Economia

Confartigianato Valle Savio: "Liberare le imprese dalla burocrazia e dagli acronimi"

"Uno degli aspetti più evidenti della deriva burocratica che rovina la vita a chi fa impresa è la dittatura degli acronimi e di un linguaggio autoreferenziale"

"Uno degli aspetti più evidenti della deriva burocratica che rovina la vita a chi fa impresa è la dittatura degli acronimi e di un linguaggio autoreferenziale, che non comunica, ma confonde. Nell'emergenza economica e sociale scaturita dalla pandemia è ancora più incompatibile la ragnatela di norme e sigle che complica la vita delle imprese, e il loro nascere". Così Pierluigi Battistini, responsabile Confartigianato Valle Savio.

"Confartigianato chiede da sempre - in un recinto quello sì giusto e doveroso di norme generali da rispettare - di lasciare finalmente libere le imprese di progettare e costruire il futuro economico di un Paese storicamente fertile di idee, creatività e geni. Libertà è la parola chiave. Libertà di agire, intraprendere, creare, realizzare. Basta con gli ostacoli assurdi! Disboschiamo allora la selva burocratica e la giungla di acronimi dietro i quali si celano infiniti piani, tributi, protocolli, regolamenti. PRG, POC, PUG, RSC, RUE, CILA, SCIA, PAE, AUA, SUAP, ARPAE, AUSL, PUG, CQAP, OIV, TOSAP, TARI, IMU,  IRPEF, IRPEG, IVS sono solo un piccolo saggio di un elenco interminabile. Nulla passa indenne all'eccesso di regolamentazione e definizione: insegne, suolo, tende, tavolo, pedane, passa carrai comunali, provinciali. Sembrano scioglilingua, in realtà si tratta di meccanismi diabolici, perversi creati dall’apparato pubblico elefantiaco. Risultato: per aprire un’impresa servono tempi  biblici, invece in altri Paesi d’Europa basta un click".

"Confartigianato auspica che a partire dal basso, magari dal nostro comune di Bagno di Romagna, possa scaturire una azione virtuosa di liberazione della burocrazia eccessiva e di sfoltimento delle sigle. Sia conferito ai sindaci il potere effettivo di intervenire per disboscare e semplificare.  Leonardo, Michelangelo, Giotto avevano  bottega: erano gli artigiani geni del passato. La loro grandezza dipese anche dalla libertà di creare, alla faccia degli odierni imbrigliatori. Parliamo tanto di nuovo Rinascimento, ma ostacolando la libera impresa ci indirizziamo al Medioevo e alla decrescita infelice. E ricordiamoci sempre che “migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. E’ la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno”.  

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