I ristoratori contro sagre, circoli e feste di partito: "E' concorrenza sleale"

"Porre un freno subito, senza perdere un minuto di più alla concorrenza sleale ai ristoranti e ai pubblici esercizi nelle sue varie forme, purtroppo ancora largamente presenti sul territorio"

"Porre un freno subito, senza perdere un minuto di più alla concorrenza sleale ai ristoranti e ai pubblici esercizi nelle sue varie forme, purtroppo ancora largamente presenti sul territorio: feste di partito, circoli sportivi e culturali, sagre, falsi agriturismi, ristorazione a pagamento in case private". L'allarme e la richiesta perentoria di un giro di vite nei controlli contro la proliferazione di azioni irregolari a danno della ristorazione regolare, che paga le tasse ed è soggetto a tutti gli adempimenti fiscali e burocratici proviene dal presidente della Fipe Confcommercio ristoratori cesenati Paolo Lucchi, titolare del ristorante "Da Lucio" a Borello.

"Tutte queste attività non pagano l'Iva, l'imposta sugli intrattenimenti, vari tributi locali e le imposte dirette sulle entrate dei loro bar, ristoranti e locali da ballo sottraendo alla collettività miliardi di euro. L'11 novembre scorso la nostra categoria si è coinvolta nella manifestazione di Confcommercio nazionale 'Legalità mi piace'. Quello dell'economia sommersa - prosegue Lucchi - in tutte le sue varie forme, è un fenomeno che è cresciuto con il protrarsi della recessione tanto che oltre l'80% di queste imprese si ritengono danneggiate dai fenomeni illegali e tre imprese su quattro proprio a causa dei meccanismi commerciali fuori dalle regole, denunciano una riduzione di ricavi e fatturato".

Un'indagine Confcommercio ha appurato che proprio la recessione e le difficoltà economiche sono le cause principali che spingono ad acquistare prodotti e servizi illegali, nonostante la stragrande maggioranza dei consumatori (quasi l'80%) sia consapevole dei rischi per la salute e la sicurezza che tali acquisti comportano. La maggioranza dei consumatori e delle imprese si trova comunque d'accordo sull'inefficacia dell'attuale sistema sanzionatorio per contrastare tali fenomeni e sulla necessità di una maggiore sensibilizzazione e informazione su questi temi.

"Nel Cesenate l'offerta di ristoranti e pubblici esercizi - rimarca Lucchi - resta ampia, qualificata e variegata, per tutte le tasche. Ma ci sono numerosi esercizi in difficoltà per il netto calo dei consumi, nonostante l'offerta di menù a costi contenuti e anche per lo stillicidio di tributi locali. Il maxisaldo Tares sui rifiuti ha comportato per molti bollette fino a cinquemila- seimila  euro, a cui si aggiunge l'onerosa tassa di occupazione su suolo pubblico che Fipe chiede venga abolita come segnale concreto di attenzione alle imprese del settore. Mentre i ristoratori e pubblici esercenti regolari vengono stritolati da una morsa fiscale e burocratica senza pari, tale da aver indotto qualcuno addirittura a chiudere, i nostri competitori avvantaggiati da una legislazione sleale proliferano incontrastati. Gli enti pubblici spesso si riempiono la bocca di paroloni e bei principi nei tanti convegni sulla legalità, ma meglio delle parole  sono i fatti con maggiori controlli e sanzioni su chi è veramente irregolare. Infine, premesso che la Fipe Confcommercio di Cesena è tutto meno che contraria a feste e sagre, manifestazioni importanti legate al folclore,   rimarca però che l'aspetto commerciale degli eventi non deve assumere, come invece spesso avviene, valore   preponderante con l'esercizio di una concorrenza non leale verso le imprese di  ristorazione".

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