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Contratto dei metalmeccanici, Molari: "Serve un rinnovamento del modello"

Afferma Molari: "Se vogliamo rimettere le imprese che hanno resistito nella condizione di essere realmente competitive, anche e soprattutto all’estero, serve un rinnovamento del modello Contrattuale come quello proposto da Federmeccanica".

Il 31 dicembre 2015 è scaduto il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro di metalmeccanici. La questione è, come sempre, argomento di ampio dibattito tra sindacati le parti sociali interessate, specie questa volta che Federmeccanica ha proposto un modello contrattuale fortemente innovativo che intende portare a un vero e proprio Rinnovamento del modello contrattuale. "Il punto di partenza di Federmeccanica è semplice - esordisce Francesco Molari, titolare di Sacim e membro della Giunta Nazionale di Federmeccanica -. Dal 2007 ad oggi, in Italia, il settore metalmeccanico ha perso il 30% della produzione, il 25% delle imprese ha chiuso o ridotto drasticamente l’attività e quasi 300000 addetti hanno perso il posto di lavoro. Inoltre, le previsioni sull’inflazione calcolate nel CCNL 2013-2015 si sono rivelate sovrastimate di circa 4 punti percentuali, con la conseguenza che le aziende hanno aumentato le retribuzioni di circa 75 euro in più rispetto a quanto è realmente cresciuto il costo della vita. Di fatto, dal 2007 le retribuzioni sono aumentate di circa il 24% mentre la ricchezza è diminuita del 18%. Federmeccanica insiste sul fatto che occorre un Rinnovamento che sia innanzitutto culturale che permetta di affrontare il cambiamento imposto dalle congiunture economiche in modo partecipato e condiviso.

“La ricchezza deve essere distribuita solo se viene prodotta. Le attuali contingenze economiche non  permettono alle imprese il lusso di sbagliare i calcoli. Gli aumenti salariali non possono più essere distribuiti a tappeto sulla base di calcoli e previsioni che spesso si dimostrano errati. La ricchezza va ridistribuita dove si produce e solo dopo averla prodotta: quindi in azienda - continua Molari -. La proposta di Federmeccanica è di procedere a un adeguamento ai minimi di garanzia di anno in anno, sulla base del bilancio consuntivo. In pratica, intendiamo agganciare la retribuzione minima di ogni lavoratore ai costi reali della vita, garantendo che non vada perduto il potere d’acquisto. Siamo i primi a voler aumentare le retribuzioni, ma vogliamo farlo in maniera sana, cioè quando l’impresa è in salute e genera profitti, non quando è immersa nei debiti. In questa logica, il contratto collettivo nazionale del lavoro deve avere una funzione di garanzia, ma gli incrementi economici e il premio di produttività devono essere definiti dalla contrattazione di secondo livello.”

“Il Rinnovamento proposto da Federmeccanica pone l’individuo al centro della contrattazione, considerandolo come una risorsa su cui investire e non come una voce di costo - prosegue Molari -. Per questo la proposta prevede un importo minimo annuale di 260 euro da destinare a forme di retribuzione variabile o, in alternativa, a welfare e formazione. Questo schema non solo tutela le imprese che, non producendo ricchezza, sono nella oggettiva impossibilità di aumentare ulteriormente le retribuzioni, ma consente anche ai lavoratori di ricevere aumenti salariali reali più elevati grazie alla tassazione agevolata dei premi di risultato (10%) e/o del welfare (da 0 fino ad un massimo del 10%) rispetto alla tassazione ordinaria degli incrementi contrattuali mediamente pari al 38%. In questo modo vogliamo utilizzare gli strumenti previsti dalla normativa vigente per abbattere il cuneo fiscale. Oltre a rafforzare in maniera significativa la contribuzione al fondo di previdenza complementare, vogliamo garantire al 100% dei nostri dipendenti, compresi quelli in cassa integrazione e in mobilità, una copertura sanitaria estesa anche ai loro familiari che, attraverso il fondo métaSalute, diventa totalmente a carico delle aziende. Così come intendiamo spingere sulla formazione, riconoscendo a ciascun lavoratore un diritto soggettivo di almeno 24 ore di formazione nel triennio, con un contributo aziendale pari a 300€ per partecipare a corsi nel caso in cui il lavoratore non sia stato inserito nei piani formativi da parte dell’azienda.”

“La proposta di Federmeccanica sottolinea l’importanza dell’impresa, che ha un valore sociale solo se crea occupazione e genera ricchezza da distribuire - conclude Molari -. I dati elaborati dalla Camera di Commercio di Forlì-Cesena dimostrano che il manifatturiero, da due anni a questa parte, è in ripresa; anche se nel 2015 gli indicatori sono stati generalmente inferiori a quelli del 2014. Nello specifico, le industrie metalmeccaniche hanno chiuso un anno sostanzialmente positivo: +5,7% di produzione e +6,5% di fatturato per chi realizza prodotti in metallo; e produzione e fatturato rispettivamente in crescita del 5,9% e del 10,4% per chi produce macchinari. Sono segnali incoraggianti, che giungono però dopo quasi un decennio di recessione e crisi profonda. Se vogliamo rimettere le imprese che hanno resistito nella condizione di essere realmente competitive, anche e soprattutto all’estero, serve un rinnovamento del modello contrattuale come quello proposto da Federmeccanica.”

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