Economia

Il futuro della movida cesenate: "Non ci sono ancora idee chiare su come ripartire"

Dice Pagliarani: "I tempi si stanno allungando troppo e soprattutto non ci sono idee chiare su come riaprire. Stare chiusi oltre due mesi, senza entrate ma dovendo pagare tutte le spese, diventa impegnativo per tutti"

Nonostante sia giovane Christian Pagliarani lavora nel settore dei bar e della ristorazione da 25 anni. Fu lui che nel 1995 (insieme al fratello Luca) aprì il primo bar di tendenza a Cesena, l'Happy Bar. Poi, da lì in avanti, grazie alla professionalità acquisita e a un innato talento per l'imprenditoria, è stato tutto in discesa. I suoi locali, dal Chiosco Savelli a la Piadina del Chiosco, dall'Acquadolce al Bar 48 e al Gordita, hanno riscosso sempre un gran successo. Ma ora anche lui, a sentir parlare il Governo di aprire dopo il 18 maggio, avverte una certa preoccupazione.
"Fino a una settimana fa mi dicevo che, comunque, ce l'avremmo fatta - spiega Christian - Sarebbe stata dura perché comunque perdere un mese di attività è difficile ma, in un modo o nell'altro, la stagione non sarebbe stata tutta compromessa. Ora i tempi si stanno allungando troppo e soprattutto non ci sono idee chiare su come riaprire. Stare chiusi oltre due mesi, senza entrate ma dovendo pagare tutte le spese, diventa impegnativo per tutti. Siamo nella zona arancione, basta poco che scatti la zona rossa dalla quale faremo tutti fatica a rialzarci".


Anche "Gordita", il chiosco nel parco di Sant'Egidio inaugurato un anno fa, ultimo locale "inventato" da Trilogy Group, avrebbe dovuto riaprire già a marzo. Ora è chiuso come tutto il resto in attesa di capire se ripartire solo col delivery oppure riaprire in condizioni di sicurezza. Da imprenditore di razza qual è - che non si mette ad aspettare a braccia conserte ma agisce - Christian ha avuto la bella idea di sottoporre i suoi clienti a un breve e veloce sondaggio via social. "Sì, l'idea mi è venuta durante i corsi in videoconferenza che sto tenendo per gli imprenditori sul canale Christian Pagliarani master for manager - spiega l'imprenditore - Quando uno di loro, davanti a questa sfida difficile che stiamo vivendo, mi ha chiesto cosa dovevamo fare coi clienti, io gli ho risposto parlateci, chiedete loro come stanno, cosa pensano. E così mi è venuto in mente di fare un sondaggio".
E il risultato? "Ancora non li abbiamo visionati tutti - continua Christian - ma la gente dice che se i locali si attrezzeranno a dovere non vedono l'ora di poterli frequentare, soprattutto i locali all'aperto. L'unica paura è rivolta verso gli altri. Paura che non rispettino le regole del distanziamento o essendo contagiosi".


"Gordita e Acquadolce hanno un grande vantaggio rispetto agli altri locali - spiega ancora Christian - perché entrambi sono collocati in spazi aperti. Quindi sono locali con molta flessibilità e che potrebbero riaprire prima degli altri. Per quanto riguarda il delivery non è escluso che diventi una realtà da mantenere anche nel periodo invernale quando sono chiusi. Quello che chiediamo è che vengano prese al più presto decisioni, che siano chiare e che, rispettando la salute di tutti, tengano presente anche la situazione di chi ha investito per far crescere il Paese. Ormai è abbastanza chiaro che i più a rischio siano le persone immunodepresse, anziane o con altre patologie. Facciamo ripartire il Paese, magari a scaglioni, proteggendo queste categorie. E con le dovute protezioni portiamo gli altri a un'accettabile normalità".

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