La Fipe sugli scudi contro la "concorrenza sleale"

Sono già oltre un migliaio gli accessi al nuovo blog dei pubblici esercizi Fipe Confcommercio dove i baristi si lamentano

Sono già oltre un migliaio gli accessi al nuovo blog dei pubblici esercizi Fipe Confcommercio lacasafuoricasa.it dove i baristi si lamentano per come sia sempre più difficile fare impresa mentre gli incassi si sono molto ridotti per la crisi e il cambiamento delle abitudini dei consumatori. "Stiamo raccogliendo - commenta Angelo Malossi della Fipe - una serie di lagnanze della base molto utili per la nostra piattaforma rivendicativa, ma nel blog entrano anche molti clienti che si dicono soddisfatti se non entusiasti dell'offerta dei pubblici esercizi cesenati, all'avanguardia in Romagna".

"In effetti i pubblici esercizi - aggiunge - sono afflitti dalla concorrenza sleale e da norme penalizzanti per le piccole imprese. Ho partecipato a un convegno della Fipe pubblici esercizi Confcommercio dove era presente anche l'assessore regionale alle Attività produttive Maurizio Melucci, il quale in un passaggio ha rimarcato che 'occorre far valere il principio "stesso mercato e tesse regole"'. Bene, concordo: facciamolo valere sul serio nei fatti!”.

“Oggi – aggiunge - anche le attività alimentari artigianali, se ci facciamo caso, sono
sempre più simili a pubblici esercizi, senza però sottostare ai regimi da cui dipendono queste ultime. Altro esempio di concorrenza non leale: gli agriturismi "camuffati" agevolati rispetto alle attività economiche, sia a livello normativo che fiscale. E che dire di circoli e sagre che beneficiano di deroghe e agevolazioni che alimentano un mercato parallelo?”.

“Ecco allora – sottolinea - che a livello normativo occorre far fronte eliminare i pubblici esercizi, per determinare regole più eque nel senso di una concorrenza leale alludendo appunto a circoli, sagre e agriturismi, che beneficiano. Quanto al provvedimento sulle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari, che impongono, dallo scorso 24 ottobre, la forma scritta dei contratti di fornitura e pagamenti a 30 o 60 giorni, a seconda che si tratti di di merce deteriorabile o meno, la Fipe metterà in campo tutte le azioni possibili atte a contrastare i suoi nefasti effetti, non ultimi la richiesta che si pronunci la Corte Costituzionale sulla legittimità del provvedimento e un esposto mirato alla Ue”.

“E' stato attivato un tavolo tecnico presso il Ministero dell’Agricoltura,  promosso da Confcommercio, in cui si chiede di migliorare il provvedimento eliminando l'inutile burocrazia collegata alla forma scritta dei contratti, prevedendo dei distinguo, con
suddivisioni delle imprese per classi di fatturato o tipologia di prodotti; di esentare  le aziende che hanno rapporti con la pubblica amministrazione, di cui sono noti i ritardi nei pagamenti; di estendere l’obbligo al settore dei buoni pasto; di riformulare le sanzioni, impossibili da sostenere”.

“L'on. Marchioni al convegno ha assicurato che si sta lavorando per riuscire a equilibrare  la normativa e dare la possibilità ad acquirente e fornitore dello stesso peso (cioè le piccole medie imprese) di essere autonomi nelle  scelte contrattuali e di pagamento. Vigileremo e vedremo che cosa succederà. Noi chiediamo di poter operare nei nostri pubblici esercizi in un contesto più favorevole, così sembra di lottare ogni giorno contro i  mulini a vento!”.
 

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