Credito Cooperativo Romagnolo, i crediti deteriorati mandano in rosso il primo bilancio

"Nella nostra zona operativa, il livello dei crediti deteriorati ha assunto dimensioni tali, che solo ricorrendo a straordinari interventi di cessione si potranno assicurare nuovamente condizioni di solidità"

Domenica alle ore 9 presso il Carisport di Cesena viene presentato il bilancio del primo esercizio del Credito Cooperativo Romagnolo, nato dalla fusione fra Banca di Cesena e BCC Gatteo. “Un anno di attività svolta in un contesto economico straordinario per il sistema bancario provinciale, che ha risentito pesantemente il peso di una crisi, che sul nostro territorio ha avuto effetti di gran lunga peggiori rispetto ad altre aree della regione e del paese”, rileva una nota della banca. Anche il  Credito Cooperativo Romagnolo chiude coi conti in rosso, con un  un risultato d’esercizio  negativo per circa 5 milioni.
 
Questa la fotografia della situazione nel Cesenate: “Nella nostra zona operativa, il livello dei crediti deteriorati ha assunto dimensioni tali, che solo ricorrendo a straordinari interventi di cessione, peraltro realizzabili in tempi medi, si potranno assicurare nuovamente condizioni strutturali di solidità e di liquidità in grado di garantire la continuità operativa delle banche che operano sul territorio. In questo scenario, nel corso del 2016 il Credito Cooperativo Romagnolo, ha posto in essere un rigoroso intervento sui crediti deteriorati al fine di creare le condizioni per una loro cessione, in termini brevi, con l’obiettivo di evitare ulteriori straordinari riflessi negativi per il futuro”.

Gli accantonamenti effettuati hanno portato il livello di copertura delle sofferenze a oltre il 65%, situazione che ha permesso una prima cessione di crediti deteriorati consentendo di mantenere a fine esercizio un livello di copertura pari a circa il 61%. Sempre nel corso del 2016 è stata realizzata una razionalizzazione degli sportelli presenti sul territorio, con la chiusura di 5 filiali e la trasformazione di uno sportello con operatività solo nel periodo estivo, mentre 2 agenzie assicurano il servizio al pubblico per 6 giorni compreso il sabato mattina. Continua la nota: “L’azione di selezione e di razionalizzazione dei crediti in sovrapposizione fra le due banche oggetto di fusione, ha portato a una contrazione del 5,19% degli impieghi che si attestano a 635 milioni. La raccolta complessiva di oltre 1,14 miliardi di euro si contrae nella misura del 2,52%, per effetto della politica di riduzione dei tassi sulle giacenze. Il percorso di specializzazione per la gestione dei risparmi ha avuto effetti positivi nel comparto della raccolta indiretta che cresce del 16,61% all’interno della quale il risparmio gestito ha avuto un incremento addirittura di quasi il 30%. 
I costi operativi sono diminuiti di oltre 5,7 milioni per effetto della riduzione del personale che ha permesso un risparmio di oltre il 12%, mentre le spese amministrative sono diminuite di circa il 9%. Il margine di intermediazione vede una contrazione di 10,1 milioni, riconducibili  per 8,8 milioni i a minori utili da negoziazione titoli, mentre il margine operativo al netto delle partite straordinarie di fusione e degli utili da titoli incrementa di circa 2,7 milioni”.
 
Le rettifiche sui crediti sono state influenzate da ulteriori svalutazioni su posizioni deterioratesi negli esercizi precedenti per oltre 9 milioni, attestandosi complessivamente a 12,3 milioni di euro in forte riduzione rispetto ai 21,7 dell’anno precedente, facendo registrare un risultato d’esercizio  negativo per circa 5 milioni. “I primi dati provvisori del 2017, unitamente alla stima di un ulteriore incremento del margine operativo netto rettificato e una riduzione delle rettifiche sui crediti, consentono di ipotizzare un risultato positivo per il  corrente esercizio”, sostiene la nota della banca.
 
Il patrimonio della banca si mantiene più che adeguato con oltre 82 milioni e consente ratio patrimoniali superiori alla media nazionale del sistema bancario con un CET1 del 12,66% ed un TCR del 12,76%, ampiamente superiori ai requisiti richiesti dalle Autorità di Vigilanza. Il 2016 è stato anche l’anno in cui si è avviato il processo di riforma del Credito Cooperativo, a seguito dell’approvazione del D.L. 18/2016, poi convertito in legge e delle conseguenti disposizioni emanate dalla Banca d’Italia. Una riforma che prevede la costituzione di uno o più gruppi bancari cooperativi, ai quali ogni BCC dovrà necessariamente aderire mediante un patto di coesione che disciplinerà le regole comuni, ma anche gli indirizzi e le modalità di controllo da parte della capogruppo. Come noto i gruppi bancari in fase di costituzione sono due: il Gruppo Bancario ICCREA di Roma e il Gruppo Bancario Cassa Centrale Banca di Trento. L’Assemblea dei Soci sarà anche l’occasione per presentare i due progetti ed esprimere un orientamento del gruppo a cui aderire. Una svolta epocale per le BCC, che da un lato dovranno rivedere il proprio modello organizzativo ed operativo, dall’altro potranno contare su una maggiore solidità patrimoniale e su un brand, un marchio riconosciuto a livello nazionale.

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