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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Economia

Il report dell'annata agraria: caldo torrido, scarse piogge e freddo fuori stagione. "Compromesse le colture"

E’ la fotografia che emerge dall’Annata agraria di Cia Romagna, il tradizionale rapporto sui comparti e sulle colture delle aree del ravennate, forlivese-cesenate e riminese

L’annata agraria 2021 (novembre 2020/ottobre 2021) è stata caratterizzata da notevoli criticità meteorologiche che hanno causato conseguenze molto serie sulle produzioni, in particolare per quelle più importanti per il territorio come il frutticolo. E’ la fotografia che emerge dall’Annata agraria di Cia Romagna, il tradizionale rapporto sui comparti e sulle colture delle aree del ravennate, forlivese-cesenate e riminese.

L’agricoltura nella provincia di Forlì-Cesena si costituisce di 6.300 imprese attive (pari al 17,2% del totale provinciale); si sono ridotte dell’1,1% rispetto al terzo trimestre del 2020. Le imprese femminili agricole al 30 settembre 2021 sono 1.285 (-28 unità rispetto ai 12 mesi precedenti), il 16,9% sul totale delle imprese femminili e circa un quinto (il 20,4%) delle imprese del settore; le imprese giovanili agricole sono 225 (il 9,8% sul totale delle imprese giovanili), sono aumentate di 7 unità nei 12 mesi precedenti e costituiscono il 3,6% delle imprese del settore. Nel 2020 gli occupati in agricoltura in provincia di Forlì-Cesena sono risultati complessivamente 18.400 di cui il 73,1% sono dipendenti (52,4% in Emilia-Romagna e 54,3% a livello nazionale). Il settore impiega il 10,3% degli occupati totali provinciali (il 4,1% a livello regionale e il 4,0% a livello nazionale).

L’andamento termico è stato caratterizzato da temperature medie superiori alla norma climatologica, anche se con delle opportune distinzioni. Infatti, nel trimestre marzo-maggio 2021 i valori di temperatura media in regione sono risultati nella norma (marzo) o anche al di sotto, in particolare nel mese di aprile, il quale è stato uno dei più freddi dell’ultimo trentennio. Le precipitazioni sono risultate molto scarse caratterizzando una delle annate più siccitose in assoluto dal dopoguerra. Peraltro, anche l’annata 2020 fu contraddistinta da una piovosità molto bassa, col risultato che per 2 anni consecutivi la pioggia è stata scarsa e anche mal distribuita spazialmente e temporalmente. Tuttavia, l’annata 2021 (da novembre 2020 a ottobre 2021) è stata ben peggiore di quella dello scorso anno, e risulta la seconda più secca dal dopoguerra dopo quella del 1988.

Le colture

Pesco e Nettarina. Poco meno peggio del 2020, che è stato il peggiore degli ultimi 10 anni, la campagna 2021 è fra le più difficili degli ultimi 30 anni. Calo ettari coltivati e in produzione. Le rese migliori sono comunque inferiori ai livelli potenziali. Nel territorio forlivese-cesenate, come in quello ravennate, è evidente il decremento delle superfici: gli ettari in produzione del pesco nel 2021 sono 1.112, erano 1.361.

Albicocco. Il cesenate, in annate ordinarie, ha una grande produzione di albicocche in generale. Il 2021 è stata un’annata drammatica, situazione che si somma alla nefasta del 2020, con superfici coltivate in calo, ma con superfici in produzione in leggero aumento trainato dall’ingresso in produttivo in particolare di impianti nel ravennate. Le rese sono superiori al 2020, ma sotto al potenziale, con un calo produttivo in pianura del -50/70%; in collina del -30-50%. A livello nazionale sono prodotti 154mila tonnellate, il potenziale della Emilia Romagna è 100.000 tonnellate. 

Ciliegio. Il ciliegio è fra i pochi prodotti che non hanno sofferto danni da gelo, insieme alle fragole. Nel territorio forlivese-cesenate segna un calo di superfici coltivate di circa il 5,4% sul 2020 e di circa il 6,5% sul 2019 e anche un calo di ettari in produzione. In questo caso però l’incremento degli ettari in produzione del ravennate e del forlivese fanno segnare, seppur lieve, un aumento alla media complessiva romagnola.La produzione non è stata piena, ma superiore a quella dello scorso anno e la qualità buona.

