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Spesa e sacchetti bio, si riaccende la polemica: "Una farsa"

"Gli imprenditori del commercio - afferma il presidente Confcommercio cesenate Corrado Augusto Patrignani - si trovano di fronte ad una situazione kafkiana"

La Fida cesenate Federazione Dettaglianti dell'Alimentazione critica la circolare del Ministero della Salute che permette ai consumatori di portare da casa shopper biocompostabili per l'asporto di alimenti. "La soluzione prospettata dal Ministero – afferma la Fida cesenate presieduta da Marino Pieri - è totalmente avulsa dalla realtà e non tiene minimamente conto delle dinamiche che avvengono all'interno di un esercizio commerciale. I sacchetti biocompostabili utilizzati dagli esercizi commerciali sono ceduti ai consumatori sottocosto nella quasi totalità dei casi".

"Non si capisce quindi dove sarebbe la convenienza dei consumatori, visto che la circolare stessa impone le stesse caratteristiche ai sacchetti portati da casa - chiosa -. La stragrande maggioranza dei negozi della media e grande distribuzione ha reparti ortofrutta self service; pertanto non c'è un operatore che potrebbe farsi carico di verificare l'idoneità dei sacchetti. Anche nel caso in cui i sacchetti fossero idonei, bisognerebbe contraddistinguerli con un simbolo o un'etichetta; diversamente i cassieri, che mai sono le stesse persone che operano nel reparto ortofrutta, non saprebbero come fare a riconoscere i sacchetti portati da casa".

"Nelle bilance - prosegue il presidente Fida cesenate Marino Pieri-  è stato preimpostato il costo del sacchetto, per cui occorrerebbe stornare manualmente in cassa ogni sacchetto, sempre che si sia risolto il problema di riconoscerli. C'è infine il problema della tara, che è rinviato ad un altro Ministero, ma che non è risolvibile, perché, come detto prima, i reparti sono ormai quasi tutti a libero servizio, pertanto è improponibile dover mettere un addetto per assolvere a questo compito".

"Gli imprenditori del commercio – prosegue il presidente Confcommercio cesenate Corrado Augusto Patrignani - come ha giustamente rilevato il nostro presidente nazionale Sangalli si trovano di fronte ad una situazione kafkiana. Devono far fronte ad una circolare del Ministero della Salute che, da una parte, li obbliga ad accettare i sacchetti portati da casa dai consumatori e, dall'altra, a verificare che gli stessi siano conformi alle leggi, nuovi, biodegradabili ed integri. Questa procedura oltre ad attribuire responsabilità improprie agli imprenditori può alterare le condizioni igienico-sanitarie degli esercizi commerciali e produrre danni alla salute. E' evidente che questo provvedimento va corretto e che i sacchetti devono essere venduti esclusivamente all'interno dei negozi": 

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