Dopo l'Imu il nuovo incubo per i negozianti si chiama Tares

Confesercenti "chiede di rivederne i parametri del tributo per non penalizzare ulteriormente il tessuto produttivo". Con l’entrata della Tares si può ipotizzare un aumento della tassa da un minimo del 15%

"Colpo basso per le imprese commerciali e turistiche già in affanno per una crisi economica che non sembra rallentare. Alle difficoltà dovute alla situazione economica generale, oltre all’Imu si aggiunge ora la Tares  (Tributo comunale su rifiuti e servizi) che andrà a sostituire la Tarsu (Tassa per lo Smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani), la Tia1 (Tariffa di Igiene Ambientale) e la Tia2 (Tariffa Integrata)". E' quanto sottolinea in una nota la Confesercenti.

"Ma alle funzioni di  quest’ultime (coprire il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti), si introdurrà un nuovo vero e proprio tributo  statale per i “servizi indivisibili comunali” come ad esempio la cura del verde, l’illuminazione e la manutenzione delle strade, calcolato in 30 centesimi per ogni metro quadrato dell’immobile, importo che i comuni potranno incrementare fino a 40 centesimi - chiosa l'associazione -. Con l’entrata della Tares si può ipotizzare un aumento della tassa da un minimo del 15% ad un massimo del 45% poiché a quanto si pagava per la Tia e la Tarsu, si aggiungerà l’aumento previsto dall’applicazione del tributo servizi e l’Iva sarà incorporata. In tal modo, alle imprese non sarà più nemmeno possibile detrarre l’Iva come costo".

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"Ad aggravare la situazione vi è anche il fatto che la Tares non sembra prevedere alcune riduzioni previste dai vecchi regolamenti sulle superfici non utilizzate che non producono rifiuti, con un conseguente aggravio non sostenibile per le attività già provate dalla crisi", continua l'associazione. Per questo motivo Confesercenti "chiede di rivederne i parametri del tributo per non penalizzare ulteriormente il tessuto produttivo"

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