"Qui viviamo di turismo d'affari, siamo in ginocchio". L'hotel chiude, non succedeva dal 1964

"Capisco che noi siamo pochi a Cesena, e si parla sempre di bar, ristoranti, negozi, ma anche noi esistiamo"

Hotel Casali chiuso. Non era più accaduto dal 1964, quando venne terminata la costruzione della parte superiore. Ma, purtroppo, da giorni le camere erano quasi tutte vuote. Le ultime due cancellazioni sono arrivate domenica mattina.

Gli alberghi di Cesena sono letteralmente in ginocchio, ma forse l'immagine di una categoria che comunque sta ancora sulle ginocchia non basta a rendere l'idea, bisogna scendere ancora più giù. "Noi viviamo essenzialmente sul turismo d'affari, del business, e la nostra alta stagione va da metà gennaio a maggio - spiega Simonetta Matassoni, presidente dell'associazione albergatori di Cesena - Ma già da metà gennaio, col propagarsi del virus in Oriente e il blocco dei voli, abbiamo accusato un iniziale calo. A febbraio praticamente non abbiamo lavorato nulla e ora stiamo lavorando per cancellare le prenotazioni di marzo e di aprile. Parlare di disastro è usare un eufemismo".

"A metà gennaio Technogym ha, giustamente, annullato un evento importante che doveva richiamare persone dall'estero, anche dall'Oriente - le fa eco Ketty Cappelletti, referente del Casali - per noi è stato un colpo pesante, di migliaia di euro. Poi è arrivato febbraio e abbiamo iniziato ad avere il virus in casa noi e quindi è stato un continuo annullare prenotazioni. Ma mi chiedo se nei mesi in cui dovevamo lavorare meglio, siamo costretti a chiudere, e non sappiamo nemmeno quando andrà avanti, come facciamo? Come possiamo pagare dipendenti, fornitori, le tasse? Abbiamo assolutamente bisogno di un aiuto. Prima di tutto dal Comune, poi dalla Regione e dallo Stato. Ci devono sospendere i pagamenti previsti, tasse e imposte, e poi bisognerà pensare anche a estendere la cassa integrazione in deroga e a qualche aiuto dalle banche. Altrimenti non sopravviviamo".

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E' come la richiesta di un malato in terapia intensiva quella lanciata dal settore del turismo d'affari, un malato che non vede la fine del tunnel. "Mettiamo che tra un mese o due finisca in Italia - aggiunge Ketty Cappelletti - prima di tutto la nostra stagione termina in maggio per riprendere in settembre, quindi, noi avremmo bisogno di ossigeno per un periodo molto lungo, ma poi bisogna mettere in preventivo il fatto che gli altri Paesi d'Europa, arrivati dopo di noi, avranno i nostri problemi, quindi non si sposteranno. E noi non lavoreremo. Capisco che noi siamo pochi a Cesena, e si parla sempre di bar, ristoranti, negozi, ma anche noi esistiamo e la nostra sopravvivenza è legata ancor di più degli altri esercizi pubblici alla stagionalità e agli spostamenti. Qualcuno deve darci una mano, altrimenti questo virus ci spazza via tutti".

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