Confcommercio chiede un piano d'emergenza contro la chiusura dei negozi

Lo sviluppo della grande distribuzione e del commercio online sta diventanto sempre più la nuova frontiera delle giovani generazioni, ma anche di non pochi adulti che acquistano sul web

Servono "forme di incentivazione" per dare ossigeno allo shopping tradizionale nei negozi. E l'opinione di Corrado Augusto Patrignani, presidente di Confcommercio Cesenate. Lo sviluppo della grande distribuzione e del commercio online sta diventanto sempre più la nuova frontiera delle giovani generazioni, ma anche di non pochi adulti che acquistano sul web. "Per un frequentatore incallito del centro storico come il sottoscritto la chiusura (per fortuna temporanea in vista del cambio di gestione del bar del Capitano) e anche della storica edicola all’ombra del palazzo del Ridotto sono perdite affettivamente incalcolabili - afferma Patrignani -. Non è retorica: è come se mancasse qualcosa di me e dei miei amici, con i quali da sempre ci incontravamo in quella parte di centro, il cuore di Cesena. Un senso di vuoto urbano  veramente spiacevole che sono certo tanti cesenati innammorati della loro città provano".

Per Confcommercio, "la salvaguardia del commercio al dettaglio e dei piccoli negozi deve diventare per Cesena e per tutti i Comuni del comprensorio un principio inderogabile, come giustamente lo è la tutela delle fasce deboli della popolazione. Un negozio che chiude porta con sé la perdita del lavoro di diverse persone e la relativa crisi di nuclei familiari. E’ vero e inevitabile che il mercato faccia la selezione, ma occorrono politiche riequilibratrici incentivanti delle nostre amministrazioni sotto il profilo fiscale e degli adempimenti burocratici per rendere più facile la vita a piccoli imprenditori".

"I negozi - chiosa Patrignani - fanno la città e alimentano i rapporti urbani. Questa è la sfida culturale su cui vorremmo che si cimentassero la nostre amministrazioni, le quali dovrebbero rendere noti, nei 15 Comuni, come ogni mese viene fatto con i dati relativi alla popolazione, il saldo naturale dei negozi: quanti ne sono nati, quanti hanno chiuso. E trarne spunto per azioni concrete, laddove le perdite impoveriscono le città. Si sta lavorando bene in alcuni Comuni, Cesena incluso, sull’incentivo alle
neoimprese, e si vede qualche frutto con diverse aperture, ma si può e si deve fare di più per la tutela di chi è già sul mercato".

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"E’ vero che sono le imprese in primo luogo a dover cambiare e ammodernarsi, ma è altrettanto vero che anche chi ci amministra deve tener conto che non è più come una volta - osserva il presidente di Confcommercio -. Con il commercio on line, con le centrali della grande distribuzione, i tessuti urbani rischiano di indebolirsi e assottigliarsi. Il piccolo commercio non può reggersi da solo. Conta ciò che lo circonda e conta chi può agire nei suoi confronti. Una variabile fissa del successo d’impresa
è il contesto ambientale: se è favorevole, o meno". Patrignani chiede alle amministrazioni di attuare "un piano d'emergenza contro la chiusura dei negozi e lo spopolamento commerciale. Il sostegno al piccolo commercio è una sfida non solo economica, ma anche sociale e culturale. Di sinistra e di destra, oltre la destra e la sinistra. Una sfida del buon senso".

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