I numeri di Trevi che fa i conti col Covid: "Confermata la validità del piano industriale"

Il Consiglio di amministrazione ha esaminato i dati preconsuntivi del Gruppo relativi all’esercizio 2019

Il gruppo Trevi comunica che, ferma restando  la validità delle linee guida del Piano Industriale approvato il 1° aprile 2019, il  Consiglio di amministrazione ha esaminato i dati preconsuntivi del Gruppo relativi all’esercizio 2019 che "mostrano significativi scostamenti rispetto ai corrispondenti dati previsionali contenuti nel Piano Industriale". 

In particolare, "i dati preconsuntivi per l’esercizio 2019 registrano ricavi consolidati per euro  624,3 milioni (circa 50 milioni di euro inferiori alle previsioni del Piano Industriale); EBITDA ricorrente per  Euro 59 milioni (circa  2 milioni inferiore alle previsioni del Piano Industriale) EBITDA per Euro 41  milioni (circa Euro 16 milioni inferiore alle previsioni del Piano Industriale); EBIT negativo per Euro 38  milioni (circa Euro 47 milioni peggiore delle previsioni del Piano Industriale);  Risultato netto, prima della  quota di terzi, negativo per Euro 73 milioni (circa Euro 236 milioni peggiore delle previsioni del Piano  Industriale); un indebitamento finanziario netto di Gruppo pari ad Euro 732 milioni (circa Euro 519  milioni peggiore delle previsioni del Piano Industriale)". 

I dati preconsuntivi 2019 sono stati confrontati con i dati del Piano Industriale. "I suddetti scostamenti rientrano - sottolineano l'azienda -  nei range previsti dalle analisi di sensitività che sono state svolte  da parte dell’esperto nell’ambito delle attività di attestazione richieste dall’art. 182 bis della Legge  Fallimentare. La Società ritiene, pertanto, che gli stessi non siano tali da pregiudicare il raggiungimento  degli obiettivi previsti dal Piano Industriale nell’orizzonte temporale da esso considerato (2019-2022).  Il Consiglio di Amministrazione ha altresì preso atto degli scostamenti ipotizzati rispetto alle previsioni  contenute nel Piano Industriale per l’esercizio 2020 a causa dell’andamento gestionale/reddituale del  Gruppo osservato dall’inizio dell’esercizio, come influenzato negativamente anche dagli impatti della  pandemia da Covid-19".

"Sulla base di assunzioni inerenti, tra l’altro, alla prosecuzione temporale degli  effetti negativi della pandemia in corso e alle ricadute sul business aziendale svolto dal Gruppo, devono essere aggiornate al ribasso le previsioni di risultato del Gruppo per l’esercizio 2020. In particolare, si è  assunto che lo stato di emergenza nazionale e internazionale si protragga per un trimestre intero (1°  marzo – 31 maggio 2020) in relazione alle aree geografiche in cui il Gruppo opera, con confinamenti e  limitazioni ai trasporti ed alle attività industriali, ipotizzando per il periodo successivo una ripresa graduale,  nonché che il Gruppo continuerà ad operare, evitando costi non necessari e mirando a non perdere  possibili vendite, in Paesi non toccati dall’emergenza Coronavirus e in Paesi che sembrano esserne usciti  dando già alcuni segnali di ripresa.  Anche l’impatto negativo sui risultati del Gruppo atteso per l’esercizio 2020, derivante dalla pandemia,  rientra comunque nei range previsti dalle analisi di sensitività che sono state svolte sul Piano Industriale  da parte dell’esperto nell’ambito delle attività di attestazione richieste dall’art. 182 bis della Legge  Fallimentare, considerato (tale impatto negativo) congiuntamente agli scostamenti registrati per l’esercizio  2019". 

"Quanto agli esercizi 2021 e 2022 - spiega l'azienda - tenuto conto che le misure ipotizzate dal Governo italiano e da quello di  altri Paesi europei ed extra-europei prevedono che il rilancio dell’economia, che sarà necessario dal  momento in cui l’emergenza sanitaria sarà terminata, dovrà principalmente avvenire attraverso piani di  investimento straordinari soprattutto in infrastrutture, circostanza di cui potrebbero beneficiare in futuro le  attività del Gruppo, Trevifin prevede che nei suddetti esercizi si possano creare le condizioni per  recuperare volumi e margini reddituali che si stima non conseguibili nel 2019 e nel 2020, in modo tale da  perseguire gli obiettivi previsti nel Piano Industriale, seppure non su base annuale, nell’arco temporale  complessivo da esso considerato (2019-2022).  Il perdurare della situazione di emergenza oltre il 31 maggio 2020 potrebbe tuttavia rendere inattendibili le  assunzioni prese in considerazione in relazione all’anno 2020 e imporre ulteriori verifiche circa le  previsioni di raggiungimento degli obiettivi del Piano Industriale nell’arco temporale considerato".  

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