Melo. Aumentano gli ettari coltivati e in produzione ma con rese medie in calo. La produzione estiva segna -20 -25%, uguale anche nel periodo autunno-invernale.

Pero. Ettari coltivati e in produzione in leggera crescita, ma rese da -35% a -65%. Un anno più che drammatico, a memoria di statistiche non se ne ricorda uno così. Pere ai minimi storici per le gelate che hanno creato danni ingentissimi, sia in termini quantitativi, ma anche qualitativi, resi ancora più pesanti dalla presenza di maculatura e soprattutto di cimice asiatica.

Susino. Le province di Ravenna e di Forlì-Cesena, detengono oltre il 60% della superficie a susino presente in regione. Aumentano gli ettari coltivati e gli ettari in produzione, ma il 2021 è un anno difficile, anche se un po’ meno del 2020, con quantità sotto il potenziale. La Romagna nel suo insieme presenta comunque una situazione meno drammatica e ci sono aree e aziende che hanno salvato anche il 70%-80% di prodotto in campo.

Nocciolo. Il +38% a livello regionale del nocciolo è un dato positivo in quanto sono in corso importanti progetti portati avanti da parte di grandi e autorevoli cooperative del territorio e agricoltori che stanno investendo in questa coltura: dal 2020 al 2021 gli ettari coltivati a Forlì-Cesena sono raddoppiati, da 21 a 42.

Actinidia. Registra un calo produttivo nonostante siano di più sia gli ettari coltivati che gli ettari in produzione: giallo -15%, verde -50%. Il kiwi giallo ha sopportato molto meglio il freddo, inoltre è più frequentemente dotato di impianti antigrandine e antibrina. Si prevede in Romagna di riuscire a raggiungere fra il 60% e il 70% del potenziale produttivo grazie anche all’entrata in produzione dei nuovi impianti (rispetto al 2020 si stima un calo fra il 15% e il 20%). La richiesta del giallo è superiore rispetto all’offerta e questo fa ben sperare per la valorizzazione all’origine. Il kiwi verde è meno resistente e ad essere ottimisti si avrà non più di mezza produzione rispetto alle medie produttive potenziali.

Melograno. Il melograno è una coltivazione tipica della Romagna: Forlì-Cesena rappresenta quasi il 48% della superficie. Superfici tendenzialmente stabili e produzione che, pur con differenze da zona a zona, ha risentito delle gelate di fine marzo-inizio aprile. Anche la prolungata assenza di piogge ha avuto effetti importanti e i temporali di fine settembre e ottobre non depongono a favore di una coltura già provata durante l’anno dall’andamento climatico. Si prevede circa un 30-40% in meno di prodotto. Prezzi nella norma.

Kaki. Gli ettari sono costanti, con un calo produttivo del 15-20% su 2020.

Fragola. Calano le superfici soprattutto in pieno campo, quelle in serra aumentano a Forlì-Cesena ma non al punto di invertire la rotta del calo di sup; le rese sono superiori al 2020 ma la produzione è in calo -10%.

Olivo. Gli ettari coltivati e in produzione sono in aumento, ma con una produzione inferiore di circa il 40% a causa dell’alternanza produttiva e per l’andamento climatico, con freddo a maggio, caldo in fioritura, forte siccità, alte temperature e cascola. Le pezzature sono più piccole, ma la qualità è buona. 

Cereali. In provincia di Forlì-Cesena sono coltivati a grano tenero 10750 ettari, per una produzione stimata quest'anno di 739100 quintali e una resa di 69 q/ha. L'orzo somma 2640 ettari, 146000 quintali di produzione e ha una resa di 55 q/ha; grano duro 2090 ha, produzione 130200 q, resa 62 q/ha; sorgo 780 ha, produzione 43800 q, resa 56 q/ha; mais 300 ha, produzione 18000 q, resa 60 q/ha; segale da seme 30 ha; produzione 1260 q, resa 42 q/ha. Aumentano le rese di tutti i cereali tranne il mais, che segna anche un calo di superfici e produzione.

