Distretti industriali, ancora buone notizie da San Mauro: cresce il calzaturiero

Sono questi i principali dati che emergono dal Monitor dei distretti industriali dell’Emilia Romagna aggiornato al quarto trimestre 2017 curato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo

Carla Saruis e Giovanni Foresti, Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo, Giovanni Baroni, presidente Piccola Industria di Confindustria Emilia Romagna

Il 2017 si chiude in crescita per l’export dei distretti dell’Emilia Romagna con un +2,7% rispetto all’anno precedente, anche grazie ad un’accelerazione nell’ultimo trimestre dell’anno (+4,1%). L’incremento annuale è inferiore rispetto al complesso dei distretti italiani (+5,3%) ed al dato del sistema manifatturiero regionale (+6,8%). Sono questi i principali dati che emergono dal Monitor dei distretti industriali dell’Emilia Romagna aggiornato al quarto trimestre 2017 curato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e presentato a Bologna in un incontro a cui hanno partecipato Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo, Giovanni Baroni, presidente Piccola Industria di Confindustria Emilia Romagna Giovanni Foresti e Carla Saruis, della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.

Buono l’andamento dell’export sui mercati maturi (+3,5%) che rappresenta circa i due terzi del totale distrettuale, con una forte crescita delle vendite in Spagna, Canada, Francia, Stati Uniti e Giappone. Più lieve la crescita nei nuovi mercati (+1,2%), trainati da Russia e Cina ma frenati da Polonia e Indonesia. Per il cesenate si registra una crescita del settore calzature di San Mauro Pascoli del +2,5%. Secondo Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo, "più elementi portano a pensare che i distretti industriali dell’Emilia Romagna possano continuare a essere un punto di forza dell’economia della regione e dell’Italia. Su tutti lo sviluppo di nuove imprese “champion” (costituiscono il 15% del totale tra le imprese medio-grandi), imprese campioni di crescita e redditività che si stanno affermando grazie ad un buon posizionamento strategico, altamente dinamiche e in grado di garantire un ricambio generazionale. In evidenza anche le imprese amministrate da giovani (il 7% del totale) che sono però ancora poche. Altrettanto importante è la nascita e lo sviluppo di nuove specializzazioni “distrettuali”, come ad esempio la filiera della cosmesi nelle province di Parma e Bologna, in forte crescita sui mercati esteri”.

 “Il tessuto produttivo italiano e distrettuale – aggiunge Nocentini - ha però davanti a sé una nuova sfida: la trasformazione verso un modello di «impresa 4.0», che non vuol dire soltanto acquisti di macchinari, software e formazione, ma anche un diverso modo di operare in azienda. La prossimità geografica, propria dei distretti, può essere uno strumento per imparare prima che altrove come si diventa concretamente «4.0», con un processo di imitazione delle imprese del territorio e di evoluzione delle soluzioni già presenti sul mercato.”

“Questa analisi dimostra come i distretti industriali della nostra regione - sottolinea Giovanni Baroni, Presidente Piccola industria di Confindustria Emilia-Romagna - siano portatori del valore del made in Italy nel mondo, grazie a caratteristiche distintive di qualità e creatività, capacità di adattamento e legame ai territori e ai saperi locali. Deve certamente crescere in tutte le filiere produttive la consapevolezza dell’importanza del digitale e della necessità di una crescita dimensionale delle imprese. Come conferma la nostra recente indagine previsionale, c’è un clima di fiducia positivo tra le imprese manifatturiere dell’Emilia-Romagna. Le nostre aziende, grazie agli investimenti realizzati in questi anni per ristrutturare e innovare, hanno l’opportunità di agganciare la crescita globale. È necessario però che il contesto esterno accompagni questo sforzo creando le condizioni favorevoli al fare impresa.” “Il tessuto produttivo italiano e distrettuale – aggiunge Nocentini - ha però davanti a sé una nuova sfida: la trasformazione verso un modello di «impresa 4.0", che non vuol dire soltanto acquisti di macchinari, software e formazione, ma anche un diverso modo di operare in azienda. La prossimità geografica, propria dei distretti, può essere uno strumento per imparare prima che altrove come si diventa concretamente «4.0», con un processo di imitazione delle imprese del territorio e di evoluzione delle soluzioni già presenti sul mercato.”

“Questa analisi dimostra come i distretti industriali della nostra regione - sottolinea Giovanni Baroni, presidente di Piccola industria di Confindustria Emilia-Romagna - siano portatori del valore del made in Italy nel mondo, grazie a caratteristiche distintive di qualità e creatività, capacità di adattamento e legame ai territori e ai saperi locali. Deve certamente crescere in tutte le filiere produttive la consapevolezza dell’importanza del digitale e della necessità di una crescita dimensionale delle imprese. Come conferma la nostra recente indagine previsionale, c’è un clima di fiducia positivo tra le imprese manifatturiere dell’Emilia-Romagna. Le nostre aziende, grazie agli investimenti realizzati in questi anni per ristrutturare e innovare, hanno l’opportunità di agganciare la crescita globale. È necessario però che il contesto esterno accompagni questo sforzo creando le condizioni favorevoli al fare impresa.”

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