L'analisi di Confcommercio: "Le piccole imprese imprese tengono. Ma troppi ostacoli allo sviluppo"

Lo rimarca il presidente Confcommercio cesenate Corrado Augusto Patrignani

“In che condizioni versano le piccole imprese territoriali? L'ultimo rapporto trimestrale della Camera di Commercio di Romagna  attesta una sostanziale tenuta delle piccole imprese, con lievissimo calo, anche nella nostra provincia. I danni sono dunque limitati al minimo, ma l'auspicio di Confcommercio cesenate è che si torni a crescere, come quantità e qualità, e perché avvenga è  necessario creare un ambiente più favorevole allo sviluppo”. Lo rimarca il presidente Confcommercio cesenate Corrado Augusto Patrignani.

"Quando Confcommercio cesenate a più riprese chiede politiche incentivanti a favore delle piccole imprese spina dorsale del territorio - sottolinea il presidente - parte da un assunto incontestabile, eppure a volte misconosciuto: che le imprese danno lavoro, favoriscono occupazione e sviluppo, alimentano crescita e benessere. Che senza imprese si fa la fame. Già questo servirebbe a giustificare la ragione non solo economica, ma anche sociale della necessità di non rendere complicata la vita delle imprese. Imprese e tutela del lavoro vanno a braccetto".

"A livello teorico si conviene su questo aspetto, ma a livello pratico attendiamo ancora i comportamenti conseguenti a tutti i livelli, dal fisco, alla burocrazia, alle azioni di sostegno anche da parte delle amministrazioni locali con cui ci rapportiamo ogni giorno. Da qualche tempo è entrato in vigore lo Statuto delle imprese - prosegue Patrignani - un documento importante, il quale riconosce il contributo fondamentale delle imprese alla crescita dell’occupazione e alla prosperità economica e mira a creare, attraverso principi, indirizzi e provvedimenti per le imprese, un contesto più favorevole allo sviluppo”.

"Le principali finalità dello Statuto - prosegue Patrignani - sono la semplificazione amministrativa, il sostegno all’avvio di nuove imprese, particolarmente da parte di giovani e di donne, la valorizzazione del potenziale di crescita, di produttività e di innovazione delle imprese; l’adeguamento dell’intervento pubblico alle esigenze. Confcommercio chiede di dare concretezza a questo statuto che culturalmente rappresenta un'importante affermazione di principi ed è stato redatto per orientare le azioni concrete degli amministratori. Lo Statuto delle imprese deve dunque rendere applicabili i principi dello Small Business Act europeo alla legislazione nazionale, individuando norme che consentiranno in un Paese come l’Italia che vanta la più alta densità europea di Pmi, di porre queste ultime al centro dell’iniziativa politica e delle strategie di sviluppo”.

"Confcommercio ha condiviso fin dalla sua genesi questa normativa - sottolinea il presidente Patrignani - perché rovescia la tradizionale prospettiva di privilegio della grande industria, applica il principio di libertà economica espresso dalla Costituzione e contribuisce a liberare l’impresa dai lacci delle burocrazia sia con lo stimolo alla semplificazione, sia con il ricorso strutturale alla sussidiarietà orizzontale. Tra gli aspetti fondamentali dello Statuto spicca la misurazione preventiva dell’impatto delle disposizioni legislative e amministrative sulle pmi; l’applicazione di criteri di proporzionalità e gradualità nell’introduzione di nuovi adempimenti in base alla dimensione dell’impresa al numero di addetti e al settore di attività; la riduzione e la trasparenza degli oneri informativi a carico delle imprese; la reciprocità nei rapporti tra pubblica amministrazione e imprese; la sostituzione dei controlli pubblici attraverso il ricorso alle certificazioni degli enti di normalizzazione o dei professionisti".

"Confcommercio cesenate sarebbe già molto soddisfatta se questo dispositivo, redatto per essere applicato, illuminasse le azioni di chi ci governa, incluse quelle di  giunte e sindaci che in occasione dei bilanci preventivi debbono dimostrarci se hanno veramente a cuore le imprese: altrimenti, spiace dirlo, ma sarebbe un atto di inaccettabile farisaica  ipocrisia aver compilato uno statuto come elenco di pie intenzioni, invece che regole da applicare", conclude.


 

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