Covid-19, tutti i numeri del lockdown: "Crisi più profonda per le piccole imprese"

In provincia di Forlì-Cesena su 50.199 localizzazioni registrate (sedi+u.l.), al 20/04/20, sulla base dei vari Dpmc ed ordinanze regionali

Secondo gli scenari ufficiali più ottimisti (elaborati in aprile 2020), che consentono la necessaria declinazione dal livello internazionale fino al livello locale, nella provincia di Forlì-Cesena la variazione percentuale annua stimata del valore aggiunto per l’anno 2019 (calcolata a prezzi costanti riferiti al 2015) è del +0,4%, in linea con quella regionale (+0,3%) e leggermente superiore al dato nazionale (+0,2%)". Queste le previsioni della Camera di Commercio della Romagna.

Il lockdown, aperture e chiusure

La sospensione delle attività produttive a causa dell’emergenza sanitaria è un evento inedito e di notevole impatto. I dati che seguono sintetizzano la situazione delle imprese private in termini di aperture e di chiusure delle attività secondo le disposizioni contenute sia nei vari DPCM, sia nelle Ordinanze emesse dalla Regione Emilia-Romagna (alla data del 20 aprile – momento di maggiore impatto delle misure di contenimento). I dati di fonte Unioncamere – Infocamere basati sui codici Ateco, pur non tenendo conto di deroghe e aperture e chiusure disposte e verificate dalla Prefettura, forniscono una base di analisi statica ma fondamentale per comprendere a grandi linee la situazione nelle sue varie dinamiche.

In provincia di Forlì-Cesena su 50.199 localizzazioni registrate (sedi+u.l.), al 20/04/20, sulla base dei vari Dpmc ed ordinanze regionali, il 54,5% (27.378 unità) hanno potuto rimanere aperte mentre il 45,5% (22.821 unità) hanno dovuto essere chiuse. Conseguentemente su 135mila addetti complessivi, al 67,8% ha proseguito l’attività lavorativa mentre il 32,2% è dovuto rimanere a casa.

Le attività economiche maggiormente colpite dalla sospensione dell’attività sono state l’immobiliare (5,2% del totale) e le attività sportive e di divertimento (1,7%) chiuse per intero, i servizi di alloggio e ristorazione (7,4%), chiusi per il 78,0%, il commercio all’ingrosso (7,5%), chiuso per il 73,8%, le costruzioni (12,9%), lockdown al 71,4%, i servizi alla persona (3,2%), fermi per il 71,2%, il manifatturiero (10,1%), al palo per il 53,2%, e il commercio al dettaglio (14,0%), che ha visto una chiusura delle proprie attività al 38,4%, comprendendo esercizi di vendita di generi alimentari, edicole e tabaccherie rimaste aperte.

Le riflessioni del presidente Zambianchi

“Siamo di fronte ad una situazione mai vista prima, che anche i più aggiornati scenari previsionali faticano a valutare - esordisce il presidente della Camera di Commercio della Romagna, Alberto Zambianchi -. I dati presentati sono un "fermo immagine" fondamentale per una prima interpretazione, ma dobbiamo essere consapevoli che già ora gli ultimissimi dati in consolidamento risultano assai peggiori e saranno quindi necessarie riletture e revisioni costanti e in tempi più rapidi del consueto, a fronte di uno scenario grave e in continuo mutamento".

"Gli effetti negativi della recessione, purtroppo, saranno direttamente correlati alla durata reale dell’emergenza sanitaria, per la quale è urgente attivare le migliori possibili “misure di convivenza”, in quanto tale situazione non sarà risolvibile in tempi brevi - prosegue Zambianchi -. L’analisi dei dati ci dice che la crisi colpisce tutti settori e tutte le tipologie di imprese, ma si presenta più profonda per le piccole imprese, per i territori a vocazione turistica e per quelli con una più forte presenza di imprese artigiane ed “export-oriented”. Questa crisi, nell’immediato, intacca in modo diretto la liquidità e i livelli occupazionali e finisce per approfondire gli effetti del “digital divide”".

"I nostri territori hanno però qualità distintive di resilienza, ottime filiere produttive e buona capacità di reazione, siamo inoltre ancorati stabilmente su buoni posizionamenti a livello nazionale - continua -. Ci giova anche essere situati in Emilia-Romagna, una delle regioni che trainano lo sviluppo dell’intero Paese e che certamente riusciranno a ripartire quanto prima. Ben consapevole di tutto ciò e del suo storico ruolo, la Camera di commercio della Romagna non ha mai interrotto la continuità ai servizi e alle funzioni, anzi, ha intensificato il supporto alle imprese, anche con modalità organizzative diverse, grazie all’alta digitalizzazione delle proprie attività".

"Inoltre, operando in network con il Sistema camerale regionale e nazionale, la Camera della Romagna porta avanti strategie di crescita e sviluppo di medio e lungo - continua -. In sinergia con le Istituzioni locali, le Associazioni di Categoria e le Fondazioni presenti nei territori, continuerà a collaborare a 360°, per l’avvio di misure mirate a contrastare gli effetti specifici di questa emergenza. Con l’inizio della globalizzazione e delle delocalizzazioni, era già emerso che i tempi con cui i “cambiamenti” avvengono hanno subito un’accelerazione senza precedenti, tanto da fare apparire il sistema economico in perenne riconfigurazione. Non è più sufficiente essere buoni gestori dell’esistente, ma occorre sapere attivare nuove relazioni, avere capacità progettuale e “visione prospettica”".

