Il Comune dice no alla Tesoreria unica nazionale. Azioni legali

Di fronte all'ipotesi di dover trasferire nella Tesoreria unica il 50% della propria liquidità (finora affidata al Tesoriere comunale), l'amministrazione cesenate si mobilita

Tesoreria unica nazionale: il Comune di Cesena non ci sta. Di fronte all’ipotesi, prospettata nel Decreto Liberalizzazioni, di dover trasferire nella Tesoreria unica il 50% della propria liquidità (finora affidata al Tesoriere comunale), l’amministrazione cesenate si mobilita al fianco dell’Anci e della gran parte dei Comuni italiani e, nel caso la norma venisse confermata, si prepara a intraprendere un’azione legale contro di essa per chiedere la sospensione del provvedimento.  Già approvata una delibera di Giunta che autorizza il sindaco ad avviare questo percorso.

“Questo provvedimento – spiegano il sindaco, Paolo Lucchi, e il vicesindaco, Carlo Battistini –rappresenta un nuovo attacco al principio di autonomia sancito dalla Costituzione. Agli enti locali viene impedito di gestire direttamente le proprie risorse. Per il nostro Comune significa l’obbligo di trasferire in capo alla Tesoreria centrale i nostri conti correnti fruttiferi, da cui transitano le entrate tributarie ed extratributarie e che utilizziamo per la gestione corrente. Tradotto in cifre, significa rinunciare a una giacenza media mensile di circa 2 milioni di euro, con picchi che possono arrivare fino a sei milioni di euro nei periodi di incasso dell’Ici. Siamo molto lontani dai principi del federalismo e dell’autonomia finanziaria propugnati negli ultimi anni: ai Comuni vengono addossate sempre maggiori responsabilità, ma sul fronte finanziario – come ha sottolineato il  presidente Anci, Delrio - siamo trattati alla stregua di monelli che hanno sperperato. Questo è molto deludente per chi, come noi, si è impegnato per una gestione oculata e virtuosa”.

“Inoltre – aggiungono sindaco e vicesindaco – al di là del fatto che la Tesoreria Unica impone tassi di interesse più bassi a scapito delle finanze comunali, con questa norma si rischiano ripercussioni negative sull’intera economia dei territori: infatti, togliendo agli istituti di credito locali i compiti di tesoreria si sottraggono somme importanti al sistema creditizio del territorio, anche in termini di finanziamenti alle imprese. In un momento di crisi come quello attuale, non ci sembra  che sia l’idea migliore per favorire la ripresa”.

 

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