Disoccupazione da record: dramma per donne, giovanissimi e utracinquantenni

L'andamento dell'occupazione nella provincia di Forlì-Cesena fa segnare, ancora una volta, un dato negativo: i disoccupati sono in totale 35.254 a livello provinciale

L’andamento dell’occupazione nella provincia di Forlì-Cesena fa segnare, ancora una volta, un dato negativo: i disoccupati sono in totale 35.254 a livello provinciale. E’ il dato principale che emerge dal report sul primo semestre 2013, elaborato dalla Provincia di Forlì-Cesena, il soggetto istituzionale titolato alla raccolta a livello locale dei dati sul lavoro. Rispetto al primo semestre 2012 il numero dei disoccupati è in aumento del 7,9%, sebbene, come dato di prudente speranza, questo trend negativo si sia bloccato nell’ultimo trimestre. Infatti, rispetto alla rilevazione del marzo 2013 (primo trimestre 2013) la situazione è sostanzialmente invariata (-0,5%).
 
Categorie sociali. Rimane costante il primato femminile nelle file dei disoccupati, ma con un’altrettanto costante e continua riduzione del “gap di genere”. Attualmente le donne sono il 56,2% e gli uomini il 43,8% dei disoccupati. Al di là del dato di genere, tuttavia, deve far riflettere il dato significativo che tra i disoccupati ben 9 su 10 (l’89,8%) hanno perso o cessato un precedente rapporto di lavoro. Gli inoccupati alla ricerca di prima occupazione sono solo il 10,2%. Infine, gli stranieri rappresentano il 25,9% del totale di chi non ha il lavoro e si dichiara immediatamente disponibile.
 
Fasce d’età. La disoccupazione peggiora sensibilmente nella fascia d’età dei giovanissimi e degli ultracinquatenni. Se da una parte, infatti, la disoccupazione è in aumento in media del 7,9% rispetto al primo semestre 2012, per i lavoratori con oltre 50 anni l’equivalente incremento è del 12,7%, mentre per i giovani tra i 19 e i 29 anni la crescita è del 9,3%, con punta particolarmente elevata nella fascia d’età tra i 19 e i 24 anni: +17,3% di disoccupazione rispetto al primo semestre 2012.
 
Mobilità. Gli iscritti alla lista di mobilità al 30 giugno 2013 sono in totale 4.036, in calo del 5,4% rispetto al primo semestre 2012 e ben del 7,8% rispetto al marzo 2013. Il dato può essere letto come un effetto della mancata proroga legislativa per il 2013 per le iscrizioni individuali in lista di mobilità e l’uscita di un certo numero di lavoratori da questo ammortizzatore sociale.
 
Avviamenti e cessazioni. In generale, si è contratto il volume complessivo nel flusso avviamenti/cessazioni dei rapporti di lavoro obbligatoriamente comunicati dai datori di lavoro ai Centri per l’Impiego. In totale, gli avviamenti al lavoro nel primo semestre 2013 sono stati 53.827, in calo del 7,7% rispetto all’analogo periodo del 2012. Tuttavia, risultano in calo anche le cessazioni, per cui il saldo tra assunzioni e cessazioni di lavoro è comunque positivo, con un +20.069. Ben 9 avviamenti su 10 avvengono con contratti precari: il 90,3% degli avviamenti vedono definito un contratto a tempo determinato. E anche nel campo della precarietà, il “tempo determinato” a orario pieno rispetto al primo semestre del 2012 è in calo del 15,4%. In forte aumento, invece, i contratti a tempo determinato ad orario parziale: +32,2%. Ad ottenere un contratto di lavoro a tempo indeterminato ad orario pieno fanno più fatica le donne (per loro il calo rispetto al 2012 è del 21,2%, mentre per gli uomini si limita al 9,7%).
 
Atipici e tirocini. Infine, si registra una sostanziale diminuzione dei contratti atipici (a progetto, co.co.co), che, rappresentando solo una piccola fetta degli avviamenti (il 2,9%), sono diminuiti del 48,5%. Netta è, invece, la ripresa degli inserimenti in azienda con un tirocinio formativo (+40%), come effetto tecnico della decadenza della norma che prevedeva l’utilizzo di questa fattispecie solo per i neo-diplomati e neo-laureati negli ultimi 12 mesi.
 
