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La campagna di bar e ristoranti: "Possiamo garantire un servizio sicuro anche all'interno"

"L'apertura ai clienti nei soli spazi aperti e con il capestro del coprifuoco è lesiva della dignità stessa dei pubblici esercizi, oltre che dei loro legittimi interessi economici"

"L'apertura ai clienti nei soli spazi aperti e con il capestro del coprifuoco è lesiva della dignità stessa dei pubblici esercizi, oltre che dei loro legittimi interessi economici, che hanno speso tante risorse e danaro per rispettare i protocolli della ripartenza, adeguandosi e ciò che era loro chiesto".

Lo rimarca la Fipe Confcommercio cesenate che da domani 1° maggio avvia una nuova campagna di sensibilizzazione in città. "Lo faremo a Cesena, in tutto il territorio, di concerto all'azione della Confederazione nazionale - affermano i presidenti Fipe cesenate ristoratori Vincenzo Lucchi e baristi Angelo Malossi -. Nei giorni scorsi abbiamo criticato il divieto assurdo, senza alcun fondamento scientifico e logico del divieto di consumo al banco per i bar che assume le sembianze di una tortura psicologica - affermano i presidenti -, ora proseguiamo l'opera. Il nostro è un messaggio molto diretto verso le istituzioni, l'opinione pubblica e i clienti. Lo diffonderemo sui social con grafiche le quali mostreranno l'interno di un locale con il servizio al tavolo, e gente assembrata nei marciapiedi che mangia e beve. Ci sarà la domanda "Dove ti senti più sicuro?". Fipe chiede di abbandonare la strategia perdente delle chiusure programmate e le differenze all'esterno e all'interno mettendo come unica discriminante le misure di sicurezza. Deve essere chiaro che i pubblici esercizi sono un luogo sicuro, controllato, e rispettoso delle normative sanitarie previste. Siamo gli unici, che sia all'interno o all'esterno, che possano garantire un consumo in piena sicurezza. Nel nostro stile civile e corretto chiediamo con risolutezza a livello territoriale e nazionale che le nostre richieste vengano accolte e che si proceda a una riapertura totale e definitiva dei pubblici esercizi. La soluzione non è chiudere ristorati e bar, durante il periodo in cui siamo stati chiusi i contagi sono saliti. Bisogna cercare altrove e non continuare a colpire un settore già al collasso. Vogliamo lavorare per intero, basta col lavoro a spizzichi e bocconi".

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