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"La metà delle imprese prevede di tornare ai livelli pre-crisi entro marzo 2022": c'è preoccupazione

Confartigianato Cesena è preoccupata per la quantità di risorse indicata per finanziare il Dl Sostegni

“A nostro giudizio, anche a fronte delle nuove misure restrittive varate dal Governo – dichiara il Gruppo di Presidenza forato da Daniela Pedduzza, Stefano Ruffilli e Marcello Grassi - sono insufficienti per coprire il fabbisogno delle imprese, in particolare di alcune categorie: dalla moda al legno-arredo fino alla filiera del turismo. “Servono indennizzi adeguati alle perdite subite dalle imprese sia nel 2020 che nel 2021 da erogare in tempi rapidissimi, eliminando il criterio dei Codici Ateco. Altrimenti le aziende non possono reggere. La crisi provocata dalla pandemia ha già messo a rischio il 32% degli artigiani e delle piccole aziende. Per accelerare i tempi della ripresa, si facciano i vaccini rapidamente e in modo massiccio: fatti quelli e messa in sicurezza la popolazione, secondo una rilevazione di Confartigianato, il 51% delle piccole imprese prevede di recuperare i livelli di fatturato pre-crisi entro il primo trimestre 2022”.

“Secondo Confartigianato – prosegue il Gruppo di Presidenza - serve un ammortizzatore sociale universale ma non identico per tutti i settori: uguale per tutti mortificherebbe le esperienze positive maturate nell’artigianato e le nostre specificità. La riforma deve poggiare su una analisi storica e articolata per settori degli ammortizzatori sociali. Nel 2020 Confartigianato ha msso in campo, con il Fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato, un sostegno straordinario erogando prestazioni per oltre 2 miliardi a 750mila lavoratori e 211mila aziende. Abbiamo anche allargato il campo a prestazioni di welfare e di sanità integrativa, dimostrando così che il nostro sistema della bilateralità funziona ed è indispensabile per mettere in sicurezza famiglie e lavoratori. Occorre implementarlo e rendere meno farraginoso e burocratico il sistema della cassa integrazione”.

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