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Il dramma della frutta romagnola, perdite dell'80%: "Servono misure straordinarie"

Fruitimprese Emilia Romagna conferma questi dati. "Le gelate di fine marzo che hanno interessato la Romagna", dice il presidente Giancarlo Minguzzi, numero 1 della omonima OP di Alfonsine

Il report della Commissione Prezzi della Camera di commercio della Romagna non lascia dubbi: "Si può quantificare con certezza che il comparto romagnolo della frutta primaverile ed estiva subirà una diminuzione complessiva della produzione dal 70% all’80%. Ne consegue che ci sarà una diminuzione del 70% del personale impiegato nelle aziende agricole per tutte le operazioni inerenti la frutticoltura con gravissime conseguenze per gli addetti sia nell’immediato sia nel futuro. La stessa conseguenza si avrà per le strutture cooperative e private operanti sul territorio per il ritiro, la lavorazione e la conservazione e la commercializzazione della frutta, con stabilimenti chiusi o sottoutilizzati".

Fruitimprese Emilia Romagna conferma questi dati. "Le gelate di fine marzo che hanno interessato la Romagna - dice il presidente Giancarlo Minguzzi, numero 1 della omonima OP di Alfonsine - ci hanno tolto l’80% delle produzioni di drupacee, quindi albicocche, susine, pesche e nettarine che sono sempre state il fulcro della nostra economia frutticola. I nostri agricoltori, le nostre strutture, già sofferenti negli ultimi anni anche a causa di una concorrenza sleale da parte di altri paesi europei, non possono economicamente sopportare le conseguenze del gravissimo danno creato dalle gelate di fine marzo. Nonostante i nostri agricoltori tirino la cinghia e le strutture ortofrutticole si stiano attivando altrove alla ricerca di prodotti da confezionare e vendere, non potranno far fronte alle rate dei mutui accesi per investire su nuove tecnologie e stare al passo con un mercato sempre più esigente”. Fra l’altro, dice Minguzzi, “la maggior parte di queste tecnologie vengono ideate e costruite in Romagna, quindi anche l’indotto subirà danni importanti”.

Prosegue Minguzzi: “Servono interventi immediati e straordinari. Occorre urgentemente aiutare gli agricoltori e le strutture ad investire a costi contenuti e il primo passo che il governo deve fare é il taglio dei contributi sulla manodopera e lo slittamento delle rate dei mutui; tutto questo fino alla fine dell’anno. Questo farà rimanere al passo le aziende agricole e incentiverà la ricerca di prodotti da parte delle strutture che altrimenti non potranno muoversi. I prodotti autunno-invernali quali mele pere e kiwi hanno subito meno danni, ma non compenseranno la grave mancanza dei prodotti estivi”. Infine Minguzzi ricorda che "eventuali aumenti dei prezzi della frutta sono dovuti non alla pandemia ma alla mancanza di prodotto e che i consumi nelle ultime due settimane non stanno sostenendo la produzione, determinando un ulteriore calo dei prezzi  per i produttori in campagna". 
 

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