Riforma Pac, le preoccupazioni di Confagricoltura: "Troppa burocrazia"

Claudio Canali, presidente di Confagricoltura di Forlì-Cesena e di Rimini, fa proprie le preoccupazioni più volte espresse dai direttori degli organismi pagatori europei

“La riforma della politica agricola comune, così come prospettata dalla Commissione Ue, aumenta gli oneri burocratici ed i costi di gestione e di controllo a carico delle casse europee e favorisce lo svolgersi di pratiche burocratiche presso i CAA e le Associazioni di Categoria, che mascherano propri interessi dietro la nobile - difesa degli interessi degli agricoltori”. Lo sottolinea Claudio Canali, presidente di Confagricoltura di Forlì-Cesena e di Rimini, che fa proprie le preoccupazioni più volte espresse dai direttori degli organismi pagatori europei, che hanno chiesto una semplificazione delle regole e raccoglie quanto affermato a Cesena Fiera lo scorso 27 marzo, dal Presidente della Commissione Agricoltura del parlamento Europeo, l’Italiano Paolo De Castro, durante un incontro pubblico con Agricoltori e Associazioni Agricole.

Analizza Canali: "Nel leggere il rapporto finanziario per il settore agricolo dell’anno 2012 della Comunità Europea, emerge come già oggi la gestione del solo sistema dei pagamenti diretti costa ogni anno, a livello europeo, quasi 4 miliardi di euro (poco meno del 10% di quanto erogato), di cui 2,5 miliardi per l’attività corrente. In pratica, annualmente, gli oneri di gestione e controllo superano i 300 euro per beneficiario. Con la riforma proposta ci sarebbe un maggior onere a livello comunitario, che Confagricoltura stima in quasi 400 milioni di euro per anno e che porterebbe la burocrazia pubblica a costare per ogni beneficiario circa 370 euro".

"Questo singolo fatto, si colloca in una ben più ampia immagine, che vede protagoniste di tutto ciò, Aziende Agricole di uno / due ettari di superficie, con conduttore ultrasettantacinquenne, che per arrotondare la pensione investe 30/40 euro - prosegue il presidente di Confagricoltura -. Per fare la pratica PAC e riscuoterne 3/400 euro, ingenerando così nel Fisco italiano l’idea che vi sono aziende che hanno volume d’affari ai fini Iva e devono presentare lo spesometro ancorché con volume d’affari inferiore ai 7.000 euro lordi annui. Una beffa. Tutte pratiche che drenano somme da circa 500.000 aziende agricole italiane, su 1.200.000 percipienti PAC, che sono quantificabili nel loro totale tra i 70 ed i 100 euro nelle tasche delle burocrazia privata costituita da Associazioni di Categoria e CAA e società di servizi private, che inneggiano sulla pubblica piazza alla semplificazione burocratica ed al taglio dei costi, salvo concordare nelle stanze degli stessi burocrati, piccoli adempimenti mascherati da semplificazione, che generano volume d’affari pro domo loro".

"Tutto questo - aggiunge Casali - è stimabile in oltre 50 milioni di euro di burocrazia, che le aziende agricole di piccolissima dimensione ricevono pagando a carissimo prezzo, con l’ulteriore beffa per tutti i cittadini che i 3/400 euro ricevuti dalla Comunità europea non generano alcuna ricchezza sul territorio, oltre a quella dei burocrati sempre pronti ad inneggiare in piazza, alle frontiere, ai telegiornali ed in ogni statistica, la propria rappresentanza del mondo agricolo. Confagricoltura da sempre stigmatizza le finte sburocratizzazioni e denuncia gli atteggiamenti di chi genera ad hoc adempimenti finalizzati al proprio sostentamento, anziché alla tutela del socio Imprenditore agricolo".

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"Ben altra situazione si presente invece per quelle aziende agricole che percepiscono contributi per somme superiori ai 150.000 euro, che rappresentano l’1,45 % del milione e duecentomila percettori e riscuotono il 9% dei 4 milioni fondi PAC erogati. Queste aziende, molte volte condotti da gruppi con interessi anche extra-agricoli, investono sul territorio e generano lavoro diretto ed indiretto, facendo muovere il volano economico e finanziario nazionale. Come dire, una pillola che può sembrare amara, ma che è il toccasana della nostra economia", conclude il presidente.

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