Arriva la salassata di Natale: "per imprese spese fino a 60mila euro"

Natale, tempo di gioia e speranza? Ormai no. Per le imprese artigiane si materializza lo spettro delle feste più belle dell'anno con movimenti finanziari medi in uscita di 50-60mila euro

Natale, tempo di gioia e speranza? Ormai no. Per le imprese artigiane si materializza lo spettro delle feste più belle dell'anno con movimenti finanziari medi in uscita di 50-60mila euro. E' quanto emerge dalle stime Confartigianato cesenate, che ha effettuato i conteggi degli emolumenti da pagare a fine anno a carico delle imprese. Insomma, sotto l'albero altro che tredicesime. Ma un'autentica salassata.

Un dato probante è quello medio che riguarda imprese con 4, 5 dipendenti e immobili di proprietà. Se i dipendenti sono tre l'importo scende a 45-50mila, ma resta improbo. "I conti sono presto fatti - informa il segretario Stefano Bernacci -. Acconto Irap 5600 euro, acconto Irpef soci-titolare 18mila euro; acconto Inps socio-titolare 12mila euro. Stipendi novembre 6.400 euro, tredicesima 4.300 euro. Contributi ai dipendenti 3000 euro, pagamento Iva 4000 euro, Imu 2600 euro. In tutto fanno 56mila euro, e servirebbe un mutuo, se li facessero".

"Si tratta di scadenze ravvicinate, che incombono come una spada di Damocle: mentre gli anni scorsi di questi tempi le banche cercavano gli imprenditori per proporre fondi ad hoc destinati al pagamento delle scadenze e delle tredicesime - chiosa Bernacci -. Oggi a chi chiede liquidità le banche, invece, rispondono picche. In più le imprese non riscuotono, né da Stato ed enti pubblici, né da privati. I pagamenti entro 60 giorni sono un miraggio. La conclusione è tanto semplice quanto drammatica: questa strettoia di Natale per alcuni può essere l'anticamera del fallimento, con un fine anno costellata di chiusure di imprese".

"I redditi d'impresa si sono assottigliati - osserva Bernacci - visto che non sono variabili indipendenti. Quelli resi noti dal Comune relativi al 2011 sono indicativi: si tratta di redditi figli della crisi, ci sono imprese senza redditi, indebitate, altre hanno chiuso. A chi innesca il retropensiero di dichiarazioni poco attendibili ricordiamo che stando agli studi di settore i redditi delle imprese artigiane sono congrui all'80%, in ogni caso ben vengano modifiche nel settore fiscale, a partire dalla introduzione del conflitto di interessi".

"Pur in questa situazione molto grave gli imprenditori resistono - aggiunge Bernacci - , ma bisogna liberarli  da una logica punitiva e vessatoria. Servono risposte immediate da parte di enti e banche per farli sentire meno soli - rimarca Bernacci -: un'impresa artigiana ha in media tre, quattro dipendenti, pertanto è un nucleo familiare, una cellula sociale  e sostenere le imprese significa anche prevenire problemi sociali".

"Per non umiliare lo spirito imprenditoriale - afferma il segretario Confartigianato - serve una tregua sui controlli burocratici, umanizzando procedure che sono divenute torturanti; serve un accordo con le banche, specie quelle locali, per ravvivare il ciclo dei finanziamenti e immettere liquidità per sostenere il sistema imprenditoriale; servono inoltre segnali dai comuni con l'abbassamento dell'Imu nei bilanci preventivi".

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"Va bene preservare i servizi sociali, ma se va in crisi il sistema delle imprese diffuse, anche la rete sociale dovrà essere rivoluzionata e richiederà interventi ancor più impegnativi e forse non più sostenibili". "Siamo molto preoccupati per il 2013 - chiude Bernacci -. non ci sono risorse per gli ammortizzatori sociali e il rischio è che vi siano risvolti drammatici su disoccupazione e coesione sociale del nostro territorio".

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