Gli agricoltori puntano sulla vendita diretta nei camping romagnoli

Gli agricoltori che hanno investito nella vendita diretta esplorano nuovi mercati di vicinanza e offrono maggiori opportunità per i consumatori e soprattutto per I numerosi turisti che popolano d’estate la riviera romagnola

Gli agricoltori che hanno investito nella vendita diretta esplorano nuovi mercati di vicinanza e offrono maggiori opportunità per i consumatori e soprattutto per I numerosi turisti che popolano d’estate la riviera romagnola. Verano Nuti, agricoltore di Cesenatico e più conosciuto con il nome di Stefano, ha instaurato un rapporto di collaborazione con un Campeggio di Pinarella di Cervia (Camping Adriatico) insieme alla giovane imprenditrice Lucia Rossi di Cesena e nei mesi estivi fanno vendita diretta sul posto.

Tutte le mattine portano frutta e ortaggi freschi e biologici dove hanno allestito un banco, poi forniscono anche un servizio ai turisti: “Al mattino, prima di andare in spiaggia, passano da me – spiega Nuti - scelgono i prodotti ed io glieli porto nella loro piazzola prima  dell’ora di pranzo. Ormai mi conoscono ed ho instaurato con loro un rapporto fiduciario, sanno che i prodotti sono genuini e del posto con prezzi equilibrati. Ho puntato su questa nicchia di mercato che per me è importante – aggiunge Nuti  - grazie anche alla collaborazione con il  campeggio. I prezzi che applico sono ‘controllati’ e non ci sono trucchi. Non mi sento solo un agricoltore, ma anche un promotore del mio territorio, cercando di “educare” i consumatori, al valore del prodotto, biologico, fresco, di stagione, coltivato a pochi km dal consumo. Molti clienti sono diventati amici e vengono anche in azienda, fuori stagione a trovarmi e comprare i miei prodotti”.

“Il Mercato contadino non è un  mercato qualunque; dice Guglielmo Mazzoni presidente della Cia di Forlì Cesena -  e spesso mi  hanno chiesto cosa stesse a significare. I fondo la ricetta è semplice, ci sono i contadini, gli allevatori; dall'altra i consumatori, magari non tutti, ma una nicchia che cerca qualcosa di diverso dal supermercato, e allora noi ci mettiamo la struttura e la sovrastruttura in modo che i due soggetti si incontrino e facciano un mercato,  contadino per l'appunto”.

Lo straordinario recupero di popolarità dei mercati contadini (farmers' markets) e delle altre analoghe forme di vendita diretta dei prodotti agricoli destano sorpresa e meritano una riflessione. “I mercati alimentari di quartiere hanno rappresentato per lungo tempo una delle fonti principali di approvvigionamento di prodotti freschi (ortofrutta, latticini, carne e pesce) per gli abitanti delle città – aggiunge Mazzoni -  ma la loro importanza è rapidamente diminuita a causa, da un lato dell'evoluzione dell'industria alimentare e dell'avvento della grande distribuzione organizzata, dall'altro del cambiamento e della differenziazione degli stili di vita e di consumo e del ruolo della donna all'interno della famiglia".

"Al momento – prosegue Mazzoni -  sembra vi sia la compresenza di una dimensione commerciale all'interno della quale l'offerta alimentare è molto ampia, di qualità standardizzata, appiattita su marche più o meno note (centro commerciale/ipermercato) e della dimensione basata su rapporti personali e prodotti di elevata qualità (mercato contadino, negozi biologici e di prodotti tipici, gruppi di acquisto solidale). Anche se può sembrare un ritorno alle vecchie abitudini – sottolinea Ancora Mazzoni -  in realtà il fenomeno dei mercati contadini assume tratti distinti dal classico mercato rionale. Infatti, in questa ultima formula sono avvenuti dei cambiamenti, per cui sono sempre più rari i banchi gestiti dagli stessi agricoltori; al contrario, prevalgono “i commercianti”, che vendono merce acquistata presso strutture distributive più ampie (mercati generali, centri agroalimentari).

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"Questi soggetti diventano perciò ulteriori intermediari in una catena che non può nemmeno più definirsi corta. Inoltre gli attuali mercati contadini, per come sono organizzati, presentano un valore aggiunto dal punto di vista sociale e culturale che i mercati cittadini tradizionali non hanno, in quanto sono spesso occasione di condivisione e scambio di informazioni. Spesso, infatti – conclude Mazzoni -  congiuntamente alla vendita dei prodotti agricoli vengono organizzati eventi, manifestazioni e momenti di riflessione  al fine di fornire informazioni ai consumatori e favorire la conoscenza e la comunicazione”.

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