Confcommercio Cesena: "I negozi di quartiere sono da rilanciare"

Anche a libello territoriale Confcommercio cesenate rimarca "che il commercio è un collante della identità urbana e della coesione sociale"

Al centro delle richieste che Confcommercio ha presentato ai candidati al Parlamento, e di riflesso, al nuovo Governo, c’è il sostegno ai negozi di quartiere e alla rete distributiva tradizionale da declinarsi con provvedimenti conseguenti sul versante fiscale, tributario e delle politiche incentivanti. "L'auspicio di Confcommercio è che i nostri politici, i partiti e le coalizioni candidate alle elezioni non abbiano bisogno di un altro passaggio elettorale per recepire la gravità della situazione e recepire le istanze e le richieste degli elettori", afferma il presidente Corrado Augusto Patrignani.

"Anche a libello territoriale Confcommercio cesenate rimarca da sempre che il commercio è un collante della identità urbana e della coesione sociale. I negozi, pilastri urbani, vanno pertanto sostenuti con adeguate politiche e scelte anche di carattere amministrativo - prosegue Patrignani -. E’ in corso, nel centro storico di Cesena, uno sforzo congiunto per rilanciare l’offerta attraverso la valorizzazione di spazi urbani come ad esempio galleria Oir in cui il commercio sconta da tempo difficoltà. Secondo Confcommercio occorre fare tutto il possibile, di concerto tra pubblico e privato,  per realizzare un ambiente ideale alla rinascita anche di tipologie commerciali che hanno visto negli ultimi anni assottigliarsi i punti vendita, dalle edicole ai negozi di giocattoli, tanto per fare due esempi".

"D'altronde - osserva - tutto il mondo è paese: leggiamo che il gigante Toys ha chiuso i battenti negli Stati Uniti, colpendo così 33mila dipendenti e, anche in Italia salta agli occhi la sparizione silenziosa di centinaia di rivendite di giocattoli. Specie nei centri storici, dove - secondo i dati 2017 di Confcommercio - mancano all'appello rispetto a un anno prima il 20,7% tra librerie e negozi di giochi. Amazon, eBay e le loro sorelle - vendono intanto tanti giochi in Italia, anche grazie a politiche di sconto inarrivabili. Solo nell'ultimo anno l'e-commerce di giocattoli da noi è cresciuto del 24%. Ma non possiamo dimenticare che il giocattolaio, è il tassello di una rete distributiva che non può deprimersi oltre misura. Il negozio di quartiere è infatti parte di un sistema industriale prestigioso, e ancora competitivo".

2L'industria del gioco è una cosa seria, qui in Italia. Tra fabbriche, ideatori di nuovi prodotti, rappresentanti, commercianti all'ingrosso e al dettaglio, editori di videogame, il settore mantiene oltre 18 mila persone - conclude Patrignani -. Anche per questo i negozianti si battono con ogni mezzo per resistere. L’importante è creare le condizioni favorevoli in termini di fruibilità urbana, arredo, politiche incentivanti per il rilancio della rete distributiva e dei vecchi negozi di quartiere di una volta, che non vanno considerato ineluttabilmente in estinzione. Qui la politica ha illimitate praterie di azione per dimostrare di essere buona politica affrontando il problema e fornendo soluzioni per farvi fronte.

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