Rapporto banche-imprese, ancora criticità: aumento delle commissioni e riduzione del credito

La Camera di Commercio di Forlì-Cesena diffonde i dati 2014 relativi al credito e al rapporto imprese e banche, elaborati sulla base di fonti autorevoli quali la Banca d'Italia e l'indagine promossa dalle Camere dell'Emilia-Romagna

La Camera di Commercio di Forlì-Cesena diffonde i dati 2014 relativi al credito e al rapporto imprese e banche, elaborati sulla base di fonti autorevoli quali la Banca d’Italia e l’indagine promossa dalle Camere dell’Emilia-Romagna e dall’Istituto Tagliacarne nell’ambito dell’Osservatorio sul credito. Le elaborazioni realizzate confermano la flessione degli impieghi, mentre i depositi sono in aumento.

Si riscontra un aumento dell’incidenza delle sofferenze (riconducibile principalmente al settore delle costruzioni). Nella maggior parte dei casi i finanziamenti bancari sono stati destinati al sostenimento delle spese correnti delle imprese e sono state invece penalizzate le strategie destinate ad accrescere la competitività. Le principali criticità percepite dalle imprese nel rapporto con la banca sono principale l’aumento generalizzato delle commissioni passive e la riduzione del credito concesso.

“In un contesto di crisi ancora diffusa e nel quale si intravedono i primi segnali di ripresa, il monitoraggio sistematico del credito contribuisce in modo significativo a delineare il quadro complessivo della situazione economica attuale. Il nostro impegno nel monitorare le principali dinamiche è condizione indispensabile per progettare azioni mirate ed efficaci - dichiara Alberto Zambianchi, presidente della Camera di Commercio di Forlì-Cesena -. Il rapporto tra imprese e banche è da sempre un elemento strategico per l’equilibrio e lo sviluppo del nostro sistema economico e il “credito e la finanza d’impresa” rappresentano linee prioritarie di intervento della Camera di Commercio. Le nostre azioni sono rivolte ad agevolare l’accesso al credito delle imprese, a promuoverne l’equilibrio finanziario e patrimoniale e ad alimentare i processi di investimento funzionali all’innovazione, alla crescita ed allo sviluppo. Operiamo inoltre a 360° affinché si ampli la cultura finanziaria delle imprese, a partire da quelle più piccole”.

I dati di contesto sul credito alle imprese (fonte Banca d’Italia )
Gli impieghi vivi in provincia, a ottobre 2014 sono diminuiti tendenzialmente del 4,8%. In regione la flessione è stata più sostenuta (-10,5%), mentre a livello nazionale la riduzione è apparsa minore (-4,1%). Il ridimensionamento degli impieghi vivi in provincia, avvenuto tra ottobre 2013 e ottobre 2014, ha riguardato in modo particolare il comparto delle costruzioni (-19,6%) e dei servizi (-3,5%), mentre l’industria ha presentato impieghi in moderata crescita (+1,0%). Per le piccole imprese provinciali (con meno di 20 addetti) i prestiti sono scesi del 9,3% (-6,7% in Emilia-Romagna e -5,6% in Italia), in quelle di maggiori dimensioni (con almeno 20 addetti) la flessione è stata pari al 4,4% (-4,5% in Emilia-Romagna e -4,3% in Italia). Complessivamente, imprese e famiglie produttrici perdono il 5,6% dei prestiti rispetto ai 12 mesi precedenti (-4,9% in regione e -4,5% in Italia). In flessione anche i finanziamenti alle famiglie consumatrici (-2,2%), con risultati meno negativi in regione (-1,8%) e in Italia (-1,3%).
Con riferimento, invece, al totale degli impieghi (quindi al lordo delle sofferenze), la flessione per la provincia è stata pari all'1,1% (-7,0% in regione e -2,0% in Italia). L’erogazione dei prestiti totali alle imprese private provinciali è stabile (+0,5%); -0,7% per le famiglie consumatrici. Al 30 settembre 2014 l’incidenza delle sofferenze sugli impieghi bancari in provincia di Forlì-Cesena si è attestata al valore record del 10,35%, livello superiore al dato regionale (9,80%) e nazionale (9,29%). In ambito regionale, la provincia di Forlì-Cesena si è collocata nella fascia relativamente più colpita dal fenomeno, al quarto posto nella classifica decrescente dopo Ferrara (15,54%), Rimini (14,62%) e Piacenza (11,32%), immediatamente seguita da Modena (10,31%).

