotidiana azione di promozione della frutta italiana nel Padiglione Coldiretti all’Expo, sia con esposizioni che degustazioni per far conoscere ed apprezzare il Made in Italy ai 20 milioni di visitatori previsti

In 15 anni gli ettari coltivati a frutteto in provincia di Forlì-Cesena sono quasi dimezzati passando dagli oltre 13mila del 2000 agli attuali 7.800. In particolare, sulla base dei dati Istat, salta all’occhio la scomparsa di oltre 2mila ettari di superficie investita a pesco (dai 4.757 del 2000 agli attuali 2.323). In calo anche le coltivazioni di albicocche (da 1.518 a 1.167 ettari), nettarine (2.058 contro i 3.315 ettari del 2000), pere (da 508 a 314) e mele (da 556 a 291) e kiwi (da 676 a 617).

"Dati allarmanti che - sottolinea Coldiretti Forlì-Cesena - non si distaccano dall’andamento nazionale con il frutteto italiano diminuito di un terzo (-33%) negli ultimi quindici anni (scomparsi oltre 140 mila ettari di piante di pesche, albicocche, mele, pere, e altri frutti). L’Italia, dunque, rischia di perdere il primato europeo nella produzione di una delle componenti base della dieta mediterranea. Le cause del ‘disboscamento’ del frutteto italiano e locale sono molteplici. In primis il crollo dei prezzi pagati agli agricoltori che non riescono più a coprire neanche i costi di produzione. I tagli più consistenti -hanno interessato pere (-41%), pesche e nettarine (-39%), mele (-27%)".

“Ma quello che più incide – afferma il presidente Coldiretti Forlì-Cesena, Filippo Tramonti – sono le importazioni, ormai senza ‘freni’ e fuori controllo, tanto che i nostri mercati sono pieni di produzioni che arrivano da tutto il mondo con i nostri imprenditori che non riescono a competere sul piano dei costi. E’ indispensabile, dunque – sottolinea il presidente - incrementare i controlli per evitare che produzioni straniere ‘diventino’ miracolosamente italiane o addirittura romagnole. Solo un cambiamento culturale e la richiesta precisa del consumatore attento, così come succede nei mercati di “Campagna amica”, può modificare questo trend drammatico che ha effetti pesanti sul piano economico e occupazionale per le imprese agricole, ma dal punto di vista ambientale e per la salute dei consumatori”. La produzione agricola anche italiana e locale è al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con la presenza irregolare di residui chimici (0,2%), una percentuale inferiore di quasi 10 volte rispetto alla media europea (1,9%) e di oltre 30 volte quella dei prodotti extracomunitari (6,3%)".

Poi c’è un altro fattore che pesa e parecchio, ossia il crollo dei consumi a livello familiare, con l’acquisto medio di frutta per famiglia acquirente che è passato in Italia da 244 chili annui del 2000 a circa 178 chili del 2014, con un taglio del 27%: “Occorre intervenire per promuovere i consumi sul mercato interno e per sostenere le esportazioni, che in quantità sono rimaste pressoché le stesse di quindici anni fa. Ci sono infatti segnali positivi di ripresa dell’economia che - sottolinea Tramonti - non vanno sottovalutati, come l’inversione di tendenza nei consumi di frutta in Italia del 4% nella grande distribuzione organizzata nel primo trimestre del 2015, che non si registrava dall’inizio della crisi, mentre opportunità possono venire anche dall’estero per il tasso di cambio favorevole”.

Coldiretti, dal canto suo, è impegnata in una quotidiana azione di promozione della frutta italiana nel Padiglione Coldiretti all’Expo, sia con esposizioni che degustazioni per far conoscere ed apprezzare il Made in Italy ai 20 milioni di visitatori previsti. “Serve però conclude Tramonti - anche rimuovere gli ostacoli strutturali che determinano uno svantaggio competitivo per le nostre imprese, con regole armonizzate sulle importazioni dall’estero dove spesso vengono utilizzati prodotti chimici vietati in Italia, controlli qualitativi più stringenti anche sulla reale provenienza della frutta posta in vendita”.

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