Orticole. A causa soprattutto delle forti gelate, sono incrementate le produzioni di ortaggi, che sono andate a compensare, in modo seppur marginale, le produzioni frutticole venute meno. Le orticole prevalenti in Romagna sono il fagiolo fresco e fagiolino, con superfici in calo a Forlì-Cesena, dove comunque con 1.150 rappresenta la coltura con l’estensione maggiore in provincia, seguita da lattuga con 650 ettari. Ci sono poi spinacio, pisello, erbette, zucchino e zucca, patata e cipolla. 

Agriturismi. La provincia di Forlì-Cesena, con 251 strutture iscritte a fine del 2020, vanta il primato in Romagna che alla fine del 2020 ne conta 522 (erano 488 nel 2019). Ma è anche la provincia che ha visto il maggior numero di chiusure con 15 aziende (erano 11 nel 2019). 

Biologico. Il maggior numero di aziende agricole con la superficie condotta con il metodo biologico si concentra nella provincia di Forlì-Cesena: sono 998. Nel 2020 in Romagna, rispetto all’anno precedente, il numero continua ad avere segno positivo, in totale al 31 dicembre 2020 le aziende erano 2.190 contro le 1.691 del 2019. Forlì-Cesena detiene il primato anche per la superficie agricola utilizzata (sau) condotta con metodo biologico con 25.818 ha, + 9.9 sull’anno precedente. Quella di Forlì-Cesena è quindi la provincia più biologica della regione con un più di un quarto della sau provinciale condotta con il metodo biologico. Per quanto riguarda il riparto colturale biologico la provincia di Forlì-Cesena conserva il primato regionale anche sul numero di aziende biologiche zootecniche (193), si tratta in gran parte di produzioni zootecniche da carne (bovini e ovini) e di galline ovaiole biologiche. In Italia le vendite alimentari bio sono aumentate del +5% rispetto al 2020, raggiungendo un valore di 4,6 miliardi di euro (Osservatorio Sana 2021 curato da Nomisma).

Colture oleoproteaginose. Se si riduce la superficie dedicata al girasole nella zona di Forlì – Cesena con 920 ettari coltivati (1040 nel 2020), di contro sono aumentati gli ettari coltivati a soia, passando dai 14 del 2020 ai 65 del 2021 (con una resa media che però è scesa da 30 a 18 q.li/ha, per effetto della siccità) e della colza con 200 ettari coltivati nel 2021 dai 100 del 2020 (con una resa media di 38,75 Q.li, rispetto ai 25 del 2020). In generale si registra un rinnovato interesse per le colture proteoleaginose: in Romagna nel 2021 le colture sono arrivate a 6.745 ettari, in alternativa al mais e al frumento tenero. 

Erba medica da foraggio. La Romagna per il 2021 conta 45.671 ettari totali seminati ad erba medica, con la più alta concentrazione nella provincia Forlì-Cesena (20.000 ha), seguita da Ravenna 15.500 ha e Rimini 10.171 ha. Rispetto al 2020 si nota una leggera flessione delle superfici coltivate ad erba medica (circa un - 5%). La qualità del prodotto è buona e il mercato, sempre più esigente, apprezza questo aspetto. 

Vitivinicolo. La campagna 2021 si attesta su livelli di produzione più bassi dello scorso anno in termini quantitativi, ma con uve di ottima qualità. Nel forlivese e nel cesenate si registra, in media, un meno 15% sia per il Sangiovese che per il Trebbiano, tuttavia, alcune aziende stimano un crollo anche del 40%, e un meno 10% per l’Albana. 

Zootecnia. Il settore deve fare i conti con il calo delle quotazioni nell’allevamento, i rincari delle materie prime, l’incremento dei costi di energia, trasporti mangimi, nonché con la disinformazione sul comparto, sul benessere animale e le emissioni di CO2. A fronte di ciò l’agricoltura romagnola intende continuare a investire in qualità e sostenibilità. Il pollame e le uova restano comunque due settori particolarmente dinamici, con un leggero incremento per gli allevamenti di galline ovaiole a Forlì-Cesena a fronte di un decremento di quelli di polli da carne. Per i bovini la situazione è critica sul fronte dei ricavi. Calano gli allevamenti e il numero di capi da carne. In controtendenza gli ovi-caprini rispetto ai numeri regionali in flessione: quasi raddoppiati i capi caprini nel cesenate.

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