Scatta lo sciopero dei benzinai: dal 22 giugno al 28 blocco dei bancomat

La chiusura degli impianti inizierà martedì sera alle 19.30 e proseguirà fino alle 7 del 19 giugno Un'ultima occasione di rifornimento ci sarà comunque dopo le 19.30 quando i gestori riaccenderanno i self service pre-pay tenuti chiusi dal 14 negli orari di apertura degli impianti

Scatta lo sciopero dei benzinai. La chiusura degli impianti inizierà martedì sera alle 19.30 e proseguirà fino alle 7 del 19 giugno. Un'ultima occasione di rifornimento ci sarà comunque dopo le 19.30 quando i gestori riaccenderanno i self service pre-pay tenuti chiusi dal 14 negli orari di apertura degli impianti, con relativo oscuramento dei prezzi ‘scontati’ ad essi collegati e dell’insegna della compagnia. Saranno chiusi tutti gli impianti della rete ordinaria e dalle ore 22.00 di martedì sera alle ore 22.00 di mercoledì anche di quelli della rete autostradale.

Inoltre dalle 24 del 21 giugno alle 24 del 28 giugno non sarà accettato alcun mezzo di pagamento elettronico (carte di credito e di debito, pagobancomat, carte petrolifere ed altro) e saranno sospese tutte le campagne promozionali di marchio su tutta la rete ordinaria. Il coordinatore Faib Emilia Romagna Rosati ne spiega le ragioni: "Le imprese di gestione degli impianti di distribuzione carburanti versano ormai da più di un triennio in una situazione di estrema difficolta, sia in diretta conseguenza della crisi economica generale del Paese, sia soprattutto per la specifica crisi del settore che più pesantemente si è abbattuta sul gestore, ultimo anello della catena. Le cause delle difficoltà sono dovute alla pesante flessione dei consumi, alle disparità e discriminazioni delle condizioni commerciali tra i diversi canali di vendita (rete ed extra-rete), all’inosservanza del quadro giuridico delle norme che regolano il settore da parte delle compagnie petrolifere, al mancato rinnovo degli accordi e all’abuso di dipendenza economica; fattori questi che hanno determinato una condizione di insostenibile sofferenza economica per le gestioni, una crescita esponenziale dell’indebitamento, fino al default di moltissimi colleghi".

Prosegue Rosati: "Sulla flessione dei consumi c’è ben poco da dire se non che da più di un quinquennio il calo su tutti i prodotti petroliferi è costante e questo a causa della situazione economica in cui si trova il nostro Paese. Le disparità e le discriminazioni delle condizioni commerciali attuate dalle compagnie petrolifere nei confronti dei loro gestori a marchio è una delle strategie più miopi che potessero essere messe in campo. Vendere il prodotto ad un prezzo significativamente inferiore alla Grande Distribuzione e alle pompe bianche tramite il canale dell’Extra rete significa deprezzare i propri investimenti sulla rete, fatti non solo di impianti ma anche di attività collaterali quali bar, lavaggi e attività al servizio dell’automobilista. Significa portarsi dentro casa un nemico poi da combattere con l’aiuto dei gestori, i quali, vincolati dall’esclusiva in acquisto e “dovendo” partecipare agli sconti sono ormai sulla soglia del fallimento".

E aggiunge: "L’arroganza delle compagnie non si ferma certo qui, arrivando a eludere norme giuridiche che regolano il settore, a non riconoscere le federazioni di categoria dei gestori come interlocutori e praticando l’”one to one” direttamente con il gestore. Sulla ristrutturazione o razionalizzazione della rete o meglio ancora, per intenderci, la chiusura di almeno 6/7.000 impianti di cui si parla da almeno un decennio, tutti sono d’accordo ma non se ne fa nulla, mentre aprono nuove pompe bianche e impianti legati alla Grande Distribuzione Organizzata. La razionalizzazione, a forza di parlarne e non procedere, la fa il mercato con la differenza che gli impianti chiudono alle vendite perché abbandonati dalle gestioni, spesso in default, ma non vengono smantellati e trasformati in ghost, ora possibili sia all’interno che all’esterno dei centri abitati".

"La selfizzazione selvaggia o con termine tecnico la “ghostizzazione” degli impianti di distribuzione carburanti va comunque tanto di moda che proprio nei mesi scorsi sono stati firmati i decreti che permetteranno ai proprietari di auto a g.p.l. e metano di potersi rifornire da soli - aggiunge Rosati -. Il destino, si sa, a volte gioca brutti scherzi. Mentre infatti Il Ministro firmava i decreti un camper tedesco andava a fuoco in una stazione di servizio in provincia di Parma mentre faceva, non autorizzato, rifornimento in self di g.p.l. Sempre ultimamente è stata tolta la gratuità delle carte di credito, peraltro in molti casi aggirata dalle banche che avevano trasformato le commissioni in canoni a volte onerosissimi. E’ certo invece che faremo a meno del Sistri per la gestione dei rifiuti. E’ stato, infatti, firmato il decreto che obbliga le sole aziende che occupano più di dieci dipendenti".

"L’elenco degli adempimenti ai quali è stata chiamata la categoria negli ultimi tempi e sui quali le compagnie hanno fatto orecchie da mercante non finisce certo qui, ma ci preme sottolineare alcuni aspetti relativi all’obbligo della comunicazione del prezzo e il versamento della quota gestori al Fondo indennizzi - prosegue il rappresentante dell'associazione di categoria -. L’obbligo della comunicazione dei prezzi “praticati” all’Osservatorio Prezzi del Ministero dello Sviluppo Economico, al quale devono adempiere i gestori, si presta ad alcune considerazioni che portano a capirne l’assurdità: o prezzi con relativi sconti ai quali partecipa economicamente anche il gestore li fanno le compagnie;la comunicazione obbligatoria settimanale anche in assenza di variazioni dei prezzi stessi; la sproporzione tra la violazione del precetto e l’entità delle sanzioni previste".

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"Il Governo, non contento, ha addirittura presentato una “app” per smartphone, che oggi fa molto “tech and trendy”, così la brutta abitudine degli italiani di armeggiare con il telefonino alla guida troverà ancor maggior diffusione - conclude Rosati -. Anche sul Fondo Indennizzi le criticità espresse da noi in fase di pubblicazione del decreto l’anno scorso si stanno rivelando, purtroppo, quasi tutte fondate. Le chiusure di impianti obsoleti e non più compatibili da un punto di vista ambientale sono ancora al loro posto dopo un anno".

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