Lunedì, 18 Ottobre 2021
Economia

Cresce il fenomeno dell'Home Restaurant: un mondo che fattura oltre 7 milioni l'anno

Questi gli argomenti di cui si è discusso lunedì alla Biblioteca Malatestiana alla presenza del sindaco Paolo Lucchi, del direttore di Confesercenti Cesenate, Graziano Gozi e del presidente nazionale Fiepet, Esmeralda Giampaoli

Allarme contro l’abusivismo di agriturismi e circoli e per una regolamentazione del settore degli Home Restaurant al Convegno nazionale della Fiepet-Confesercenti. Questi gli argomenti di cui si è discusso lunedì alla Biblioteca Malatestiana alla presenza del sindaco Paolo Lucchi, del direttore di Confesercenti Cesenate, Graziano Gozi e del presidente nazionale Fiepet, Esmeralda Giampaoli. Alla tavola rotonda sono intervenuti la presidente nazionale Fiepet, Esmeralda Giampaoli, Massimo Biagioni della direzione Confesercenti Area Turismo, Enzo Lattuca, della Prima Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati; Marco Da Villa, della Decima Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati e Angelo Senaldi, della DecimaCommissione Attività produttive Camera Deputati.

Dal report realizzato dal Centro studi turistici per Fiepet Confesercenti sul fenomeno dell’Home restaurant e social eating presentato in occasione del convegno Fiepet Confesercenti “Pubblici esercizi a confronto” emerge come solo nel 2014 il fenomeno dell'home restaurant ha fatturato 7,2 milioni di euro in Italia. Con ben 7mila cuochi social attivi in Italia nel 2014 ed un trend previsto di ulteriore crescita per il 2015, lo scorso anno sono stati organizzati ben 37 mila eventi social eating andati a buon fine, con una partecipazione di circa 300 mila persone. Ed un incasso medio stimato, per singola serata, pari a 194,00 euro.

"Si moltiplicano i servizi per trasformare le proprie case, terrazze, giardini in ristoranti dove appassionati di cucina propongono le loro specialità a turisti, avventori o semplici curiosi, trattati come ospiti personali però paganti - emerge dallo studio -. Il web è l’ecosistema degli home restaurant: dai social ai siti del proprietario dell’abitazione alle piattaforme dedicate al social eating, canali privilegiati per la promo-commercializzazione degli eventi".

Il profilo del cuoco social - Si contano più di 7mila cuochi social attivi in Italia a dicembre 2014, con un trend previsto di ulteriore crescita per il 2015. L’età media è di 41 anni, ed il 56,6% degli appassionati è donna mentre il 29,4% dei cuochi che si dedicano all’home restaurant è uomo. Inoltre, il 53,8% dei cuochi è presente su almeno uno dei principali social e il 14,9% svolge attività extra correlate al settore del food. L’offerta nelle principali città come Milano, Roma e Torino. Bari la realtà più attiva del Mezzogiorno.

Con le loro proposte enogastronomiche sono ben radicati in tutto il territorio nazionale ma Lombardia (16,9%) Lazio (13,3%) e Piemonte (11,8%) sono in testa tra le regioni in cui il fenomeno appare più diffuso. Milano si aggiudica, nel 2014, il primo posto tra le città in cui risiede la maggior parte dei cuochi social, con una quota pari all’8,4% del totale. Roma raggiunge il secondo posto con l’8,2% dell’offerta. Con una quota del 5,6%, Torino è la terza città più «social eating» in Italia. Uno dei tre co-founder della start-up torinese è pugliese e, non a caso, Bari e il Salento sono le due realtà più attive del Mezzogiorno. Le regioni del Sud, ad eccezione della Puglia, si caratterizzano per una discreta quantità di proposte, ma con scarso successo.

Ospiti, incassi e fatturati nel 2014 - Agli oltre 37mila eventi social eating organizzati nel 2014 hanno partecipato circa 300mila persone. La spesa media stimata è di 23,70 euro pro-capite. La Lombardia ha registrato il 24,6% degli ospiti. Seguono il Lazio (18,6%), Piemonte (15,8%) e Puglia (8,4%). Marginali le adesioni registrate nelle regioni del Sud, con quote in molti casi inferiori al 2%. L’incasso medio stimato per singolo evento è pari a 194,00 euro. In Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Puglia e Basilicata l’incasso è spesso superiore ai 200,00 euro. Viceversa, in Valle d’Aosta, Molise, Calabria e Sicilia l’incasso medio non supera i 150,00 euro.

Le stime confermano, dunque, il primato della Lombardia, con una quota di circa 1,9 milioni di euro di fatturato, pari a oltre un quarto del fatturato totale. Introiti oltre il milione di euro si registrano anche nel Lazio (1,4 milioni) ed in Piemonte (1,1 mln). Tra le regioni del Mezzogiorno, è sempre la Puglia a  conseguire i risultati migliori, con 649mila euro di fatturato medio annuo.

Secondo il presidente di Fiepet Confesercenti Esmeralda Giampaoli “il fenomeno ha perso il suo carattere amatoriale assumendo sempre più un approccio imprenditoriale. L’home restaurant ed il social eating - afferma Giampaoli - sono un legittimo fenomeno di mercato, ma occorre tracciare una linea di demarcazione chiara e netta tra ciò che definiamo sharing economy e ciò che invece è attività imprenditoriale a tutti gli effetti. Da quanto emerge da un sondaggio condotto da Swg per Fiepet sui ristoratori, 9 imprenditori su 10 chiedono più regole, mentre 8 su 10 ritengono che allo stato attuale gli home restaurant sono una forma di concorrenza sleale per la ristorazione regolare, che investe tempo e denaro per avere requisiti e certificazioni richiesti per legge, a partire da quelle igienico-sanitarie, per tutelare la salute e la sicurezza del consumatore".

"Le nuove tecnologie ed il web rappresentano una straordinaria opportunità ma senza regole adeguate si corre il rischio di spianare la strada ad una ristorazione parallela composta da un esercito di imprese irregolari che esercitano al di fuori di ogni norma e controllo. Per questo troviamo preoccupante che ci siano anche amministrazioni locali che danno supporto al fenomeno prima che si arrivi ad una regolamentazione chiara”, chiude. I due parlamentari presenti alla tavola rotonda si sono detti pronti a prendere in esame le richieste avanzate da Confesercenti per regolamentare il settore. Lattuca si è fatto promotore per preparare un ordine del giorno da presentare in Parlamento, in modo da iniziare un percorso che porti celermente a mettere regole certe su questo particolare argomento che desta preoccupazione tra i pubblici esercizi.

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