Iscom, boom della formazione: oltre 260 corsi, verso i tremila corsisti

"Il nostro impegno - dice il presidente Iscom Pietro Babini - è far sì che la formazione diventi un punto di forza imprescindibile per le nostre imprese perché solo grazie alla formazione e alla ricerca mettiamo le ali al terziario che vuole crescere"

il presidente Pietro Babini.

Oltre 260 corsi per 2888 persone formate coinvolte. Sono stati i lusinghieri dati del bilancio dell’attività nel 2015 di Iscom Formazione di Forlì-Cesena, il centro formativo della Confcommercio che quest'anno aumenterà  ulteriormete lo spettro della sua attività e dei partecipanti ai corsii qualipotrebbero superare quota tremila. "Per contrastare il perdurare delle crisi economica in atto Iscom ha investito le proprie energie e risorse su vari settori - rimarca il direttore di Iscom Formazione Giorgio Piastra - : attività a libero mercato, corsi abilitanti, corsi obbligatori, programma Garanzia Giovani, attività formative finanziate attraverso i canali regioni tramite il Fse e Fondi interprofessionali in risposta ai fabbisogni del territorio e di mettere incampo competenze per riuscire a sostenere, dal proprio punto di vista, l’economia locale investendo sulle persone. La gamma dei nostri corsi si è sempre più diverisificata anche nel libero mercato e grande successo hanno ottenuto recentemente  i corsi sulla difesa personale e sulla conquista del  benessere psicofisico, ulteriore riprova di come i percorsi vengano proposti partendo dalle esigenze concrete dellla platea dei possibili partecipanti".

"Il nostro impegno - dice il presidente Iscom Pietro Babini - è far sì che la formazione diventi un punto di forza imprescindibile per le nostre imprese perché solo grazie alla formazione e alla ricerca mettiamo le ali al terziario che vuole crescere. Nel terziario di mercato, parlare di formazione vuol dire affrontare due sfide difficili: la complessità, varietà e dinamismo del settore e il pregiudizio da parte delle imprese più tradizionali. Noi rappresentiamo piccoli e grandi datori di lavoro, lavoratori autonomi, imprese, start-up e botteghe storiche, che richiedono competenze trasversali e specializzate. Senza formazione e ricerca il nostro settore non porta innovazione e se non c'è innovazione non si produce valore aggiunto e non riesce a reggersi sulle sue gambe. Anche nel negozio più tradizionale la formazione è un investimento strutturale, perché porta nuove competenze e ancora l'azienda più saldamente al mercato, valorizza il lavoro e consente di comunicare nel modo giusto con il mercato, i media e con il mondo strategico per il lavoro come le banche". 

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