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Sabato, 21 Maggio 2022
Economia

Riallineamento sui livelli pre-Covid, calano rispetto al 2020 le richieste di credito delle imprese: -15%

“L’analisi dell’andamento delle richieste di credito presentate dalle imprese nel corso del 2021 ha visto un progressivo riallineamento sui livelli pre-Covid"

Nell’anno da poco concluso la graduale ripresa dell’economia nazionale ha contribuito a modificare l’atteggiamento delle imprese rispetto al 2020, anno in cui la crisi di liquidità determinata dalla diffusione della pandemia e le misure straordinarie varate dalle istituzioni avevano stimolato le aziende a rivolgersi agli Istituti di credito in modo massiccio per importi più contenuti.

A livello nazionale, il numero delle richieste di credito è diminuito del -14,5% ma il saldo complessivo resta comunque positivo rispetto ai livelli pre-pandemia (+5,9% il confronto con il 2019). Entrando nel dettaglio, le imprese individuali nel 2021 hanno fatto segnare una contrazione delle richieste del -25,3% contro il -7,5% delle società di capitali.

Va però segnalato il contemporaneo aumento dell’importo medio richiesto, che nell’ultimo anno si è attestato a 105.109 Euro (+29,36% rispetto agli 81.256 Euro del 2020) nell’aggregato di società di capitali e ditte individuali. Per le società di capitali il valore mediamente richiesto è risultato pari a 139.846 Euro (+24% rispetto al 2020) a fronte dei 38.464 Euro delle imprese individuali (+27,3%).

È questo il quadro che emerge dall’ultima edizione del Barometro CRIF sul credito alle imprese, basato sul patrimonio informativo di EURISC - il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF.

“L’analisi dell’andamento delle richieste di credito presentate dalle imprese nel corso del 2021 ha visto un progressivo riallineamento sui livelli pre-Covid. Nello specifico, dopo un 2020 in cui le imprese avevano fortemente accentuato la richiesta di finanziamenti per raccogliere le risorse necessarie a compensare il drammatico crollo dei flussi di cassa, avvalendosi anche delle garanzie dello Stato, negli ultimi trimestri la situazione è andata via via normalizandosi  – commenta Maurizio Liuti, Direttore Corporate Communication di CRIF.

La situazione in Emilia Romagna

Per quanto riguarda l’Emilia-Romagna, dallo studio CRIF emerge come nell’anno appena concluso la dinamica risulti in calo, seppur più attenuata rispetto al trend nazionale, con una variazione del numero di finanziamenti richiesti del -13,6% rispetto all’anno precedente.

A livello provinciale, come a livello regionale, il numero delle istruttorie di credito ha registrato una diminuzione generalizzata, con una flessione meno accentuata a Reggio Emila, Modena e Ferrara, rispettivamente pari a -7,8%, -8,2% e -12,9%, seguite da Ravenna, con -13,4%. Chiudono la classifica regionale le province di Piacenza (-19,8%) e di Rimini (-20,1%). Per quanto riguara Forlì-Cesena si registra un -15,9%.

Per quanto riguarda l’importo medio dei finanziamenti richiesti, invece, con 83.114 Euro l’Emilia Romagna si colloca ben al di sotto della media nazionale (105.109 Euro). Questo potrebbe essere determinato sia da una minore tensione delle imprese sul fronte della liquidità, sia dalla tendenza a richiedere importi più contenuti, sia dalla preponderanza di richieste presentate da imprese di piccola e piccolissima dimensione. Il valore più elevato si registra a Bologna, con 100.859 Euro mediamente richiesti, seguita da Ferrara, con  98.600 Euro, Forlì-Cesena, con  86.702 Euro, e Parma, con  85.324 Euro. A Forlì-Cesena le imprese chiedono in media 86.702 euro.

Bologna perde una posizione nel ranking nazionale e scivola al 13° posto assoluto rispetto alla 12° posizione del 2020.
“Sul fronte dell’erogato, nell’ultimo anno gli Istituti di credito hanno goduto di una rischiosità del comparto business fortemente attutita dalle misure straordinarie varate dal Governo, in primis le moratorie che hanno consentito di sospendere il rimborso delle rate dei finanziamenti in corso dando ossigeno alle imprese maggiormente in difficoltà. Per l’anno corrente l’implementazione del PNRR contribuirà a determinare il consolidamento di uno scenario congiunturale favorevole, di cui le imprese potranno beneficiare per rilanciare anche i propri programmi di investimenti” - conclude Liuti.

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