Cassa integrazione e crisi aziendali. L’uso degli ammortizzatori sociali non tende a diminuire, segno che permangono le difficoltà pregresse delle aziende: al 31 agosto 2013 sono state autorizzate 3.415.143 ore di cassa integrazione a livello provinciale (1.110.468 di ordinaria e 2.913.395 di straordinaria). L’ufficio Crisi aziendali della Provincia di Forlì-Cesena, sempre al 31 agosto 2013, ha aperte 69 procedure per mobilità e Cassa integrazione straordinaria (CIGS) per un totale di 3.320 lavoratori coinvolti. L’ufficio continua a sostenere un’attività intensa: i tavoli di confronto organizzati nei primo otto mesi dell’anno sono stati 93, per un totale di 60 aziende coinvolte.
 
Andamento per territorio. L’incremento della disoccupazione colpisce sostanzialmente in ugual misura tutte le aree geografiche della provincia di Forlì-Cesena, con lievi scostamenti da territorio a territorio. A fronte di una media provinciale del 7,9%, nel primo semestre 2013 l’aumento per il territorio Forlivese ammonta all’8,08% (15.281 disoccupati); appena un decimo di punto in meno per il territorio Cesenate (+7,99% di aumento, 14.869 disoccupati). Lievemente migliore la performance dell’area del Rubicone (gestita dal Centro per l’Impiego di Savignano), dove l’aumento della disoccupazione si assesta al +7,25% (5.104 disoccupati). Nel Forlivese si registra anche la maggiore “rigidità” nelle assunzioni (avviamenti). Anche in questo caso, a fronte di una media provinciale di calo del 7,7%, il Forlivese vede meno avviamenti, quantificabili in un -10,3%, contro il -6,3% del Cesenate e il -6,3% dell’area del Rubicone.
 
Conclusioni. Di fronte a questi numeri delinea le sue conclusioni l’assessore provinciale al Lavoro Denis Merloni: “Dopo 17 trimestri di aumenti continui, la diminuzione dello 0,5% dei disoccupati iscritti nelle liste  dei Centri per l'Impiego della nostra Provincia nell’ultimo trimestre rappresenta un segnale di speranza in un contesto ancora molto difficile. Infatti su base annua preoccupa l’aumento generale del 7,9% e, in particolare, il fatto che cresca più della media generale il numero di disoccupati fra i 19 e i 29 anni (+ 17,3%) e quella otre i 50 anni (+12,7%). Assistiamo alla conferma  della diminuzione costante degli avviamenti nell'industria e nei servizi mentre il settore agricolo è certamente quello più dinamico. Questi dati e l'evolversi della situazione generale mi inducono ad alcune riflessioni: ancora per diverso tempo avremo molte persone in cerca di occupazione in quanto la ripresa economica garantirà il rientro solo di una  parte dei lavoratori attualmente in Cassa Integrazione e di un numero piuttosto limitato di persone con qualifiche nuove”.
 
Continua Merloni: “I segnali di ripresa e di mutamento delle aspettative delle imprese e dei cittadini devono essere sostenuti in primo luogo con politiche macro-economiche che sono nella esclusiva disponibilità delle autorità europee  e nazionali: le prime in termini di allentamento dei vincoli di bilancio, dell’orientamento  della prossima Programmazione allo sviluppo competitivo del nostro continente, della messa a disposizione di credito a costi accessibili e del controllo sul loro buon fine. A livello nazionale l'avvio di politiche riformatrici e di sostegno dei cosiddetti fattori dello sviluppo (istruzione, formazione, infrastrutture materiali ed immateriali, costo dell'energia, linee strategiche di politica industriale, riforma delle procedure autorizzative, riforma della giustizia civile) e interventi sull'altra leva rimasta nella disponibilità degli Stati Nazionali: quella fiscale con la riduzione delle imposte sul lavoro.  Personalmente resto convinto della necessità che  tutti i soggetti istituzionali e privati, ai vari livelli,  svolgano al meglio le funzioni loro delegate dalle leggi e dalle norme in vigore. Per  quanto ci riguarda continueremo a gestire nel modo migliore possibile tali funzioni per aumentare l’occupabilità delle persone. Inoltre, assieme ad un sistema articolato e dinamico di Enti presenti sul territorio, continuiamo ad offrire una formazione professionale di qualità ad alcune migliaia di persone. La stessa attività del Tavolo provinciale sulle crisi aziendali ha permesso di alleviare le ricadute sui lavoratori degli effetti delle crisi aziendali con l'utilizzo, nella grandissima maggioranza dei casi, di tutti gli ammortizzatori sociali disponibili. Quando, e se, ci sarà data la possibilità di gestire più efficaci politiche attive - penso in questo caso al decollo dell'esperienza di “Youth Guarantee” - sapremo dimostrare che siamo in grado di gestire non solo le politiche del lavoro difensive ma anche quelle espansive”.
 

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