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Jolly Service annuncia il trasloco a Forlì, Patrignani: "Evitare che succeda"

"La prima risorsa economica per un territorio è costituita dal sistema delle sue imprese che portano lavoro, reddito e crescita. Per questa ragione va fatto di tutto per evitare che imprese insediate nel nostro territorio emigrino"

“La prima risorsa economica per un territorio è costituita dal sistema delle sue imprese che portano lavoro, reddito e crescita. Per questa ragione va fatto di tutto per creare un ambiente favorevole allo sviluppo ed evitare che imprese insediate nel nostro territorio emigrino altrove perché da altre parti trovano condizioni migliori”: è la reprimenda di Corrado Augusto Patrignani, presidente di Confcommercio cesenate.

La sua riflessione sorge a proposito della vicenda riguardante la Jolly Service, impresa cesenate con un centinaio di occupati che ha annunciato l'intenzione di costruir il nuovo capannone a Forlì perché a Cesena non avrebbe avuto la possibilità di ampliarsi com'era nelle sue aspettative. La Jolly Service, infatti, ha chiesto un cambio di destinazione urbanistica – negato dal Comune – per poter unire le sue attività in un'unica sede su un terreno di via Lupa a Diegaro. Sul progetto, come è noto, si è espresso contrario un comitato di residenti che hanno rilevato una serie di criticità per il nuovo insediamento industriale su questo pezzo di territorio agricolo di Cesena.

Continua Patrignani, prendendo posizione a favore della Jolly Service di Salcini: “Confcommercio auspica che la politica possa evitare l'impoverimento imprenditoriale del territorio scongiurando la perdita di una impresa così importante e strutturata, con la speranza che ancora ci siano i margini per evitare il triste epilogo. Più in generale Confcommercio chiede agli amministratori che le imprese vengano messe nelle condizioni migliori possibili per nascere e competere sul mercato, con un sistema tributario, burocratico e di politiche per lo sviluppo che riguardino anche gli insediamenti che sia sostenibile per chi si mette in proprio e crea ricchezza”.

“er sostenere le imprese e affermarne veramente la centralità (non soltanto a parole) servono atti e fatti certi: meno tasse e tributi locali più bassi (troppi comuni hanno spinto la leva fiscale al massimo), un radicale disboscamento burocratico (la situazione attuale disincentiva il fare impresa con una corsa ad ostacoli senza fine di adempimenti) e azioni facilitanti per salvaguardare la rete di imprese esistente, mantenere in loco quelle insediate e capacità di attirarne altre.

Si tratta di interventi indispensabili per rafforzare la competitività del sistema territoriale perché senza imprese non c'è lavoro e non c'è il benessere e così si regredisce e ci si impoverisce. Spetta alla politica trovare i modi per evitare che le imprese siano costrette ad emigrare altrove, non lasciando nulla di intentato: è anche questo il suo mestiere. Un'impresa che se ne va è sempre una sconfitta”.

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