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La cesenate "Colombarda" al Vinitaly: "Bassa qualità in Romagna? Ma se vinciamo nei confronti alla cieca"

Un binomio, quello tra gusto e identità, premiato da esperti e mercato. Micaela Dionigi è la titolare di una cantina

Al Vinitaly – evento centrale per l’universo vitivinicolo non solo italiano ma internazionale –  ma ancor prima, al lavoro ogni giorno in cantina e a contatto con distributori e consumatori, sono presenti non solo i nomi più altisonanti del panorama produttivo ma centinaia di piccole realtà, vero vanto e motore della qualità del settore. Tra queste, le cantine di Romagna brillano per la capacità di proporre vini di altissimo valore a forte connotazione locale. Un binomio, quello tra gusto e identità, premiato da esperti e mercato. Micaela Dionigi è la titolare di una cantina – la Tenuta Colombarda, 20mila bottiglie nel 2016 da vitigni autoctoni – che ben può rappresentare questa passione, ingegno e volontà.

Anzitutto, due cenni sulla vostra azienda…
La Colombarda nasce nel 1850; si tratta di una tenuta antichissima. Si trova a San Vittore di Cesena in una posizione favorita da un microclima particolare grazie alla presenza di boschi, colline e alla vicinanza del mare. Puntiamo sulla produzione di vitigni autoctoni vinificati in purezza e in acciaio.

E nel futuro, come si vede la Tenuta? Qualche novità all’orizzonte?   
Ci saranno tante sorprese legate sempre all’originalità delle nostre varietà autoctone ma per ora preferiamo mantenere uno scaramantico riserbo…

Uscendo dai vostri vigneti: da piccolo produttore di qualità, quali i punti di forza e di debolezza della Romagna? Cosa manca alla nostra terra per affermarsi pienamente al pari di altri territori? E’ solo un difetto di marketing o c’è di più?
Purtroppo la Romagna è considerata come una zona produttrice di vini di bassa qualità, quando invece ci sono produttori e aziende che danno vita a vini di altissimo livello che escono vincitori anche da confronti alla cieca con regioni più blasonate. 

Come si propongono i nostri produttori al Vinitaly? 
Ognuno si propone nella maniera migliore in modo da far intendere sempre meglio la bontà delle produzioni romagnole. Questo è quello che ci aspettiamo nel bene di tutte le aziende romagnole presenti a Vinitaly e che svolgono un lavoro eccellente. Non a caso noi siamo all’interno dello stand del Consorzio Vini di Romagna assieme a un’altra trentina di aziende socie, proprio per rappresentare al meglio l’intero territorio.

Tema export: grande occasione o tappa obbligatoria per chi produce qualità?  A quali Paesi proporsi?  
Tappa doverosa direi. I mercati stanno cambiando e sono stratificati. In un momento dove c’è tanta confusione, oggi una strada sicura non sembra esserci: è meglio essere vigili e provare in tutte le direzioni fino a quando si trova la propria strada.

Guardando alle botti altrui: una cantina che ammirate o un vino che vorreste fosse il vostro?
Difficile a dirsi visto la tanta qualità delle produzioni romagnole. Vini invidiabili in Romagna sono tanti. La cosa importante, a nostro avviso, è non “omologare” i vini perché farli come gli altri non avrebbe senso e il desiderio è quello di dare ai mercati qualcosa di diverso. È bello che ogni azienda mantenga il suo stile, cosa non difficile in Romagna se si pensa alla originale frammentazione del territorio. 
 

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