Piadina Romagnola Igp, il M5S interroga sul destino dei chioschi

Dopo aver citato la recente sentenza del Consiglio di Stato sul divieto di utilizzo dell'Igp 'piadina romagnola' per prodotti industriali al di fuori del territorio romagnolo, nell'interrogazione si chiede conto della diffusa "presenza di piccoli produttori"

“La Regione ha intenzione di sostenere l’attività dei micro produttori di piadina romagnola, in particolare nei chioschi o in piccole strutture agrituristiche?”: lo chiedono i consiglieri M5s Andrea Bertani, Giulia Gibertoni e Raffaella Sensoli in una interrogazione in cui ripercorrono il “tema dell’Igp per la piadina romagnola, oggetto di recentissime attenzioni da parte della stampa e di un dibattito sfociato in un articolato e prolungato confronto giudiziario”.

Dopo aver citato la recente sentenza del Consiglio di Stato sul divieto di utilizzodell’Igp ‘piadina romagnola’ per prodotti industriali al di fuori del territorio romagnolo, nell'interrogazione si chiede conto della diffusa “presenza di piccoli produttori, individuati normalmente nei chioschi, la cui attività- aggiungono i consiglieri- è rivolta a una clientela locale o a turisti".

L’offerta di questi chioschi, elementi caratteristici dell’economia, oltre che del “paesaggio fisico e culturale della Romagna”, sarebbe contrassegnata anche da ricette familiari, che proporrebbero, si legge nel testo, “minime modifiche rispetto al disciplinare Igp, che individua, tra l’altro, gli ingredienti necessari, temperatura e tempi di cottura e localizza la dimensione geografica del prodotto a marchio protetto nelle località di produzione, definite in un puntuale elenco di comuni nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini e Bologna".

Recentemente- aggiungono- sarebbe anche emersa "la questione di possibili sanzioni, tra l’altro anche già elevate, come nel caso di un piccolo produttore del territorio di Bagnacavallo (Ravenna), nei confronti di micro produttori locali che utilizzano l’espressione piadina romagnola per un’offerta non certificata Igp". A questo proposito i consiglieri segnalano che l’acquisizione della certificazione Igp o Dop ha “costi non marginali e risulta interessante e sostenibile soprattutto per quei produttori che per mole di produzione e tipologia del mercato di riferimento possono trarre un vantaggio competitivo da questa scelta”.

Di conseguenza, a parere degli esponenti del M5s, la disponibilità di marchi Igp o Dop, in sé positiva, “può però costituire ostacoli per produttori di piccolissime dimensioni, a cui può risultare difficile l’accesso al marchio a fronte di una clientela che è per lo più abituale in una dimensione di prossimità”.

Servono quindi strumenti "che possano aiutare l’esercizio di queste attività economiche, oltre a valorizzare le coltivazioni e l’impiego di materie prime locali", di qui la richiesta dei consiglieri alla Giunta di assicurare "specifiche forme di supporto alla certificazione Igp nel caso delle produzioni alimentari destinate al consumo immediato o ravvicinato e forme specifiche di tutela ai prodotti agroalimentari tradizionali". I consiglieri domandano infine se la Regione intenda sostenere, nella produzione della piadina romagnola, "l’impiego di materie prime di filiera breve e il consumo di prodotti a km 0, in particolare da parte dei piccoli produttori artigianali".

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