Il rapporto della Uil: "La fragile ripresa non ha grandi effetti sull’occupazione"

Questa in sintesi la riflessione alla luce del rapporto Uil sulla cassa integrazione del mese di agosto

"La fragile ripresa non ha grandi effetti sull’occupazione, che permane eccessivamente flessibile e con alto tasso di disoccupazione. In assenza di un ripristino degli ammortizzatori sociali e di un rifinanziamento del sistema, si corre il rischio di ulteriori licenziamenti". Questa in sintesi la riflessione alla luce del rapporto Uil sulla cassa integrazione del mese di agosto. Per quanto riguarda la Provincia di Forlì Cesena, nei primi otto mesi 2018 si registrano 848.948 ore autorizzate, con stima di 624 posti di lavoro salvaguardati, ore che, confrontate con le 2.085.342 ore del corrispondente periodo 2017, indicano una diminuzione dell’59,3%.

Nel 2008, anno pre-crisi le ore annue autorizzate erano 735.326, mentre nel 2013, picco della crisi, 10.616.626 con stima dei posti salvaguardati di ben 5.024. "Il quantitativo di ore di cassa integrazione, dopo il picco nel 2013, si avvicina quindi sempre di più a quello degli anni pre-crisi - analizza il sindacato -. È bene tuttavia essere realisti, infatti se è evidente una tendenza ad un miglioramento di parti del sistema economico produttivo, l’abbattimento è certamente determinato, anche dalle restrizioni nell’accesso agli ammortizzatori sociali e dall’abrogazione della cassa in deroga, definito con il Jobs Act. Va quindi letto con questa puntualizzazione il consistente utilizzo di cassa integrazione ordinaria per 436.008 ore, a segnalare che nuove aziende entrano in situazione di crisi, mentre il calo della cassa integrazione straordinaria, del 71,1%, indica anche l’esaurimento all’accesso dell’ammortizzatore e licenziamenti. A supporto di questa lettura il dato della disoccupazione, che segnava 9.000 disoccupati nel 2008, 14.000 nel 2016 e 13.000 nel 2017, un valore ancora molto alto".

Per la Uil si tratta quindi di "uno sviluppo molto fragile e molto disomogeneo, che porta ad un diffuso ricorso a forme di flessibilità occupazionale, a determinare in ogni modo possibile, un abbattimento del costo del lavoro, a danno dei lavoratori, della qualificazione del sistema produttivo e di una leale concorrenza. Assistiamo sempre più frequentemente, a degenerazioni che sconfinano nella irregolarità e ripercussioni sulla solidità del tessuto sociale. Giovani e donne i più colpiti, parlare poi di valorizzazione dei talenti e di un miglioramento del rapporto fra mondo del lavoro e scuola, appare un’illusione. È importante precisare che nel territorio ci sono realtà produttive importanti, piccole e grandi, che nonostante note carenze infrastrutturali nel mai decollato “sistema Romagna”, consegnano, con grande sforzo, una buona prospettiva di sviluppo nel rispetto delle regole,  ma non si può tacere la diffusione di realtà che non rispettano le regole, a danno di legalità e coesione".

"La parola lavoro, è troppo dimenticata nel dibattito preelettorale locale, e va recuperata con questa consapevolezza della realtà", rimarca la Uil, che ribadisce "che per uno sviluppo strutturale, sono fondamentali investimenti pubblici e privati in infrastrutture materiali e immateriali, la riduzione delle tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. Consistenti politiche di tutela delle diffuse fragilità, accompagnate da politiche attive efficaci per l’occupazione e la rioccupazione. Inoltre, occorre approntare nuovi modelli di produttività e di partecipazione. Infine, bisogna puntare a rendere davvero flessibile il sistema previdenziale, anche per dare prospettive occupazionali ai giovani.  Si auspica un dialogo con il governo per la definizione di provvedimenti necessari al rilancio strutturale dell’economia e del lavoro nel nostro Paese".

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