"Le nuove tecnologie (il 5G ora e, poi, il 6G) cambieranno l’architettura delle aziende, delle fabbriche e delle città. Occorre acquisire consapevolezza che l’instabilità è diventata una norma e che il progresso non marcerà più con traiettorie lineari, ma attraverso la “discontinuità” - conclude Zambianchi -. Ed allora, resilienza e capacità di adattamento alle novità saranno scandite dalla “velocità”, che non  potrà più essere quella della “nave più lenta del convoglio”, se si vuole evitare il declino".

Le risposte del Sistema camerale

Nel periodo di emergenza, viene informato dall'ente camerale, è stata "mantenuta la continuità dei servizi e delle funzioni camerali, garantendo la salute di dipendenti e utenti grazie alla digitalizzazione dei processi e il potenziamento dei servizi da remoto e lo smart working". Inoltre sono stati "attivati servizi di help desk alle imprese: su questioni inerenti export e internazionalizzazione e sulle normative nazionali e locali sia prescrittive che incentivanti".

Le Camere dell’Emilia-Romagna ad oggi hanno promosso iniziative a sostegno della ripartenza delle imprese per circa 25 milioni, quasi tutti erogati a fondo perduto. Di questi circa 7 milioni per dare liquidità immediata alle micro, piccole e medie imprese abbattendo i costi di accesso al credito, in un intervento congiunto con la Regione, circa 7 milioni per voucher e contributi alle MPMI a sostegno della digitalizzazione, per far ripartire l’export, per la promozione e il riavvio del turismo. E poi contributi a fondo perduto per la ripartenza in sicurezza nelle imprese, garantendo la sanificazione e la sicurezza dei luoghi di lavoro e contributi per aumentare le garanzie delle imprese per l’ottenimento di credito.

Gli scenari

Secondo gli scenari ufficiali più ottimisti (elaborati in aprile 2020), che consentono la necessaria declinazione dal livello internazionale fino al livello locale, nella provincia di Forlì-Cesena la variazione percentuale annua stimata del valore aggiunto per l’anno 2019 (calcolata a prezzi costanti riferiti al 2015) è del +0,4%, in linea con quella regionale (+0,3%) e leggermente superiore al dato nazionale (+0,2%); tutti i settori ne hanno beneficiato, ad eccezione di quello agricolo (-1,3%, 4,3% del valore aggiunto totale), a partire da quello delle costruzioni (+4,7%, 5,0%) e proseguendo con il manifatturiero (+0,4%, 23,8%) e i servizi (+0,2%, 66,9%).

La previsione per il 2020 è di una diminuzione, rispetto al 2019, della ricchezza totale del 6,5% (determinata sempre a prezzi fissi 2015), come in Italia, ma inferiore a quella dell’Emilia-Romagna (-7,0%). Tutti i settori ne risentiranno, in particolare l’industria manifatturiera (-12,6%), l’edilizia (-10,0%) e i servizi (-4,4%), mentre l’agricoltura sarà caratterizzata da un calo inferiore (-1,7%). In diminuzione risulterà anche il valore aggiunto procapite: da 29.000 euro nel 2019 a 27.100 euro nel 2020.

Riguardo alle esportazioni, considerando i prezzi costanti dell’anno 2015 (come per il valore aggiunto), il dato a consuntivo 2019 mostra una variazione annua lievemente negativa del -0,3% (+3,5% in Emilia-Romagna, +1,7% in Italia). Il 2020, calcolato sempre allo stesso modo, dovrebbe chiudersi con una diminuzione pari al 9,3%, rispetto al 2019, inferiore alla diminuzione regionale (-9,9%) e nazionale (-10,3%). In calo, quindi, anche la propensione all’export (rapporto esportazioni/valore aggiunto): dal 31,2% del 2019 al 30,2% del 2020.

Proseguendo con il mercato del lavoro, i dati dell’anno 2019 hanno fatto registrare, rispetto al 2018, un incremento degli occupati del 3,6%, maggiore dell’aumento registrato sia in Emilia-Romagna (+1,4%), sia in Italia (+0,6%). Nel 2020 le previsioni indicano un -1,4% annuo, uguale alla diminuzione regionale e superiore a quella nazionale (-1,2%). Il tasso di occupazione si attesta al 46,4% nell’anno appena trascorso mentre per quest’anno dovrebbe subire un calo di 0,7 punti percentuali, arrivando al 45,7%; di conseguenza, il tasso di disoccupazione, pari al 5,5% nel 2019, aumenterebbe di 1,0 punti percentuali nel 2020, arrivando al 6,5%.

In ultimo, anche redditi e consumi subirebbero un calo, più incisivo per i secondi; nel 2020, infatti, si prevede un -0,8% annuo per il reddito disponibile (calcolato a prezzi correnti), a fronte del +2,5% stimato per il 2019, e un -5,7% annuo per i consumi delle famiglie (variazione sempre su prezzi correnti), rispetto al +1,4% stimato per il 2019.

Un ulteriore approfondimento dello scenario

Ipotizzando un diverso scenario, con una fase emergenziale fino ad aprile, fase di transizione con graduale e lenta ripresa delle attività fino a fine agosto, da settembre avvio con tassi di crescita progressivi, la variazione del valore aggiunto per Forlì-Cesena nel 2020 scenderebbe al -7,7% (Emilia-Romagna -8,2%). La quota delle imprese in crisi di liquidità (ipotizzando il ricorso alla CIG) è stimata pari al 29% al 30 giugno e sale al 35% al 31 dicembre. I settori più colpiti dalla crisi sono “alloggio e ristorazione”, “servizi alle persone”, “moda”, “commercio non alimentare”, “metalmeccanica”.

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