La Summer School ricorda il fallimento di Lehman Brothers: "Importante guardare a crisi dieci anni fa per non ricaderci

Ricordato l’anniverario dell’annuncio del fallimento di Lehman Brothers, avvenuto il 15 settembre di dieci anni fa

Sabato denso di appuntamenti per la Summer School della Scuola di Politiche a Cesenatico. In mattinata è intervenuto Corrado Passera, che ha parlato dell’anniverario dell’annuncio del fallimento di Lehman Brothers, avvenuto il 15 settembre di dieci anni fa. "Dalla crisi del 2008, come mondo, abbiamo capito che, come minimo, l’eccesso di debito crea problemi - ha affermati Passera -. La grande crisi è partita dagli Stati Uniti e si è diffusa in tutto il mondo e ha avuto conseguenze non solo economiche, perché se noi oggi abbiamo questo grande malessere sociale e negatività nei confronti delle classi dirigenti è anche perché c’è stata quella crisi che ha dimostrato tutti i limiti della turbo-finanza, del liberalismo estremo e anche il modo in cui è stata gestita non ha soddisfatto la generale. Debito avevamo e debito abbiamo, malessere avevamo e malessere abbiamo, diseguaglianza di reddito e di ricchezza avevamo e continuiamo ad avere. L’Europa si è data degli strumenti, così come gli Stati Uniti, hanno reso le banche più forti, obbligandole ad avere meccanismi di garanzia più forti, però se non stiamo attenti, quel tipo di bolla finanziaria, che poi ha causato i problemi dieci anni fa, è ancora sotto la cenere. Parte del debito è passato dal privato al pubblico, parte del debito è passata dalla parte regolata dell’industria. E’ molto importante riguardare all’esperienza di dieci anni fa per evitare che ci ricadiamo dentro".

Ha preso la parola anche Joacquin Almunia, ex Commissario UE agli Affari Economici e Monetari, nell’incontro: “15 settembre 2008, fallimento di Lehamn Brothers, i 10 anni che hanno sconvolto l’Europa”. "Noi siamo un Paese che ha 800 miliardi di spesa pubblica e, se è ragionevole non aumentarla con deficit, è altrettanto ragionevole porsi l’obiettivo di avere più investimenti e meno consumi - ha detto Almunia -. Se la prossima legge di stabilità dovesse richiedere all’Europa una flessibilità maggiore, io spero che sia per fare investimenti, per aumentare il potenziale di crescita del Paese e poi io mi aspetto dall’Europa e la volontà che abbia il coraggio di mettere investimenti in quattro cose che sono fondamentali per il futuro: infrastrutture, innovazione e ricerca, formazione ed education e difesa. Difesa propria dell’Europa che, se aspira ad essere una grande potenza, deve essere anche una costruzione politica e difendibile. Una difesa autonoma potrebbe evitare di essere il vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro. Nessun singolo Paese può giocarsela a livello globale. L’Europa unita politicamente, può giocarsela a livello globale”.

“Nel 2008 gli europei avevano la speranza che la crisi non valicasse l’Atlantico; ma era una speranza vana, invece è arrivata anche in Europa - ha concluso -. Il grado di interconnessione delle economie europee è molto più elevato rispetto agli strumenti comuni che abbiamo per far fronte alla prossima crisi. Non sappiamo dove e quando arriverà la prossima crisi ma siamo sicuri che avverrà una prossima crisi, lo insegna la storia del capitalismo; e ora che non siamo in crisi e abbiamo forte la memoria della crisi del 2008, dobbiamo prendere delle decisioni. Però sembra che  i governi, i leader europei, quando non c’è crisi sono più cauti nel prendere decisioni”.

Sulle prossime elezioni europee commenta: “Le prossime elezioni europee di maggio prossimo ruoteranno attorno alla dicotomia, tra sostenitori dell’integrazione europea e della democrazia liberale, parlamentare, per come la conosciamo, e i populisti, gli xenofobi, i nazionalisti escludenti, antieuropei, che cercano di massacrare l’integrazione europea, calpestando i valori europei, smettendo di rispettare i diritti umani e maltrattando i migranti, lanciando proposte totalmente erronee e dati falsificati per cercare di confondere l’opinione pubblica. Questo è un dibattito molto importante e spero che il prossimo Parlamento Europeo, i democratici europei, riescano a mantenere una maggioranza chiara e se questa maggioranza si conferma – e spero sia così – non mancherà la proposta.

Io spero che non si materializzi un Parlamento antieuropeo, ma dal passato dobbiamo ricavare una lezione e non dimenticare i rischi che esistono. Dobbiamo metterci al lavoro, prendere  decisioni, superare gli egoismi nazionali, superare le posizioni contrarie agli accordi perché l’Europa deve progredire, ci interessa che progredisca, ci conviene che avanzi per avere un futuro migliore rispetto al presente e per evitare le crisi come quelle già sperimentate. E queste proposte devono essere influenzate da un dialogo per mettere la paura alla corda, la paura porta all’incapacità di governare le situazioni.

Il consiglio che possa dare agli studenti di SdP è che apprendano dagli errori compiuti dalla società che gli stiamo lasciando e comprendano che i valori che sono sempre stati all’origine dell’integrazione europea e che sono valori irrinunciabili della democrazia. Il futuro dipende dal fatto che continuiamo a coltivare questi valori.”

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