Al 31 ottobre 2014 i depositi bancari totali in provincia di Forlì-Cesena sono cresciuti del 5% rispetto alla situazione di un anno prima. Si tratta di un incremento superiore a quello rilevato in Emilia-Romagna (+2,8%), ma in linea con quello nazionale (+5,5%). Il gruppo delle famiglie “consumatrici” e assimilabili, che costituisce il 72,6% dei depositi provinciali totali, ha registrato un incremento del 5,6% (+1,3% in regione e +1,9% in Italia) rispetto alla situazione di un anno prima. I depositi delle imprese private, pari al 15,4% del totale provinciale, sono aumentati del 13,5% (+5,9% in Emilia-Romagna, +4,9% in Italia).

Osservatorio sul credito realizzato dal Sistema Camerale regionale: Indagine sul rapporto banca-impresa realizzata in collaborazione con Istituto Tagliacarne: principali risultati relativi alla provincia di Forlì-Cesena e confronto regionale (dicembre 2014)
In base ai risultati dell' indagine campionaria sul credito predisposta dall’Istituto Tagliacarne, con la collaborazione di Unioncamere Emilia-Romagna, nel corso del 2014 le imprese della provincia indicano le principali criticità nel rapporto con la banca nel generalizzato aumento delle commissioni passive (per il 35,2% dei casi) e nella riduzione del credito concesso (13,9%). Le criticità percepite nel rapporto banca-impresa sono le medesime anche in Emilia-Romagna, sebbene in entrambi i territori in esame circa un terzo dei rispondenti non identifichi nessuna criticità nel rapporto con il proprio istituto di credito. Il 47,1% delle imprese della provincia giudica adeguato il livello quantitativo di credito (il 47,2% in regione), così come il 41,9% dei rispondenti provinciali lo giudica non adeguato (il 41,9% anche in regione). La maggioranza dei rispondenti in provincia (il 47,7%) ritiene gli strumenti di credito offerti adeguati (il 49,9% in regione), ma il 43,9% giudica i tempi di istruttoria troppo lunghi (il 43,5% in regione).

La percezione del 54,6% dei rispondenti provinciali, in tal caso, è quella di stabilità del tasso di interesse applicato rispetto al 2013 (il 52,4% in Emilia-Romagna). Anche sul fronte delle garanzie richieste, il 50,3% dei rispondenti provinciali le ritiene eccessive (il 53,4% in regione) – anche se la loro domanda è percepita come stabile.
Il 54,2% delle imprese della provincia giudica, complessivamente, il costo del finanziamento troppo elevato (il 54,1% in regione) e percepito in aumento rispetto al 2013 da circa la metà dei rispondenti (il 48,1% in provincia, il 42,3% in regione).Il 25,9% delle imprese della provincia con una linea di credito aperta, nel corso del 2014 ha sconfinato a fronte del 23,6 del 2013 e del 48,2% del 2012; in regione la percentuale è pari al 27,4%. In particolare, nel 15,7% dei casi totali, lo sconfinamento ha comportato una richiesta di rientro da parte dell’istituto di credito (il 16,3% in regione), mentre nel 10,2% dei casi l’impresa, pur non avendo rispettato i tempi di pagamento, non ha ricevuto alcuna richiesta di rientro (l’11,1% in regione); tali modeste differenze possono essere riconducibili ai tempi e all’entità dell’importo sconfinato. La quota di imprese provinciali che invece è riuscita a rispettare i tempi di pagamento risulta pari al 69,4%, dato leggermente migliore di quello regionale (67,5%).

La principale motivazione dei problemi finanziari delle aziende rispondenti è riconducibile alla difficoltà nella riscossione dei crediti (nella metà dei casi in provincia, il 47,1% in regione) e da altre difficoltà non prevedibili (per il 25%). I risultati delle interviste riportano come il principale strumento di reperimento delle risorse finanziarie, utilizzato dalle imprese della provincia per sostenere la gestione corrente, lo smobilizzo dei crediti quale l’anticipo su fatture (47,4% dei casi in provincia e il 45,2% in regione)e il “salvo buon fine”. Altre modalità di finanziamento, meno diffuse, il mutuo (29,9% in provincia, 25,4% in regione) e l'apertura di credito in conto corrente (15,6% contro 19,0%).

Nella maggior parte dei casi la destinazione delle risorse finanziarie reperite con i finanziamenti bancari è il sostenimento delle spese correnti (61,9%), in particolare per l’acquisto di materie prime e semilavorati (44,5%), il pagamento di debiti verso fornitori (38,1%) o per la copertura dei costi del personale (31,6%), penalizzando le strategie di crescita destinate ad aumentare la competitività dell’impresa in termini di investimenti materiali e immateriali. Le aziende che hanno dichiarato di utilizzare le risorse raccolte per investimenti sono state, infatti, il 12,9% dei rispondenti a livello provinciale (8,7% in Emilia-Romagna).

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